L’Ictus cerebrale: cause, cure e possibili prevenzioni
di Giovanni Chilante | 13 Marzo 2025 @ 05:00 | SALUTE E ALIMENTAZIONE
Prosegue la nostra rubrica Pillole di neurologia, una serie di appuntamenti pensati e coordinati grazie alla disponibilità del Dott. Rocco Totaro, neurologo di riferimento dell’Ospedale San Salvatore dell’Aquila. Come già accennato nella presentazione, nel vasto e complesso mondo della neurologia cercheremo di conoscere ed approfondire alcune patologie molto diffuse e che spesso possono provocare gravi situazioni di invalidità. In questo specifico appuntamento parleremo di Ictus cerebrale cercando anche in questo caso di conoscere in termini generali le cause, le fasce d’età maggiormente a rischio, quali sono le azioni preventive e se la medicina ha sviluppato cure efficaci.
Dott. Totaro, che cos’è l’ictus cerebrale?
Con il termine ictus cerebrale definiamo una sindrome clinica caratterizzata dalla comparsa improvvisa, spesso in pieno benessere, di un deficit neurologico quasi sempre focale che è causato dalla chiusura di un’arteria cerebrale nel caso dell’ictus ischemico o dalla rottura dell’arteria nel caso dell’ictus emorragico.
Quanto è frequente l’ictus cerebrale, chi colpisce di più?
L’ictus cerebrale è una patologia molto frequente, rappresenta la terza causa di morte nel mondo occidentale dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. L’ictus può essere altamente invalidante, infatti rappresenta la prima causa di invalidità con un notevole impatto sulla qualità di vita. In Italia si verificano circa 200.000 ictus ogni anno e di questi l’80% sono nuovi casi di malattia. Si manifesta più frequentemente dopo i 55 anni e la sua prevalenza raddoppia a ogni successiva decade. Infatti, oltre il 75% dei casi si manifesta in persone che hanno superato i 65 anni. L’ictus cerebrale è leggermente più frequente nel sesso maschile che in quello femminile per la maggiore predisposizione a patologie cardiovascolari.
Quali sono le cause dell’ictus?
Come ho detto prima distinguiamo in generale due tipi di ictus, quello ischemico e quello emorragico con due meccanismi completamente differenti. L’ictus ischemico è causato dall’occlusione di una arteria cerebrale che rifornisce il cervello di sangue. Questo può avvenire a causa di una stenosi aterotrombotica del vaso stesso o di un embolo, un trombo che si è staccato dalla sua sede di origine e attraverso il flusso sanguigno ha raggiunto l’arteria cerebrale. La sede di origine degli emboli sono più frequentemente il cuore o le arterie carotidi. Per quanto riguarda l’ictus emorragico, si determina per la rottura di un’arteria cerebrale con conseguente stravaso di sangue nel cervello e distruzione del tessuto cerebrale. L’ictus emorragico può essere ulteriormente distinto in emorragia cerebrale ed emorragia subaraconidea in relazione al punto dove avviene la rottura dell’arteria. L’Ictus ischemico è il più frequente con circa l’80% dei casi, seguito dall’emorragia cerebrale con il 15% dei casi e per ultima l’emorragia subaracnoidea con circa il 5%. Infine, c’è da menzionare anche quello che comunemente indichiamo come TIA, un evento ischemico transitorio che non evolve in un vero e proprio ictus. Generalmente è causato da una temporanea occlusione di una arteria cerebrale che non porta a morte il tessuto cerebrale e si risolve nel giro di pochi minuti e comunque entro le 24 ore.
Come si riconosce un ictus, quali sono i sintomi?
Come ho già detto, l’ictus è un evento acuto, improvviso, spesso in pieno benessere, che può presentarsi in maniera asintomatica o con sintomi aspecifici, ad esempio un banale mal di testa, o più frequentemente con sintomi cosiddetti focali, cioè espressione di una lesione in un punto preciso del cervello.
