San Pietro sì, Santa Teresa forse
di Alessio Ludovici | 04 Ottobre 2023 @ 06:00 | ATTUALITA'
L’AQUILA – Quattordici anni dopo il sisma si confrontano due città, quella ricostruita da un lato e quella, per lo più pubblica, incompiuta. Oggi andiamo su Via Roma alta, arteria su cui insiste una vasta architettura pubblica. Scendendo da piazza Santa Margherita, nel vecchio quartiere dei gesuiti, troviamo palazzo Quinzi e, ancora più emblematico, Palazzo Carli, vecchia sede del rettorato. Non sono i soli.
Se si entra nel cuore del Quarto di San Pietro c’è l’omonima chiesa capoquarto di cui sembra essere imminente la riapertura: è stato montato anche il nuovo portone e rifatto il sagrato. Poco più giù, però, c’è il complesso di Santa Teresa, di proprietà comunale, fermo ai puntellamenti dell’immediato dopo sisma.
I locali come detto sono di proprietà comunale con classificazioni catastali a scuole e laboratori scientifici, negozi e botteghe, stalle scuderie, rimesse e autorimesse.
Lo stato dell’arte
Dieci milioni di euro disponibili addirittura dal 2010. L’iter si è sbloccato qualche anno fa e si è arrivata alla progettazione definitiva nel 2022. A inizio 2023 la gara di appalto integrato, per un valore di 7milioni di euro, per affidare progettazione esecutiva e lavori. A fine marzo la chiusura delle offerte. Ad aprile è stata nominata la commissione giudicatrice. Poi le sedute di gara, l’ultima lo scorso 15 settembre, per l’aggiudicazione definitiva.
La storia
Si trova tra le chiese di san Domenico e di San Pietro di Coppito, originariamente convento tra ‘800 e ‘900 ha avuto diverse destinazioni d’uso, da caserma a scuola e, infine, sede di attività culturali, i Solisti Aquilani e il Tsa tra gli altri, e in ultimo, negli anni immediatamente precedenti il sisma, anche l’associazionismo di quartiere con la sede dei “Quatrani di via Romana”.
L’aggregato edilizio si sviluppa su due livelli fuori terra e attorno a tre cortili interni, delimitato su tre lati dalla viabilità pubblica, Via Roma appunto, via S, Teresa e Via Barete, e su un lato dal Palazzo Vastarini – Cresi.
La costruzione originaria si deve al vescovo Carlo De Angelis, arrivato da Napoli all’Aquila il 17 aprile del 1663. Nel 1672 De Angelis riconosce ufficialmente la regola, fondata da Angela Meriai a Brescia, dell’Ordine delle dimesse di Sant’Orsola.
Un anno prima era stata concessa l’erezione della chiesa con l’amministrazione dei sacramenti. Le funzioni religiose continuano fino al 1811, fino a Giuseppe Napoleone e alle le sue leggi di soppressione degli Ordini religiosi che colpiscono anche il conservatorio di SS. Teresa e Orsola. Fino a metà 800 il complesso diventa sede della Gendarmeria ausiliaria, quando viene riaperto. Con la seconda soppressione, con l’Unità d’Italia, i beni della chiesa sono censiti e passati al nuovo stato. Per Santa Teresa nasce un curioso contenzioso. Lo vuole il Comune per farci una scuola, la Finanza per farci una caserma, e la provincia per farci una stazione di pubblica sicurezza vista la centralità del luogo.
Verso fine ‘800 le ultime monache vengono sgomberate e la spunta il Comune. Ne nasce una scuola di cui poco si sa. Nel ‘900 invece gli altri utilizzi. Nel 1972 il palazzo è sede della scuola di arte drammatica di L’Aquila, a fine anni 70 del Teatro Stabile di L’Aquila. nei primi duemila dell’Associazione Solisti Aquilani e quindi dei Quatrani “de via Romana”. Sarebbe dovuto anche diventare sede dell’stituenda “Fondazione Perdonanza Celestiniana” ma non se ne fece nulla né della Fondazione né per il convento.






