100 giorni, salta la festa in un locale a L’Aquila, la lettera degli studenti
di Redazione | 10 Marzo 2026 @ 11:22 | ATTUALITA'
Alla vigilia dei tradizionali “100 giorni” dalla maturità, un gruppo di studenti dell’Aquila affida a una lettera aperta il proprio malessere causato dalla chiusura di uno dei locali dove si sarebbe dovuta svolgere la festa.
Nel testo, i ragazzi denunciano il rischio che uno dei momenti più simbolici del percorso scolastico venga cancellato o svuotato di significato, lanciando un appello alla città e alle istituzioni perché venga restituita alle nuove generazioni la possibilità di vivere in sicurezza un rito che, da sempre, accompagna l’avvicinarsi dell’esame di Stato.
La lettera degli studenti
Siamo la generazione senza spazi: i vostri 100 giorni li avete vissuti. I nostri non ci saranno.
I 100 giorni alla maturità sono forse il momento più atteso da ogni studente. Non è solo una festa: è un passaggio. Si aspetta per anni. Si guardano i ragazzi più grandi farlo, si ascoltano i loro racconti, le storie delle notti passate insieme prima dell’esame, le foto, i ricordi che restano. Si cresce immaginando quel momento, aspettando che arrivi il proprio turno.
Ed è quasi paradossale che tutto questo accada proprio nell’anno in cui l’esame di Stato tornerà a chiamarsi “Maturità”. Un nome che richiama i vecchi tempi, le tradizioni, il significato simbolico di un passaggio importante della vita. Un ritorno alle sensazioni di una volta.
Eppure, proprio mentre si parla di ritorno alla tradizione, a noi viene tolto uno dei riti più simbolici che accompagnano quel passaggio.
Non è la prima volta che ai giovani viene chiesto di rinunciare a qualcosa. Spesso è stato fatto per proteggerci, per garantire sicurezza, e molte volte lo abbiamo capito. Lo abbiamo accettato. Lo abbiamo rispettato.
Ma questa volta è diverso.
Questa volta la sensazione è che non si tratti di protezione, ma di rinuncia. Di divieto. Di una città che, poco alla volta, smette di permettere ai suoi ragazzi di viverla.
Perché quando gli spazi spariscono, le alternative sono sempre le stesse.
Ritrovarsi sotto i portici dei Quattro Cantoni, nelle piazze, negli angoli del centro storico, senza eventi organizzati, senza luoghi pensati per accoglierci, senza contesti sicuri in cui stare insieme. Oppure salire in macchina e andare fuori città, fare chilometri di notte pur di trovare un posto dove vivere una serata che dovrebbe essere semplice, normale, nostra.
E allora la domanda è inevitabile.
Davvero questa è la soluzione?
Davvero è più sicuro spingere centinaia di ragazzi a disperdersi nelle strade, nelle piazze o sulle statali di notte, piuttosto che permettere loro di ritrovarsi in un luogo organizzato e controllato?
Tutto questo per cosa?
Per una rissa. Per pochi stupidi che rovinano una serata e che finiscono per danneggiare un’intera comunità di ragazzi che sa divertirsi, che vuole farlo responsabilmente, che chiede solo di avere un posto dove stare insieme.
Noi non siamo quei pochi.
Siamo una generazione intera che chiede semplicemente di poter vivere un momento che per tanti, prima di noi, è stato un ricordo indelebile.
Perché i 100 giorni non sono solo una festa. Sono una storia che si tramanda. Sono quelle serate che poi si raccontano negli anni, agli amici, ai fratelli più piccoli, un giorno ai propri figli.
E oggi quella storia rischia di interrompersi.
Noi vogliamo vivere i nostri 100 giorni.
Vogliamo poterli ricordare.
Vogliamo poterli raccontare.
Vogliamo vivere L’Aquila, la nostra città.
Dateci questa possibilità.


