Il culto di San Rocco in Abruzzo

di Fausto D'Addario | 16 Agosto 2024 @ 05:40 | I LUOGHI DELLO SPIRITO
Culto di San Rocco

Dopo l’Assunta, la festa continua con San Rocco, pellegrino e taumaturgo, venerato il 16 agosto in molti comuni abruzzesi. Era invocato come protettore contro la peste e ogni genere di pandemia

“Forse non v’è comune abruzzese alle cui porte non sorga un santuario al pellegrino di Montpellier”, scriveva l’antropologo di Gessopalena Gennaro Finamore. Il 16 agosto si festeggia San Rocco, pellegrino e taumaturgo, venerato ovunque in Italia e in tanti comuni abruzzesi. Nel suo nome, diffusosi sulle arterie commerciali, così come tra la montagna e la costa abruzzese, si sono originate grandi manifestazioni di culto e di devozione, di arte e di folklore, attestate da testimonianze artistiche, culturali, caritative e devozionali. Lo straordinario successo di San Rocco si spiega col fatto che fu subito venerato come il più efficace protettore dal terribile flagello della peste. Per questo vennero costruiti quasi ovunque luoghi sacri intitolati al suo nome. Curiosamente le notizie storiche relative alla sua vita sono scarse e la sua stessa esistenza è un rebus non del tutto sciolto; lo è persino la data della sua canonizzazione, che per alcuni avvenne nel 1594, per altri nel 1629. Sappiamo comunque che dal 1414 il concilio di Costanza approvò lo schema del suo culto, associandogli San Sebastiano, che lo affiancherà per secoli nelle tele e negli affreschi.

La vita e la diffusione del culto di San Rocco

Nato a metà del Trecento da una ricca famiglia di Montpellier, lasciò tutto per mettersi al servizio dei malati e dei bisognosi. A Roma guarì dalla peste un cardinale tracciandogli sulla fronte un indelebile segno di croce;poi prese la via del ritorno, ma dovette fermarsi a Piacenza, perché colpito a sua volta dalla peste. Qui venneassistito da un cane, che gli portava il cibo. Ritiratosi in solitudine, oltre agli ammalati, anche gli animali chiedevano la sua assistenza.Una volta guarito, riprese il cammino fino alla morte, avvenuta a Voghera il 16 agosto in un anno fra il 1376 e il 1379, città ligure che ebbe il ruolo propulsore della propagazione del suo culto, poi esploso a Venezia e di lì pressoché ovunque. La Via Francigena, lungo la quale si trovano Voghera e Piacenza, era nel Medioevo un’arteria comune a tre grandi vie di pellegrinaggio: ad occidente Santiago di Compostela; ad oriente Gerusalemme, con imbarco a Venezia o in altri porti dell’Adriatico; a sud, infine, Roma. Inizialmente san Rocco fu associato, sia nelle pratiche devozionali che nelle raffigurazioni, ad altri santi molto venerati per la loro protezione dalle malattie, come san Sebastiano, San Leonardo, san Biagio e i santi Cosma e Damiano. Ma da fine Quattrocento a tutto il Seicento ebbe un ruolo pressoché dominante come protettore dalla peste e da ogni genere di malattia epidemica, dalle più gravi alle meno pericolose, da quelle degli uomini a quelle degli animali. Grazie anche alla predilezione dell’Ordine francescano, San Rocco divenne ben presto il patrono non solo degli appestati, ma anche degli animali, dei campi e della vita contadina. Anche i cavapietre lo consideravano loro patrono, per il gioco di parole costruito sul suo nome (Rocco=roccia).

San Rocco nell’arte

A rappresentare San Rocco si sono cimentati artisti di ogni tempo, dal Ghirlandaio a Botticelli, da Correggio a Tiziano, da Rubens a Van Dyck, da Guido Reni, al Veronese e Tiepolo. San Rocco viene ritratto come un uomo nella maturità, con la barba e l’abbigliamento tipico del pellegrino: il mantello corto di tela, poggiato sulle spalle, per ripararsi dalle intemperie, che prese da lui il nome di sanrocchino; il petaso, il cappello parasole a larghe falde; il bastone per le lunghe marce con il gancio per la bisaccia o la zucca per l’acqua; la croce rossa, a ricordare la voglia a forma di croce che aveva sul petto e la conchiglia, simbolo per antonomasia del pellegrinaggio. Sua caratteristica è anche il bubbone o la piaga della peste a metà della coscia sinistra, a volte coperta da una fasciatura, che il santo indica con l’indice della mano destra. Il cane, simbolo della provvidenza divina, cominciò a comparire più tardi, accucciato ai piedi del Santo e con la pagnotta in bocca; usuale anche la raffigurazione insieme ad un angelo. Della figura di san Rocco si è però privilegiata la dimensione taumaturgica, con una crescente attenzione alla fama dei suoi miracoli.