Tra i sintomi più frequenti ed in dipendenza della sede della lesione riscontriamo:
- difficoltà nel parlare correttamente. I soggetti che stanno avendo un ictus non sono capaci di elaborare frasi complete di senso compiuto o vorrebbero parlare ma non riescono a farlo oppure non riescono a comprendere quello che gli viene detto.
- alterazione della vista, in particolare la perdita di una porzione del campo visivo;
- deviazione della bocca;
- deficit di forza o di sensibilità da un lato del corpo;
- alterazione dell’equilibrio;
- stato confusionale.
Cosa è opportuno fare in presenza dei sintomi che ha appena detto?
Se una persona si accorge di avere uno di questi sintomi o se qualcuno li nota in un’altra persona è necessario chiamare il 118 o andare il più velocemente possibile al pronto soccorso dove vengono messe in atto tutte le procedure per poter fare diagnosi di ictus cerebrale ed iniziare le terapie necessarie che sono tempo dipendenti, cioè sono tanto più efficaci quanto più presto sono iniziate.
Per poter arrivare in tempo in ospedale è indispensabile poter riconoscere i sintomi dell’ictus cerebrale e a tal proposito vengono fatte delle campagne di sensibilizzazione sulla popolazione. Una di queste promossa dalla Stroke Association nel 2018 va sotto l’acronimo di FAST.
F (Face, faccia), paresi facciale: se la bocca appare storta, gli angoli “cadono” verso il basso o un lato non si muove come l’altro.
A (Arms, braccia), deficit motorio degli arti superiori: le braccia appaiono deboli e il soggetto non riesce a tenerle entrambe tese in avanti orizzontalmente.
S (Speech, linguaggio), difficoltà nel linguaggio: il soggetto non riesce a pronunciare frasi semplici e parla farfugliando.
T (Time, tempo): se è presente anche solo uno di questi segni chiamare immediatamente i soccorsi.
Quindi come si cura e dove si cura l’ictus cerebrale?
In presenza di uno dei sintomi di cui abbiamo appena parlato nel pronto soccorso vengono attivate le procedure per poter fare diagnosi di ictus cerebrale.
Il trattamento dell’ictus va distinto nelle terapie della fase acuta ed in quelle di prevenzione.
Per quanto riguarda la fase acuta, è stato dimostrato che il ricovero in reparti altamente specializzati denominati Stroke Unit migliora la prognosi dei pazienti e permette un migliore inquadramento diagnostico e l’attuazione di appropriate misure di prevenzione secondaria, senza prolungare i tempi di ospedalizzazione.
Le due opzioni di trattamento specifico per l’ictus ischemico acuto sono la trombolisi intravenosa e la trombectomia meccanica. Per entrambi gli approcci, di vitale importanza è, come abbiamo ampiamente sottolineato, il fattore tempo.
Attualmente in pazienti con ictus ischemico si raccomanda la somministrazione di agenti trombolitici entro 4,5 ore dall’esordio dei sintomi. Il trattamento è altresì raccomandato in pazienti con ictus a insorgenza non nota, qualora la RM in diffusione consentano di datare l’esordio evento almeno entro le 4 ore. È fondamentale iniziare la terapia al più presto, poiché quanto più questa è precoce tanto maggiore sarà il beneficio.
Altra terapia standard dell’ictus ischemico è il trattamento di ricanalizzazione per via endovascolare, vale a dire la rimozione meccanica del trombo occludente dalle arterie cerebrali. La trombectomia meccanica si è dimostrata efficace nel migliorare la prognosi dei pazienti con ictus ischemico da occlusione dei grossi vasi cerebrali entro le 6 ore dall’esordio dei sintomi, in particolare quando associata al trattamento trombolitico endovenoso. Inoltre, studi più recenti hanno evidenziato l’efficacia dei trattamenti meccanici oltre le 6 ore e fino a 24 ore dal teorico esordio dei sintomi (pazienti con ictus al risveglio o esordito in assenza di testimoni, nei quali il teorico esordio dei sintomi viene posto all’ora nella quale il paziente è stato visto/sentito in buona salute per l’ultima volta), in presenza di precisi criteri di selezione definiti con protocolli specifici di TC o con RM.
