Il Terremoto dell’anima: ” La Chiesa dell’Aquila può diventar strumento di tutte le Chiese del mondo”
di Fausto D'Addario | 29 Ottobre 2023 @ 05:39 | CREDERE OGGI
L’AQUILA – I lavori del secondo Convegno Nazionale sul tema Il terremoto dell’anima. Pastorale samaritana, per un’azione integrale di sostegno alle vittime delle calamità sono cominciati alle ore 9.30 con i saluti istituzionali delle autorità religiose e civili e la prolusione del Card. Giuseppe Petrocchi.
Mons. Antonio D’Angelo, Arcivescovo Coadiutore dell’Aquila ha introdotto i lavori di questo secondo convegno Il Terremoto dell’anima sottolineando l’importanza di fare il punto su un tema fondamentale, l’attenzione a quelle situazioni e ferite prodotte dalle calamità naturali e dalle tragedie dei nostri tempi, imparando a stare accanto a chi soffre. “Abbiamo bisogno di essere capaci di saperle ascoltare, prima di tutto per entrare nella vita dell’altro e saper sostenere e accompagnare un po’ di questo cammino“, cammino che coinvolge tanto la comunità cristiana quanto quella civile. Anche Marco Marsilio, Presidente della Regione Abruzzo, con la sua presenza ha voluto condividere l’iniziativa diocesana di promuovere una pastorale samaritana, “dopo il terremoto del 6 aprile che ha scombussolato l’essere umano sin nel profondo dell’anima, di cui ancora oggi si avvertono le conseguenze“. Da parte sua la politica, collaborando con la testimonianza e l’azione della Chiesa, segue il processo di ricostruzione materiale della città, contribuendo a riparare i danni dell’anima e alla ricomposizione del senso di comunità. Roberto Santangelo, Vice Presidente Vicario del Consiglio regionale d’Abruzzo, ha sottolineato come L’Aquila stia diventando attraverso azioni concrete il vero e proprio hub delle emergenze regionali, come l’attivazione a breve del Numero Unico di emergenza europea, il 112, che unirà tutti i servizi di emergenza di Polizia, Carabinieri, Vigili del Fuoco e 118 e la realizzazione della Scuola di Alta Formazione in Etica dell’Emergenza, in modo da avere formatori che si approccino con le giuste competenze all’esistenza umana nella sua globalità, con una particolare attenzione rivolta ai settori della sofferenza e della precarietà. Raffaele Daniele, vice Sindaco dell’Aquila, sottolinea l’orgoglio di vedere lo splendido lavoro della nostra curia nella fase di supporto e tutela delle minoranze, ricordando che la povertà non è solo materiale, ma che ci sono alte povertà che non guardano in faccia a nessuno, come chi subisce un trauma profondo. Creare un centro di formazione serve a essere a fianco di chi subisce un trauma. Germana D’Orazio, consigliere dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, ha rimarcato quanto sia delicata la professione del giornalista, perché la parola scritta, i processi mediatici o qualsiasi espressione del mondo dell’editoria possono cambiare anche drasticamente la vita di una persona. Ecco perché è necessario che ogni giornalista venga aiutato nel capire la strada deontologica da seguire, essendo ogni persona è un micrcosmo delicatissimo che va trattato con rispetto e massima attenzione.


Nella prolusione il Card. Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo Metropolita dell’Aquila, si è soffermata sulla parabola del buon Samaritano, episodio dove il centro è rappresentato dal tema dell’amore a Dio e al prossimo, due versanti, strettamente congiunti e interattivi. Nell’episodio un uomo – potrebbe essere ogni uomo – giace sulla strada in condizione di totale emergenza: il sacerdote e il levita non si lasciano coinvolgere dall’evidente bisogno di aiuto e il verbo “vide” non attiva la solidarietà, la coscienza etica compendiata dalla nota sentenza biblica: “ciò che volete gli altri facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (cfr. Mt 7,12; Tb 4,15). Vanno “oltre”, perché hanno “altro” per la testa, a cui pensare, si sentono mossi da “nobili” motivi, legati al ministero che svolgono. Il personaggio successivo è un samaritano – per i Giudei il termine evocava una storia di secolari conflittualità – che si accorge dell’uomo infortunato: non cambia la direzione di “marcia”, ma gli si fece vicino, curandolo e portandolo in un albergo. Quell’uomo diventa come un amico da assistere, che si traduce in passi efficaci e trasformanti. Il senso del racconto è che non ci si può contentare di aver maturato solo convinzioni altruistiche, ma occorre muoversi per renderle operanti. Per il credente, animato da prossimità samaritana, rispondere alle “urgenze umane in cui si imbatte comporta accendere una vigilanza evangelica per intercettarle, incontrarle e prenderle su di sé. Il buon Samaritano si muove con competenza e sa chinarsi sulle ferite dell’anima dell’uomo aggredito: un’arte, questa, che non si improvvisa, perché occorre un tirocinio evangelico per diventare “esperti” in umanità, specie di quella segnata da traumi. “L’avvertimento che ci viene dalla parabola” – ha concluso il cardinale – “è molto chiaro e vincolante: se qualcuno giace bisognoso sulla strada in cui passo, la cosa mi riguarda e mi chiama ad intervenire. Non basta accorgersi, bisogna sentirsi “coinvolti”, poiché l’altro mi appartiene. È rendendosi presenti – con carità innovativa – nelle “periferie esistenziali” (grandi o piccole) del mondo in cui viviamo che si contribuisce a costruire la Chiesa-comunione e una società a misura d’uomo“.