Devozione e folklore in Abruzzo

La peste che investì il Regno di Napoli tra il 1656 e il 1657 fu alla base della straordinaria diffusione del culto rocchese nel Mezzogiorno italiano, l’ambito territoriale con la maggiore presenza di altari a lui dedicati, nonostante il suo peregrinare terreno non lo abbia condotto mai più in giù di Roma. Ma tra i primi esempi in Abruzzo ci sono gli affreschi dell’oratorio di San Leonardo aCalascio, sorto intorno al IX secolo ad opera dei monaci benedettini di San Vincenzo al Volturno. La parte centrale della cappella fu costruita nel 1263, anche se la struttura cadde parzialmente in rovina con il terremoto del 1703. Il luogo cominciò ad accogliere gli appestati, perché vi morissero in solitudine. Del resto le epidemie di peste erano ricorrenti, come quella del 1348 descritta a tinte forti da Buccio da Ranallo. Ma dall’epidemia del 1470 qualcosa cambiò. Evidentemente si era diffusa la storia di un nuovo santo, un potente taumaturgo di origine francese. E infatti risale a quest’epoca la raffigurazione di San Rocco a Calascio, rappresentato come un giovane cavaliere nordico, insieme a tutto il santorale taumaturgico che la tradizione religiosa poteva offrire a quei derelitti. Al 1445-50 risale l’affresco di Andrea De Litio con la Madonna di Loreto tra i santi Rocco e Sebastiano nella chiesa San Nicola di Atri. Di non molto successivi sono i dipinti nella chiesa di San Rocco a Castelvecchio Subequo, isolata dal resto dell’abitato, dato che qui venivano ricoverati i malati e sepolti in caso di morte. La piccola chiesa custodisce tre affreschi in cui compare la figura del santo: singolare quello di San Rocco al porto, raffigurato sofferente sulle rive del fiume Po, mentre viene confortato da un angelo.

Altri paesi nell’aquilano mantengono la devozione al protettore contro la peste: a Bisegna è venerato insieme a San Giovanni Battista, all’Assunta e a Sant’Antonio Abate e il ciclo di celebrazioni viene detto “il Festone”, a conclusione del quale si tiene una tradizionale asta di legna da ardere; anche a Collelongo il culto di San Rocco si affianca all’Assunta e a Sant’Antonio, con distribuzione di carne bollita per la festa; nella frazione Ripa di Fagnano a Fagnano Alto gli abitanti delle frazioni si ritrovano presso il suggestivo eremo, dove San Rocco avrebbe stazionato durante il suo supposto passaggio in Abruzzo. Dal 30 luglio 2022 la chiesa rupestre, incassata nella parete rocciosa, è stata riaperta con la messa in sicurezza del sentiero tramite paletti di ferro e corde, grazie all’associazione culturale Oronero.

A Scanno la chiesa di San Rocco (o Madonna del Carmine) è diventata protagonista di uno degli scatti più celebri del fotografo francese Henri Cartier-Bresson. A Castel del Monte lo scorso novembre è stato inaugurato il restauro dell’altare ligneo seicentesco dedicato a San Rocco e custodito nella nomina nell’omonima chiesa

Potremmo andare avanti, perché tradizioni folcloristiche è impossibile soffermarsi. Anche la gola vuole la sua parte: a Cepagatti (Pe), ad esempio, il 16 agosto si preparano i gustosi taralli di San Rocco. La diffusione della devozione popolare si è espressa in innumerevoli luoghi e modi, dalla solennità con cui in molti centri si celebra la sua festa, fino alla particolare devozione riservata alle reliquie. È nel chietino, però, che il culto ha attecchito di più. Il santuario di Roccamontepiano è legato a un leggendario soggiorno del Santo in una grotta, la cui acqua, in seguito, fu ritenuta terapeutica. Scomparso il flagello della peste, ancora oggi i devoti si recano nella grotta il 16 agosto per chiedere la guarigione o preservare la salute, portando il boccaletto, una brocca di ceramica dipinta con l’immagine del santo, oppure camminando scalzi in una piccola vasca, dove si raccoglie l’acqua della sorgente. Poi sostavano nei prati e nei boschi limitrofi per consumare il lauto pasto portato da casa. La sfilata delle conche di rame, colme di grano e decorate con mazzi di fiori, ha fatto pensare che San Rocco abbia sostituito Vertumno, divinità agraria preposta alla maturazione delle messi.



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