Coronavirus: lo stop ai buoni pasto in smartworking una beffa
Il Movimento Difesa del Cittadino lancia l’allarme
di Redazione | 22 Marzo 2020 @ 09:52 | ATTUALITA'Il Movimento Difesa del Cittadino lancia l’allarme sullo stop ai buoni pasto per i tanti lavoratori dipendenti costretti al lavoro agile dall’emergenza coronavirus, in conformità a quanto e fortemente sollecitato ai datori di lavoro dal Governo nei recenti decreti emanati dalla Presidenza del Consiglio.
Il dpcm dell’11 marzo 2020, in particolare, ha disposto che «sia attuato il massimo utilizzo da parte delle imprese di modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza» e che «per tutte le attività non sospese si invita al massimo utilizzo delle modalità di lavoro agile».
Per l’Associazione di consumatori non esiste alcun divieto al riconoscimento del buono pasto allo smartworker se non in presenza di un accordo integrativo aziendale specifico, in mancanza si tratta di un preciso diritto del lavoratore anche se sta eseguendo la propria prestazione a distanza, essendo il lavoro agile solo una diversa modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato.
La legge 81/17 all’articolo 20 comma 1 precisa infatti che «il lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile ha diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato, in attuazione dei contratti collettivi di cui all’articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda».
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MDC, con quest’ulteriore intervento, continua il proprio impegno nella campagna “Il buono a tavola”, con l’obiettivo di informare i consumatori sulla natura, le caratteristiche e l’utilità dei buoni più che mai necessari quale ulteriore sostegno alla spesa alimentare delle famiglie, in piena emergenza coronavirus.


