Oceano Roccaraso, secondo Flaiano

di Fausto D'Addario | 02 Febbraio 2025 @ 05:16 | ATTUALITA'
crollo del turismo la reputazione turistica di Roccaraso

Se Ennio Flaiano fosse ancora tra noi, probabilmente avrebbe aggiornato il suo Oceano Canada in qualcosa di più nostrano: Oceano Roccaraso. Flaiano raccontava nel suo documentario canadese l’esperienza surreale di un viaggio in una terra ostile e inospitale, dove il protagonista viene risucchiato in una spirale di contraddizioni e sorprese. Ma dopotutto, che bisogno c’è di ore di volo nel paese degli Irochesi a cercare terre lontane, quando basta un rifugio di Roccaraso in alta stagione per vedere l’incontro-scontro tra due civiltà? Qui la carica dei followers di Rita De Crescenzo, sorta di Wanna Marchi del turismo, assume lo stesso atteggiamento del viaggiatore straniero in cerca di esotismo, convinto di trovarsi in un luogo tanto remoto, quanto modellabile a propria immagine e somiglianza. Da una parte, gli autoctoni abruzzesi, sobri e taciturni, abituati alle rigidità dell’inverno e a un flusso tutto sommato gestibile di turisti. Dall’altra, l’allegra e chiassosa tribù partenopea, che con il suo naturale senso di espansione colonizza e colora le piste da sci e le baite come se stesse sbarcando su un nuovo continente.

La scena è sempre la stessa: famiglie che arrivano in formazioni compatte come un’armata brancaleonesca, tute da sci lucide e sgargianti, selfie tra teglie e slittini, cornetti e sigarette a volontà. Il concetto di fila e ordine è un’opzione interpretativa e il volume di conversazione medio supera quello di un concerto. Gli abruzzesi dall’anima divisa sospirano con la pazienza atavica di chi sa che il turismo è una benedizione e una condanna allo stesso tempo. L’industria del turismo ha creato il concetto di luogo da vedere, che in certi casi equivale a luogo da evitare, chioserebbe Flaiano. Ieri Roccaraso, una delle migliori stazioni sciistiche di tutto l’Abruzzo, era quasi deserta, la quiete prima della tempesta di domenica 2 febbraio. Si parte non per vedere nuovi luoghi, ma per poter dire di averli visti e possibilmente inondare i social di stories. 

Il turista pensa di divertirsi, il viaggiatore spera di capire. Quanto ci manchi, caro Ennio. Me lo immagino, appena sfrattato dai suoi premi a Pescara, vagabondare pensoso a Roccaraso in cerca di un temporaneo rifugio – è stato poi riammesso – e ritrovarsi di fronte a questa annuale migrazione. Con il suo occhiale indiscreto e quel cinismo tagliente ed elegante, vi avrebbe trovato un perfetto esempio di una tragicommedia tutta italiana: le Dolomiti a 1h da casa, la ricerca del lusso a prezzi modici, l’ostinazione di trasformare qualsiasi luogo in una versione cafonal di casa propria, l’illusione di essere esploratori quando si è, in realtà, conquistatori rumorosi. Eccolo che annota sul suo taccuino: chi viaggia sogna di essere un esploratore autentico, mentre spesso è solo parte di un enorme ingranaggio collettivo.

Intanto sulla Roccaraso travolta dal boom dei tiktokers, i tweet e i post ironici si sprecano. “Fate i bravi, sennò non ci fanno più salire”. “Roccaraso libera”. “Ha detto Trump che vuole costruire un muro a Roccaraso”. “Una volta l’Italia aspettava il fine settimana solo per la Serie A. Oggi siamo tutti in attesa degli aggiornamenti da Roccaraso”.  “Roccaraso non esiste. Allora Roccaraso is the new Molise”. “Dante si starà rivoltando nella tomba, Roccaraso sarebbe stato un girone fantastico”. Poi spunta un selfie di Sinner sulla neve e subito il Tirolo viene scambiato per Roccaraso. Qualcuno si erge contro il dilagante classismo: “non storcete il naso, voi con le vacanze a Cortina; questa gente, con pochi euro, ha avuto la possibilità di vedere la neve”; ma arriva pronta la replica: “il fatto di non poterti permettere Cortina, non ti dà diritto di andare a Roccaraso e a metterla a ferro e fuoco”. Altri mettono in mezzo anche i membri del governo: dite a Meloni che affidi la gestione dei flussi in Italia a Rita De Crescenzo; Crosetto mandi l’esercito in aiuto del sindaco Di Donato; per il turismo in Italia ha fatto più la De Crescenzo che l’attuale Ministra Santanchè. Titoloni anche anche nei quotidiani internazionali, come sul Guardian. Qualcuno paventa l’allarme complottista: “i social guidano ormai le nostre scelte politiche, economiche, sociali”; “se uno ti dice dal telefonino, vai a Roccaraso, tu ci vai, anche se non sai a fare cosa”; “hanno rimosso DeepSeek prima che potessimo metterla alla prova con domande difficili, per esempio: cos’è l’invasione di Roccaraso?”; “mirabolanti investimenti di USA e Cina per competere nel campo dell’intelligenza artificiale, ma poi ti ricordi che gli algoritmi servono principalmente per andare a sciare a Roccaraso”. Infine un post spazientito chiude la questione: “piuttosto che leggere i vostri commenti, me ne vado a sciare a Roccaraso”. E Flaiano l’aforista se la ride sotto i baffi.

Sarà che da questo cinepanettone 2025 un po’ fuori stagione possiamo imparare qualcosa? Da una parte lo spopolamento dei piccoli borghi montani e i salti mortali dei sindaci per cercare di fermare questa emorragia, dall’altra l’assalto del turismo di massa fatto di orde mordi e fuggi. C’è chi ha fatto notare che il problema dell’Abruzzo forse è l’incapacità di dotarsi di infrastrutture e strutture ricettive adeguate, che potrebbero aiutare il turismo ad essere più produttivo e quindi meno traumatico. Un’occasione per aumentare la popolarità dei nostri luoghi e finalmente trasformare Roccaraso e altri borghi abruzzesi in macchine da soldi, come avviene al Nord. Dall’altra parte c’è la narrazione nostalgica stile Grand Tour di fine Ottocento e inizio Novecento, di quell’Abruzzo bucolico e incontaminato da preservare a ogni costo, dove le montagne, come scriveva Ignazio Silone, “non sono per turisti, ma per eremiti, aride e deserte, di poca erba e di gente povera”. Quel che è certo è che Rita, novella regina delle nevi, in pochi secondi e senza alcun costo ha ottenuto il risultato che tanti euro di fondi pubblici avrebbero dovuto raggiungere: attirare turisti e attenzione mediatica i sulle splendide montagne abruzzesi.

Così, tra tute prese direttamente dagli anni ’80 e discese più scenografiche che sportive, buste di ogni tipo lasciate sulla neve e sospetti di illeciti nell’organizzazione dei pullman, l’Oceano Roccaraso si conferma come il vero Canada del turista italiano: freddo, imprevedibile, ma tremendamente domestico. L’italiano medio in vacanza è un uomo che fugge dalle sue abitudini portandosele dietro. Vero, Ennio? E, proprio come in Oceano Canada, alla fine del viaggio resta sempre il dubbio: sono stati i napoletani a invadere Roccaraso, o è Roccaraso ad averli inghiottiti?



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