Santa Maria Paganica, pronto il progetto. A tu per tu con la Soprintendente Collettini
di Alessio Ludovici | 08 Aprile 2023 @ 05:32 | CULTURA
L’AQUILA – “Una soluzione di equilibrio tra le esigenze liturgiche e quelle di un restauro modernamente inteso”. A spiegare il futuro della chiesa di Santa Maria Paganica è Cristina Collettini, architetto al vertice della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di L’Aquila e Teramo.
L’ abbiamo incontrata nel suo ufficio nel Monastero Agostiniano di S. Amico. Il progetto per la chiesa capoquarto di Santa Maria Paganica è pronto spiega: “Dopo Pasqua arriverà la formale autorizzazione”.
Santa Maria Paganica: un progetto innovativo
In sella alla nuova Soprintendenza (che sconta una grave carenza di personale, ne parliamo qui) dalla fine 2021 quello di Santa Maria Paganica è il primo complesso dossier che si è trovata tra le mani la nuova Soprintendente. Uno dei più spinosi: la città si interrogava da anni sul da farsi visto il livello del danno della chiesa. L’ipotesi del com’era e dov’era, che a un certo punto sembrava la cosa più probabile, non convinceva. Anzi, in tanti chiedevano che in qualche modo Santa Maria Paganica diventasse anche un simbolo, un memento del passaggio del sisma e della ricostruzione.
Il cambio di rotta con l’arrivo della Collettini, un curriculum di alto profilo sia accademico che amministrativo e una grande esperienza da tecnico nel settore – gli piace girare personalmente tra i cantieri – ne fanno forse la persona giusta al posto giusto per sciogliere certi nodi di una difficile ricostruzione pubblica: “Io Santa Maria Paganica l’avrei fatta dialogare con il Maxxi poi parlando con il Cardinale ho capito la necessità che torni ad essere chiesa. Abbiamo comunque proposto un progetto innovativo, l’abbiamo fortemente guidato da qui e spinto al massimo che poteva ricevere la chiesa con inserti di architettura moderna, cristallo, vetro, acciaio in un dialogo molto forte”.
Un progetto, tiene a precisare, concertato con il cardinale che “lo ha corretto in quegli aspetti che noi leggevamo corretti da un punto di vista architettonico, ma lui diversamente da un punto di vista liturgico”.
Concertazione lungo tutto il percorso degli iter, innovazione e qualità dei progetti: è su questi principi che si muove la Collettini. “Credo che all’Aquila sia stato fatto un ottimo lavoro. Spesso sento dire che la ricostruzione pubblica è in ritardo ma si dimentica che ricostruire una città significa soprattutto ricostruirne i vuoti, di ricostruire le vie, le piazze, la vitalità le funzioni e le attività di un luogo”.
Dare a ogni edificio vincolato un futuro vivibile, è questa la sfida: “Si tratta di ricostruire la città pensando alle attività che andremo a metterci, altrimenti rischiamo di avere luoghi in cui non vive nessuno”.
Il caso della volta di San Marco
Gli esempi cominciano a essere diversi. C’è il caso del nuovo accesso al terminal Natali da Viale Rendina, la soluzione tecnica per sbloccare l’opera a ridosso delle mura è arrivata proprio nell’ufficio della Collettini.
C’è Castel Camponeschi, anche qui lavori in corso con l’intento di salvaguardare il passato ma anche di renderlo fruibile e vivibile grazie all’architettura contemporanea: “Dobbiamo lavorare nell’ottica di rispettare il tessuto antico, e questo è il compito principale delle Soprintendenze, però ci dobbiamo anche ricordare che in questi volumi e in questi vuoti noi dobbiamo vivere. Dobbiamo ricostruirli in una chiave moderna in modo che dialoghino con il contesto antico ma siano anche adatti alle nostre esigenze attuali altrimenti in questi posti non ci viene nessuno. Bisogna avere il coraggio di dire che per far vivere un monumento e una città li dobbiamo riempire di funzioni”.
Del resto, spiega la Soprintendente, “non tutti i monumenti sono il Colosseo” e allora “bisogna avere il coraggio di creare spazi di vissuto moderni, utilizzando la tecnologia moderna e l’architettura contemporanea”. Un pallino della Collettini: “L’architettura contemporanea nei contesti storici dialoga benissimo a patto che sia un’architettura di qualità. Il contemporaneo non va in competizione con l’antico, il problema nasce quando si pensa di fare un’astronave calata in un contesto storico, quando si presentano progetti senza qualità o in competizione con quei contesti. Ma un’architettura di qualità che sappia rispettare il contesto ma denuncia il suo essere architettura contemporanea non va solo raccolta e accettata ma incentivata”.
Un altro esempio, lo anticipa la Soprintendente ma se ne saprà di più in seguito, è sulla chiesa di San Marco nell’omonima piazza della città dell’Aquila che potrebbe diventare un vero memento del passaggio del sisma: “Sono andata nel cantiere di San Marco. Lì c’è una cupola bellissima di cui è autorizzata la demolizione ma non potevo pensare che non venisse salvata. Abbiamo fatto tanti sopralluoghi, abbiamo voluto vedere il sistema di lesioni e abbiamo chiesto un approfondimento perché sono convinta, da tecnico, che ci sono le condizioni per salvare quella cupola e aver un progetto che sia anche un memento del sisma. Se la teniamo insieme così come ce l’ha lasciata il terremoto sarà meravigliosa. Non possiamo pensare che non sia successo nulla, non si tratta di rimarcare sempre che sia stato un trauma però quell’evento c’è e apprezzo molto quei restauri che lasciano un segno di quell’evento”.


