Checkmate! Cronache di scacchi con Boris Shakarov

di Enrico M. Rosati | 22 Aprile 2022 @ 06:00 | CHECKMATE

Boris Shakarov è un dottorando in matematica applicata alla fisica presso il GSSI. Sin da piccolo ha rincorso il suo sogno di fare lo scienziato, dopo aver studiato all’Università di Pisa è venuto a L’Aquila per fare il Ph.D. in Mathematics in Natural, Social and Life Sciences. Ha trovato negli scacchi degli ottimi compagni di divertimento, è un amante del gioco aperto che preferisce giocare in modo intuitivo piuttosto che seguire delle aperture predefinite. 

Come hai iniziato a giocare a scacchi?

Gli scacchi sono uno sport di famiglia. Ho imparato a giocare quando avevo 4/5 anni. I weekend, andavo a casa dei cugini e giocavamo a scacchi. Mio nonno, che ha il mio stesso nome e cognome, era un giocare molto forte, e spesso vinceva tornei con ottimi montepremi. Da quando andavo all’asilo, ho sempre visto mio padre giocare a scacchi, soprattutto con suo zio. Le partite nella mia famiglia sono spesso piuttosto accese, e piene di trash talking. Sono quasi una questione d’onore. Abbiamo anche nominato un’apertura come apertura “Shakarov” poiché era spesso utilizzata tra noi. Crescendo, ho scoperto che questa apertura esiste davvero (Scottish opening). Oltre a questo, anche molti miei amici in Uzbekistan sapevano giocare a scacchi, e ogni tanto si giocava anche con loro. Ovviamente, era tutto per divertimento, e non ho mai, purtroppo, fatto alcuna lezione con dei maestri. Trasferitomi in Italia a 10 anni, non ho avuto praticamente modo di giocarci perché nessuno dei ragazzi con cui uscivo ne era capace. Quindi ho avuto un periodo di completo abbandono. Con internet a casa, ho ricominciato a giocarci online. Era il periodo delle superiori. Giocavo in maniera molto sporadica. Il mio livello dell’epoca era molto più basso rispetto a quello raggiunto durante la pandemia. La costanza nel giocare a scacchi aumentò da quando ho scoperto chess.com e lichess. All’università spesso giocavo sottobanco durante le lezioni più noiose. Così come a molti altri, la pandemia mi ha dato molta spinta a giocare costantemente a scacchi. Dal 2020 alla primavera del 2021 ho giocato parecchie partite online, soprattutto su chess.com. Questo è stato il periodo in cui ho raggiunto il mio picco, in termini di punteggio sulla piattaforma, ed anche in termini di visione, comprensione del gioco e memorizzazione delle aperture.

Che ruolo gli scacchi giocano nella tua vita?