Pazienti con ictus aterotrombotico e placche stenosanti il lume carotideo per il 50% o oltre vanno trattati con intervento di endarteriectomia o con apposizione di stent.
Poiché avere un ictus può causare una grave disabilità, Le chiedo se possiamo cercare di prevenirlo?
Si certo, possiamo fare molto per la prevenzione dell’ictus ed in parte è stato fatto tanto che negli ultimi decenni l’incidenza della patologia si è ridotta. I fattori di rischio per ictus vengono distinti in non modificabili e modificabili. I fattori di rischio non modificabili comprendono l’età, il sesso, l’etnia, i fattori genetici e la familiarità. Ovviamente non possiamo cambiare queste condizioni, possiamo invece influire molto sugli altri fattori di rischio modificabili per ridurre in modo sensibile il rischio di ictus cerebrale. L’ipertensione arteriosa rappresenta il più importante fattore di rischio modificabile per ictus. La riduzione della pressione arteriosa sistemica, sia per mezzo di trattamenti farmacologici che con modifiche allo stile di vita, ha dimostrato di ridurre il rischio di ictus nei pazienti ipertesi. Il Diabete raddoppia il rischio di eventi cerebrovascolari acuti, con particolare effetto nei pazienti giovani. La correzione farmacologica e con la dieta dei livelli glicemici ha dimostrato di ridurre il rischio di ictus nei pazienti diabetici. La fibrillazione atriale e la cardiopatia atriale sono importanti fattori di rischio per l’insorgenza di ictus ischemico. In pazienti fibrillanti la prevenzione primaria e secondaria con terapia anticoagulante si è dimostrata efficace nel ridurre il rischio di ictus ischemico. Il rischio di ictus ischemico ed in particolare id sottotipo aterotrombotico aumenta con livelli elevati di colesterolo e diminuisce all’aumentare del colesterolo HDL. Il trattamento farmacologico ipocolesterolomizzante con statine o con i farmaci anti-PCSK9, riduce il rischio di ictus ischemico senza aumentare il tasso di emorragie cerebrali. L’inattività fisica correla con diversi effetti negativi sulla salute, incluso un aumentato rischio di ictus. I soggetti che praticano regolarmente l’attività fisica hanno un ridotto rischio di sviluppare patologie cerebrovascolari, probabilmente anche grazie alla riduzione dei valori di pressione arteriosa ed al miglior controllo del diabete. Per quanto concerne la dieta, è noto che un aumentato importo di sale aumenta il rischio di ictus attraverso l’effetto sui valori di pressione arteriosa. Inoltre, la dieta mediterranea, così come una dieta ricca in frutta e vegetali hanno un effetto protettivo. L’assunzione di alcol ha un effetto diverso a seconda del tipo di ictus. Per quanto concerne la forma ischemica, una moderata assunzione di alcol ha dimostrato un effetto protettivo mentre l’assunzione di elevate quantità di alcol ne aumenta il rischio. Invece, il rischio di ictus emorragico aumenta con l’assunzione di qualsiasi quantità di alcol. Il fumo di sigarette raddoppia il rischio di insorgenza di ictus con un rapporto lineare tra la quantità di sigarette consumate per giorno e la frequenza di eventi cerebrovascolari acuti. Smettere di fumare riduce il rischio di ictus, eliminando l’effetto negativo del tabacco dopo un periodo di 2-4 anni. L’abuso di sostanze quali eroina, cocaina, amfetamine, ecstasy è in relazione con un aumento del rischio di entrambi i tipi di ictus.



