“Pasqua Epifania”, alle origini di un detto abruzzese
di Fausto D'Addario | 06 Gennaio 2024 @ 05:00 | RACCONTANDO
“Pasqua Epifania, tutte le feste si porta via“. Il preannuncio della data di Pasqua alle origini di un detto abruzzese.
“Pasqua Epifania, tutte le feste si porta via“. Il 6 gennaio, festa dell’Epifania, segna la fine del periodo allegro e festoso di Natale. Un giorno particolarmente sentito dai bambini e dalle famiglie, visto che nella notte fra il 5 e il 6 gennaio una tenera e simpatica vecchina, la Befana – altro non è che la storpiatura del nome Epifania – gira di casa in casa per lasciare golosi regali nelle calze dei bambini buoni. A Scanno, in un rito che coinvolge tutta la comunità, nella Serenata delle chezette si canta questo ritornello:
Addumane è la Pasquetta, t’appenneme la chezetta. Nen ce mette cherrevone [carbone], ma soltante cose bbone”.
La comitiva di suonatori e cantori, tutti intabarrati con mantello e cappello per ripararsi dal freddo e a volte anche dalla neve, gira per le vie del centro storico intonando entusiasticamente sotto le finestre, appendendo alle case la chezetta (calzetta), con la speranza che il giorno dopo venga riempita con i più svariati cibi e donativi. E la Pasquetta del ritornello non è il lunedì dell’Angelo, cioè il lunedì successivo alla Pasqua, ma è semplicemente l’Epifania.
Ma perché il giorno dell’Epifania è associato alla Pasqua e alla Pasquetta? Nell’uso abruzzese, che abbiamo ritrovato anche in altre parti d’Italia, Pasqua e Pasquetta si usano per indicare anche il giorno dell’Epifania. Alle origini di questa usanza si possono dare due spiegazioni: popolarmente il termine Pasqua veniva utilizzato per indicare qualsiasi festa religiosa: la Pasqua di Natale, la Pasqua o Pasquetta per l’Epifania, la domenica delle palme diventava la Pasqua fiorita, la Pentecoste era la Pasqua rosata, infine la festa di Tutti i santi la Pasqua dei morti.
Una seconda spiegazione si riferisce al fatto che per antichissima tradizione la liturgia della messa dell’Epifania prevede, tra il Vangelo e l’omelia, il solenne annuncio del giorno di Pasqua. Il giorno di Pasqua è presentato come il centro di tutto l’anno liturgico, una sorta di data zero da cui si originano le altre feste mobili: le Ceneri, l’Ascensione, la Pentecoste, la prima domenica di Avvento. Non è solo un semplice avviso, utile ad un mondo contadino e pastorale che non aveva calendari appesi in salotto: il testo ha un forte valore rituale ed è cantato, ove possibile, in latino e seguendo la melodia gregoriana. Oggi però sono molto diffuse delle forme adattate al testo italiano. L’uso di annunciare la data di Pasqua il 6 gennaio si perde nei secoli. Sappiamo che già ai tempi di Sant’Ambrogio, nella Milano imperiale del IV secolo, nel giorno dell’Epifania veniva annunciata la data di Pasqua e si scrivevano i nomi di quanti avrebbero ricevuto il battesimo nella solenne veglia pasquale. L’Epifania, pienezza del Natale, era all’epoca e lo è ancora oggi, anticipazione della gloria che irradia Cristo risorto.
Riportiamo la tradizione in italiano del testo dell’annuncio del giorno di Pasqua con le date del 2024:
Fratelli carissimi, la gloria del Signore si è manifestata e sempre si manifesterà in mezzo a noi fino al suo ritorno. Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza. Centro di tutto l’anno liturgico è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto, che culminerà nella domenica di Pasqua il 31 marzo.
In ogni domenica, Pasqua della settimana, la santa Chiesa rende presente questo grande evento nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte. Dalla Pasqua scaturiscono tutti i giorni santi:
Le Ceneri, inizio della Quaresima, il 14 febbraio.
L’Ascensione del Signore, il 12 maggio.
La Pentecoste, il 19 maggio.
La prima domenica di Avvento, il 1° dicembre.
Anche nelle feste della santa Madre di Dio, degli apostoli, dei santi e nella commemorazione dei fedeli defunti, la Chiesa pellegrina sulla terra proclama la Pasqua del suo Signore.
A Cristo che era, che è e che viene, Signore del tempo e della storia, lode perenne nei secoli dei secoli. Amen.


