Aree interne e autonomia, lo spettro dei Lep differenziati

di Alessio Ludovici | 26 Settembre 2024 @ 06:00 | POLITICA
parlamento cambi di gruppo

L’AQUILA – La definizione dei LEP sarà il banco di prova fondamentale per l’attuazione dell’autonomia differenziata. La legge n. 86/2024 sull’autonomia differenziata, approvata definitivamente lo scorso giugno, ha previsto che le Regioni possano richiedere competenze aggiuntive su 23 materie. Queste materie sono suddivise in due categorie principali: quelle non soggette ai Livelli Essenziali di Prestazione (LEP) e quelle legate ai LEP. Prima che una Regione possa richiedere competenze aggiuntive sulle materie coperte dai LEP, come sanità e istruzione, questi devono essere definiti tramite decreti legislativi. Più facile a dirsi che a farsi e, negli ultimi giorni, sta montando una polemica politica sul tema.

Il processo di definizione include l’identificazione dei costi e dei fabbisogni necessari per garantire i servizi minimi previsti e la proposta di definizione è affidata a un comitato tecnico-scientifico istituito dal governo, il Comitato per i LEP (CLEP), guidato da Sabino Cassese, che lavora in collaborazione con la Cabina di Regia Nazionale per l’Autonomia Differenziata.

I LEP dovrebbero garantire standard minimi di servizi pubblici essenziali come sanità, istruzione e trasporti, uniformemente in tutto il territorio nazionale.

Il CLEP starebbe lavorando a una proposta che prevede che questi standard possano variare in base alla realtà socio-economica delle diverse regioni. Il rischio è che Regioni con maggiori risorse e capacità amministrative potrebbero fissare standard più elevati rispetto a quelle con minori risorse. Questo approccio, immaginando per rispettare le peculiarità territoriali, rischia di tradursi in una pericolosa frammentazione dei diritti sociali e civili più essenziali.

L’idea stessa di LEP, come concepita nella riforma costituzionale del 2001, dovrebbe essere quella di garantire livelli minimi e uniformi, mentre una loro differenziazione rischia di tradire questo principio.

Per le aree interne, che già soffrono di questi meccanismi, essenzialmente legati alla densità della popolazione, la differenziazione dei Lep potrebbe rappresentare la certificazione di un futuro ancora più difficile. Un circolo vizioso, in cui a minori risorse corrispondono sempre meno servizi, e a minori servizi uno spopolamento maggiore e ancora meno risorse.

Le critiche al progetto di autonomia differenzia stanno aumentando, non a caso, e hanno sfondato i confini del centrosinistra. Oltre al referendum consultivo, anche le Regioni controllate dall’attuale maggioranza di governo hanno cominciato a farsi sentire. E persino gli industriali, inizialmente favorevoli, hanno espresso preoccupazioni riguardo all’impatto economico e alla possibile disgregazione del mercato unico nazionale.



TAGS