Caro-gas, nei comuni montani abruzzesi è allarme: “Servono emendamenti specifici”
di Alessio Ludovici | 06 Settembre 2022 @ 06:08 | ATTUALITA'
L’AQUILA – “Sabato eravamo a cena di amici e a un certo punto sono partiti i riscaldamenti”. Al telefono è Luciana Morico, consigliera comunale della lista Uniti per Castel del Monte, che in questi giorni sta tampinando via mail e telefono il mondo politico locale e nazionale. Il problema energia da queste parti è ancora più grosso. Castel del Monte, 1346 metri sul livello del mare, come tanti altri comuni dell’aquila, è zona F, la fascia climatica più estrema: qui la legge non prevede limitazioni di orario o giornate di acecnsione. Non è questione di non voler dare un contributo al risparmio energetico, a queste altitudini siamo nel regno della pura necessità e se si accende è perché è freddo, punto.
Il governo è impegnato su due fronti, l’atteso – da mesi – piano per il risparmio energetico e il decreto aiuti per far fronte all’impennata dei prezzi. Gran parte dell’Appennino viaggia tra la zone E e F e non può certo venire un grande contributo al risparmio energetico da queste zone del paese. Al contrario, sul fronte dei prezzi, le mitologiche aree interne, sempre sulla bocca di tutti, rischiano di pagare lo scotto più elevato. Al momento però non è chiaro se siano previsti interventi specifici per i comuni montani e le aree interne.
“Sappiamo – ha scritto il gruppo Uniti per Castel del Monte in una nota – dalle quotidiane notizie che ci giungono dagli organi di informazione, che la nostra classe politica sta valutando le possibili misure e gli interventi da mettere in campo per calmierare gli effetti di un prezzo del gas che ormai è alle stelle, ma riteniamo comunque opportuno appellarci agli uomini e donne che dal 26 settembre avranno nelle mani i destini dell’Italia, affinché i piccoli comuni di montagna come il nostro – la cui sopravvivenza è spesso messa a rischio per i noti problemi legati allo spopolamento, all’erogazione dei servizi per i cittadini, alla mancanza di opportunità di lavoro, non debbano subire l’ulteriore pesante disagio legato al problema del caro-gas”.
L’effetto è a catena. Per chi in questi comuni ci vive la bolletta rischia di essere un salasso e i redditi procapite sono già più bassi rispetti ai centri urbani. Le seconde case, spiega Morico, che durante il periodo natalizio sono comunque frequentate, rischiano di rimanere vuote perché il costo di accendere e riscaldare la casa qualche giorno prima finirà per disincentivare le persone a tornare.
“Qui non siamo a Cortina, il rischio è alto e i problemi non possono essere messi in comune al resto d’Italia ma vanno trattati in modo particolare”.
La preoccupazione viaggia di comune in comune, di monte in monte e attraversa ormai tutta la dorsale appenninica del paese. “Gli aiuti per il caro energia – afferma Candido Paglione, sindaco di Capracotta ed esponente dell’Uncem – vanno modulati anche in base a dove sono ubicate le utenze e in particolare in funzione dell’altimetria.
L’Uncem ha già fatto presente ai vertici del MEF e del Ministero dell’Interno che nel riparto degli aiuti si deve tenere conto delle fasce altimetriche dei Comuni, almeno per la spesa del gas per il riscaldamento. Il tempo è tiranno, qui l’inverno è già alle porte, il decreto aiuti è nella fase conclusiva e dalla politica si attende un cenno concreto di sostegno alla vita delle aree interne.


