L’Abruzzo è il presepe d’Italia

di Fausto D'Addario | 15 Dicembre 2024 @ 06:00 | RACCONTANDO

L’AQUILA – “Su tutto spira il profumo della terra d’Abruzzo, vero presepe della terra italiana“. Con queste accorate parole degli anni Sessanta, il frate castilentese Donatangelo Lupinetti descriveva l’Abruzzo ne La Sanda Natale con una bellissima immagine: il presepe d’Italia. Pieno di misteri, ricordi e leggende; di cose delicate, buone e umili; avvolto di tradizioni, di riti e di canti; con le sue scene di poesia divina, così gli appariva l’Abruzzo specialmente nell’attesa del Natale, il presepio che impreziosisce tutta la nazione. Impressione condivisa dallo scrittore orsognese Mario Pomilio che volle conoscere lembo a lembo la sua terra. Attraversando i luoghi del Parco Nazionale d’Abruzzo in direzione di Opi, non poteva fare a meno di annotare meravigliato l’aspetto di questo mondo a parte: “i monti mi si stringono addosso e non hanno cime, solo fogliame, un fogliame così denso da far pensare al muschio, a toppe e strati di muschio umido e fitto; di quello che invoglia a ficcarci dentro la mano. È il loro colore, me ne rendo conto, a farmeli apparire favolosi, a darmi a tratti l’impressione di muovermi ai bordi d’un presepe“. Terra di santi e scalpellini, di pastori e contadini, viaggiare nell’Abruzzo interno fino a non troppo tempo fa era come imbarcarsi in un viaggio a ritroso nel tempo, tra greggi e pastori, fra tenere scene di una quotidianità perduta, tra scorci romantici e paesaggi aspri, ma affascinanti per i suoi tratti di primigenia bellezza. “Il fattore costante della loro esistenza“, aggiungeva il pescinese Ignazio Silone sugli abruzzesi nella vecchia Guida Touring del 1948 Abruzzo-Molise, “è appunto il più primitivo e stabile degli elementi, la natura… Le montagne sono dunque i personaggi più prepotenti della vita abruzzese“. 

Questo lembo d’Italia montana e nascosta ha passato di tutto: terremoti, miseria, emigrazione, ma ancora oggi resiste ostinatamente ed è un vero crogiolo di bellezza e genuinità. Tanti borghi abruzzesi, con le loro casette fitte e gli edifici in pietra, e magari con quella spolverata di neve sui tetti, l’intrico delle stradine acciottolate che a mo’ di serpenti si snodano tra scalinate e archi, i comignoli fumiganti e le finestre illuminate, presagio di amore e calore, il silenzio quasi surreale di uno scenario naturale frastagliato tutt’attorno, questi borghi, dicevo, assumono per davvero l’aspetto di un presepe a grandezza naturale. Ecco le rovine di un ponte, un pezzo di colonna miliare, un’antica colonna: è il segno della grandezza romana. Osserva quel paese sul colle: le case strette l’una all’altra, le vecchie mura, come se avessero ancora paura di assalti d’altri tempi. In cima, come sentinella di guardia, c’è la torre merlata dell’antico castello. E tu ripensi ai foschi feudatari. Paesi che sembrano presepi: la mente non può che correre a Scanno, il borgo più amato dai fotografi. A qualcun altro sovviene Castel del Monte. E che dire, lo stesso non vale anche per Cansano o Santo Stefano di Sessanio? E Pietracamela, immersa nel cuore della natura? E se vogliamo immergerci nel vivo delle feste, dove non guasta quel che di commerciale, vale la pena visitare quei borghi che si tramutano in incantevoli villaggi natalizi. Caramanico Terme, Pacentro, Campo di Giove e Tussio, qui tutto e tutti si preparano al Natale e offrono generosi le loro delizie fragranti e i prodotti d’artigianato locali. Sono borghi dove il profumo di Medioevo non è mai andato via e per questo sono perfetti per inscenare i presepi viventi: non è un caso che a Rivisondoli si tenga ogni anno uno dei presepi viventi tra i più antichi in Italia, arrivato ormai alla 74° edizione. Se oggi non sono molti quelli che possono concedersi il lusso di un Grand Tour, un Petit Tour possiamo concedercelo, consiglia Franco Arminio, magari nei dintorni: quel cancello, quel vaso di gerani, il vecchio sulla panchina, la macchina parcheggiata, la ragazza col telefonino, la cattedrale e l’albero solitario. La bellezza di certi luoghi agisce come un farmaco e alleviano i dolori che ci vengono dai rapporti equivoci e dolenti che abbiamo col mondo e con le persone. Dall’infinita catena di montagne che si dileguano in linee ondulose e dolci fino a scendere verso l’Adriatico selvaggio, l’Abruzzo è tutto un presepe vivente con case e persone.

Simbolo della cultura natalizia abruzzese sono gli zampognari, che sembrano riemerge da un mondo di sogno. In molte città e paesi gli zampognari celebravano le novene al Bambino Gesù con la dolce armonia dei loro strumenti, continuando un repertorio tramandato di generazione in generazione. “Na cose che s’abbòtte a nu cannelle, fa na sonata solee, sempre quelle, e proprie quelle, quande mà ti cride, ti sfonne ‘npette e fà tremà lu core!“, scriveva il guardiese Modesto Della Porta. Ciaramelle, zampogne e campane hanno la potenza di commuovere anche i cuori più induriti e danno il via a una preparazione che diviene gradualmente sempre più viva e intensa. E a quelle note antiche e nostalgiche il pensiero non può che riandare alla fanciullezza spensierata, alla casa dei nonni, alle bellezze di una terra e di una gente con una lunga storia di sforzi e di lotte, di sventure e di glorie. Sembra di rivivere quei paesaggi sociali del raianese Umberto Postiglione o i quadri del castellano Teofilo Patini: il contadino d’Abruzzo che strappa il pane alle pietre e al gelo del monte con una lotta disperata e tenace; le mandrie in cammino, chi va verso la Puglia, chi verso Roma; gli ombrellai di Secinaro che, da sotto l’ombra del Sirente, vanno di paese in paese, per tutta Italia e oltre le Alpi a raccomodare ombrelli e stoviglie rotte; le torme di monelli che andavano nella campagna romana dai caporali a conquistarsi quel tozzo di pane duro; il rumore dei carrettieri che viaggiavano di notte, sfidando il sonno e il freddo, briganti e lupi, perché all’alba deve stare al mercato dell’Aquila e ha a vendere tutta la sua roba. Oggi tanti di questi antichi mestieri sono diventati statuine dai costumi tipici che trovano posto nei nostri presepi, dove tutto è pace e silenzio. Ma non dimentichiamo che l’Abruzzo è stato sempre così, forte e gentile, in Italia e nel mondo. Ed è la cosa più bella che si possa dire di un paese e del suo popolo.



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