Il Cammino del Gran Sasso. La montagna è un “posto dell’anima”
di Isabella Benedetti | 12 Luglio 2023 @ 05:30 | PUNTI DI SVISTA
La montagna è un “posto dell’anima”, è un luogo dove scoprirsi e ritrovarsi. Il “cammino del Gran Sasso” nasce sull’onda del “turismo lento”, quel modo di promuovere la montagna secondo criteri di ecosostenibilità, di rispetto, di salvaguardia di un patrimonio naturale. I camminatori che lo percorrono sono “cacciatori di emozioni”, perché ogni uscita in montagna, oltre a ritemprare lo spirito, promette sempre un nuovo stupore. Puoi anche percorrere cento volte lo stesso sentiero, non sarà mai uguale, per tanti fattori.
Mi organizzo con un gruppo di amici per scoprire il percorso ad anello di 61 km di questo cammino. Saliamo a Campo Imperatore con la prima corsa della funivia, da qui comincia la nostra escursione, direzione Vado di Corno dove, nelle giornate nitide di sole, si può godere della bellissima visuale del “paretone” del Corno Grande. La lunga stagione piovosa e nuvole basse gravano sulla nostra prima giornata di marcia, purtroppo non si vede niente. Scendiamo verso la piana. Questo è un percorso del “paesaggio inverso”. Gli escursionisti nelle loro uscite cercano “verticalità”, il dominio visuale di un paesaggio sottostante. Oggi, “camminiamo bassi” attraverso i luoghi della transumanza e sono le montagne a guardarci dall’alto. Arriviamo al laghetto di Pietranzoni, è il posto iconico dove il Corno Grande si raddoppia rispecchiandosi nelle acque cristalline del lago. E’ la foto di tante cartoline di tante pubblicità catturate soprattutto al discioglimento delle nevi, quando la piana si colora del viola dei crochi. Proseguiamo. L’erba alta fino ai fianchi, alimentata dalle piogge copiose, ostacola il nostro incedere. Si fa fatica anche se si cammina in pianura, è un panorama da Highland scozzesi. Nelle giornate di bel tempo ci accompagnerebbe la visuale che dal monte Brancastello arriva al Camicia, il famoso Sentiero del Centenario, ma oggi non è così. Finalmente si apre davanti a noi il canyon dello Scoppaturo. E’ stato scenario di tani films western e la vista è sempre di forte impatto. Proseguiamo verso Castel del Monte. Da qui il cammino assume una connotazione diversa, entra nelle “terre della Baronia”, territorio agropastorale e di grandi armentari dei tempi passati. Da camminatori transumanti raggiungiamo il centro di Castel del Monte dove apponiamo il primo timbro sulla cartina precedentemente acquistata a Fonte Cerreto (base della funivia). Chi ha ideato questo percorso voleva che il cammino fosse un’esperienza articolata e multisettoriale: una passeggiata nella natura, una scoperta dei luoghi antichi e un assaggio dei prodotti e della cucina della tradizione.
Il percorso in cinque tappe prevede soste a Castel del Monte, Rocca Calascio, Santo Stefano di Sessanio e Barisciano. Sono annoverati fra i borghi più belli d’Abruzzo e fors’anche d’Italia, ognuno per una propria peculiarità. Si può dormire in case scavate nella roccia, camminare fra i vicoli antichi di questi borghi e farsi avvolgere dal silenzio. Si scoprono così fra case semplici e rurali, fregi e sontuosità architettoniche che non ti aspetti. Sono quelle dei palazzi dei nobili locali e dei ricchi armentari. Tutto è perfettamente incastonato nella montagna in un tutto armonico. La cucina di questi luoghi ha il sapore autentico della terra d’Abruzzo: quello delle lenticchie e dei “caci”, quello delle patate e il profumo esotico di un aquilanissimo zafferano.
Pernottiamo a Calascio, in una di queste belle abitazioni che offrono ospitalità lungo il percorso e la nostra serata è pura convivialità. La felicità, senza dubbio, è nelle cose semplici. Arriviamo a Barisciano, penultima tappa, accolti dall’odore dolciastro delle ginestre. Un murales gigante racconta la storia del paese, una bianca fontana monumentale ci ristora. Apponiamo il timbro sulla cartina in un posto dove si ricaricano le e-bike.
Il Cammino del Gran Sasso può essere percorso a piedi o in bici, da soli o in compagnia, ma accompagnati da amici ha il sapore delle emozioni condivise. Per quanto riguarda l’equipaggiamento, come dicevano gli antichi “quando si va in montagna, mai dimenticare pane e cappa”. Io, sempre per prudenza, aggiungerei nello zaino dei cerotti per le vesciche.
Il percorso è lungo, ma la soddisfazione è assicurata.








