Il docufilm mi pare strano

di Redazione | 07 Novembre 2024 @ 05:00 | ATTUALITA'
guerrierodicapestrano

Impazza in rete il docufilm sulla presunta falsità del Guerriero di Capestrano

L’AQUILA – C’è un docufilm, on line, che mette in dubbio l’autenticità del Guerriero di Capestrano.

Si intitola ‘Il guerriero mi pare strano‘, è on line dal 21 ottobre scorso, ed è stato realizzato dal pescarese Alessio Consorte, film maker, regista, giornalista, archeolover ( così scrive su tiktok), fashion photographer, ex modello e fotomodello e tronista della trasmissione Uomini e Donne.

Il film avanza l’ipotesi che il Guerriero di Capestrano, la monumentale statua del VI secolo a.C. custodita al Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo a Chieti e impressa sullo stemma della nostra Regione, sia un falso.

Ma cosa afferma il poliedrico corregionale? Secondo Consorte, il Guerriero di Capestrano non sarebbe una scultura autentica delle popolazioni italiche, ma un’elaborata contraffazione del 1934.

La statua, ipotizza il regista, sarebbe stata creata per incassare un premio istituito dal regime fascista e destinato ai rinvenimenti archeologici, arrivando a sostenere che il volto del guerriero potrebbe addirittura essere ispirato a Benito Mussolini.

Tra i presunti indizi raccolti da Consorte vi sono anche dettagli singolari come la profondità a cui fu rinvenuta la statua: il Guerriero, infatti, si trovava a circa quaranta centimetri sotto la superficie, mentre le tombe circostanti sono collocate a quattro metri di profondità.

Consorte si basa anche su testimonianze come quella di Padre Antonio Ferrua, archeologo del Vaticano, scomparso nel 2003, a 101 anni, che in una lettera avrebbe definito il Guerriero di Capestrano “un falso” attribuibile a un antiquario napoletano.

A queste supposizioni si aggiunge un’analisi del CNR del 2005 sul pigmento della statua, che non avrebbe rilevato segni di esposizione atmosferica sulla superficie, un elemento che, secondo Consorte, indicherebbe che la statua non è mai stata esposta all’aperto per secoli come si pensava.

Anche il grande copricapo del guerriero viene associato alla cosiddetta ‘Battaglia del grano’ del periodo fascista, poiché si sostiene che il falsario potrebbe essersi ispirato al cappello di paglia dei contadini dell’epoca.

E la comunità archeologica? Le tesi del documentario, neanche a dirlo, sono state immediatamente ritenute prive di basi solide e scientifiche dalla comunità archeologica. Numerosi gli studiosi che hanno respinto le affermazioni di Consorte, sottolineando che il Guerriero di Capestrano è stato oggetto di innumerevoli studi e analisi che ne confermano l’autenticità e il valore storico.

Consorte racconta anche di essersi rivolto alla Direzione Regionale Musei Abruzzo al fine di accedere alle analisi scientifiche condotte sulla statua. Accesso negatogli, e ottenuto, in un secondo momento, a seguito di un ricorso al Tar, successivamente disatteso.

E intanto, il docufilm, divulgato gratuitamente su YouTube, ha già registrato 6mila visualizzazioni.



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