Il primo ruolo degli scacchi per me è nella veste di sport di famiglia. Da bambino era un’attività divertente che facevo con i cugini. Spesso, guardavamo le partite tra mio padre e suo zio, che passavano intere giornate a giocare. Anche ora, ogni volta che li visito, facciamo almeno 3-4 partite al giorno. Ora sono i nostri padri a guardarci. Quando sbagliamo o ci troviamo in posizioni peggiori, ci prendono in giro. Il trash talking è parte integrante della partita e aggiunge un elemento di pressione psicologica. Dal punto di vista personale direi che ho un grande rispetto per questo gioco. Lo ritengo di gran lunga superiore alla maggior parte degli altri giochi da tavola. Per me gli scacchi rasentano la definizione di un passatempo perfetto con la loro logica e l’equilibrio delle regole. Ritengo gli scacchi come “il ginnasio per la mente” (citazione di Pascal). Da matematico, mi stupisco di quanta profondità i creatori degli scacchi sono riusciti a infondere a un pezzetto di legno. Oltre a questo, li trovo francamente molto divertenti tutt’oggi, e sono stati per me compagni di grandi serate. Aperture e tattiche preferite? Preferisco partite aperte, molto sharp e con tante linee e tattiche da scovare. La tattica e il calcolo di molte mosse in avanti è l’aspetto che trovo più divertente. Per questo motivo, spesso devio dalle linee più giocate in aperture, anche al costo di trovarmi in una posizione peggiore. Inoltre, se posso, evito le partite chiuse, che trovo veramente noiose. Ho una serie di aperture preferite da bianco, e tutte cominciano con e4. Una volta giocata e4 e5, se dovessi scegliere la mia continuazione preferita, direi the italian game. Tra le seconde scelte metterei la spagnola, the bishop game, o la partita scozzese. Per e4 c5 preferisco partite aperte, con la spinta del pedone in d4 appena possibile. Da nero ad 1.e4 rispondo e5 il 60% del tempo, altrimenti c5. In formati con poco tempo, mi diverto molto con la scandinava d5. In generale, preferisco il medio gioco, dove finisce la parte a memoria. Secondo me, dalla diffusione di internet e degli influencer di livello altissimo come Hikaru, si è diffuso una falsa concezione degli scacchi per amatori e giocatori sporadici. La concezione è che negli scacchi bisogna impararsi a memoria decine di mosse e di aperture per vincere. Incontro spesso persone di livello più basso del mio che sanno le prime 10-15 mosse di un’apertura e credono che se uno non segue la “teoria”, è matematicamente destinato a perdere. La realtà è che al massimo, a gioco corretto, si ritroverà con una posizione forse leggermente sfavorevole. Chiaramente per dei GM, questo potrebbe essere sufficiente per vincere, ma non lo è per giocatori normali. Inoltre, senza avere la comprensione del gioco e della posizione, nel momento in cui l’avversario devia dalla teoria, non è automatico dimostrare un qualsiasi tipo di vantaggio.

Scacchisti che hanno influenzato lo stile di gioco?

Da giovane mi piaceva molto difendere posizioni leggermente sfavorevoli, e in questo mi rivedevo in Karpov e Petrosjan. Crescendo, il mio piacere si è spostato verso la tattica e il gioco aperto. Non ci sono giocatori che mi abbiano influenzato in questo. Piuttosto direi che pensieri di certi giocatori abbiano influenzato come vedo certe posizioni ed aperture. Ad esempio, le parole di Fischer sul dragone accelerato nella siciliana. Lui non la considerava una buona difesa per il nero per la possibilità del bianco di attaccare per primo con i pedoni. Nelle mie partite mi sono spesso trovato d’accordo con lui. Un altro esempio è la posizione di Carlsen sulla difesa Scandinava. A differenza del pensiero più comune, lui non la trova così terribile. Nelle mie partite nella scadinava da nero, ho spesso seguito le sue idee e mi sono trovato d’accordo con lui.

Che aperture consigli a chi sta iniziando ora a giocare a scacchi?

A chi piace il gioco aperto consiglio assolutamente l’italiana o la spagnola. La scozzese no perché potrebbe benissimo banalizzare la partita troppo alla svelta. Per giochi chiusi/semichiusi consiglio d4, gambetto di donna, catalana o la english. 

Da nero o c5 o e5 per rispondere a e4, mentre per rispondere a d4 la slava o semislava. Eviterei gambetti perché molta gente punta sui gambetti all’inizio ma senza capirne le complessità.  

Chi credi sfiderà Carlsen?

Se riesce a qualificarsi e non ha la brutta partenza della scorsa volta, Ding Liren. In generale, in un match di 12-14 partite classiche, se è in forma, credo sia l’unico ad oggi che possa avere la chance di vincere contro Carlsen. Ovviamente c’è anche Alireza, che potrebbe essere una sorpresa. Se dovessi scommettere, non scommettere su Alireza per quest’anno. Fra due anni, se continua così, potremo avere un nuovo giovane campione del mondo

Che ne pensi del format del Campionato mondiale? 

Io sono d’accordo con Carlsen e Nakamura, farei dei match composti 4 partite e poi chi vince quei match prende un punto così da velocizzare e rendere più dinamico il gioco.  Credo che alla fine bisogna chiedersi se vogliamo capire chi è il più forte in assoluto o il più forte in classical. Perché qualora dovessimo scegliere chi è il più forte in assoluto Rapid e Blitz devono giocare una parte importante nel torneo. Io farei 4/8 partite classical al massimo per poi lasciare spazio agli altri formati di gioco. 

 



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