Suor Alessandra Smerilli, Segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ha tenuto la prima relazione dal titolo “La comunione come approccio pastorale per uscire dalla crisi“. Economista di formazione, Suor Alessandra è abruzzese doc è infatti nata a Vasto (Chieti), e oggi è impegnata in prima linea con il suo Dicastero nella tutela del creato e della terra come «casa comune» e con le Chiese particolari in favore delle persone che vivono ogni tipo di sofferenza umana. “L’essere abruzzese è troppo poco, non è quello che mi intitola a stare qui“, ha detto, “sebbene devo dire che il terremoto ha segnato anche la mia vita: avevo sei anni durante il terremoto dell’Irpinia, che ho sentito forte abitando al sesto piano ed era la prima volta che rimanevo in casa da sola. So cosa vuol dire sentire il terremoto dentro“. Alla guida di questo importante Dicastero per volontà di papa Francesco, una sorta di ministero vaticano, Suor Alessandra insieme al suo team cerca di indicare e di costruire dei cammini, dove si intrecciano temi di economia, migrazioni, diritti umani, ecologia, sicurezza alimentare, pace, giustizia, salute. Come Chiesa, questa pastorale samaritana deve puntare ad uno sviluppo umano, che sia integrale, a tutto tondo, favorendo lo sviluppo di ogni persona e di tutta la persona, per dirla con le parole di San Paolo VI. “Nel nostro Dicastero ci rifacciamo a questa parola che ci guida: sono venuto a portare vita e la vita in abbondanza“. Questo è il compito, servendo le chiese nel mondo, quindi anche la chiesa dell’Aquila, perché nessuno sia lasciato indietro: “sono talmente tanti i bisogni, che riceviamo un gruppo di vescovi ogni settimana“. Tra le richieste più diffuse la salute mentale dei giovani e il problema migratorio. Il primo passo è l’ascolto e la prima grande sezione del Dicastero è proprio “ascolto e dialogo”; la seconda sezione è “riflessioni e ricerca”, aiutando a leggere quelle richieste che arrivano alla luce del Vangelo e della dottrina sociale della Chiesa. La terza e ultima sezione è “comunicazione e restituzione”, con cui si arriva a chiudere un cerchio, elaborando risposte concrete con tutto quanto è stato messo insieme. E le soluzioni trovate possono essere condivise e comunicate in altri parti del mondo: “la chiesa dell’Aquila, con il suo percorso, può diventare germe di cammino per altri, come strumento di tutte le chiese del mondo rispetto a questi temi“. L’obiettivo che ci si pone nell’accogliere e curare le ferite è che vi sia una sola grande Chiesa che accompagna lungo questo cammino.


La seconda relazione del Convegno Il Terremoto dell’anima, “Traumi e memoria”, incentrata sui rapporti sul trauma individuale e quello collettivo è state tenuta da Alessandro Rossi, Ordinario di Psichiatria Università degli Studi dell’Aquila. Il trauma collettivo conseguente a un disastro naturale si configura come una crisi di significato: numerosi studi supportano la trasmissione transgenerazionale di esperienze traumatiche, come pure di modelli di resilienza. Gli eventi culturali tenutisi in occasione degli anniversari del sisma del 2009 contribuiscono alla esteriorizzazione della memoria “traumatica” e delle emozioni negative, generando una nuova memoria collettiva. “Siamo nati per ricordare. Dimenticare è impossibile, ma bisogna ricordarsi di tutto per poter perdonare“. L’immagine simbolo di questo percorso è il Grande Cretto di Alberto Burri del 1984 a Gibellina. Le rovine del borgo sono state cementate, congelandone la memoria: dentro c’è tutta la vecchia città di Gibellina. Questo è ciò che accade quando le memorie traumatiche restano bloccate. Ma questa paralisi può essere spezzata dalle strade, che sono state conservate, spccature che significano apertura, comunicazione, con tutte le vie che escono, segno che la citta riprenderà la sua vita.
L’intervento Rettore dell’Università dell’Aquila, Edoardo Alesse, “La cooperazione come strumento di rinascita“, Edoardo Alesse, ha mostrato come il terremoto del 2009 abbia cambiato completamente il futuro non solo dell’ateneo, ma anche di tutto il territorio aquilano, attraverso numerosi progetti interregionali tra gli atenei di Abruzzo, Molise, Marche e Umbria. La ripartenza sta incentivando e dovrà incentivare una sempre più feconda contaminazione e collaborazione, per costruire soluzioni comuni e innovative senza troppi campanilismi, dando così degna rappresentanza all’Italia Centrale ed evitando la retorica della decadenza lenta e continua. Anche per Roberto Aloisio, che è intervenuto al posto di Paola Inverardi, Rettrice del GSSI, L’Aquila è un esempio da seguire, perché “il terremoto ha liberato molte forze in questa città che sono risucite a collaborare in modo coerente“. Molto è stato fatto e si sta ancora facendo per la ricostruzione (quella privata è all’80%, mentre quella pubblica un po’ meno della metà) e per studiare l’effetto dei terremoti sugli edifici, attraverso l’uso di satelliti e droni.


