El fútbol, bellezza
di Alessio Ludovici | 23 Marzo 2025 @ 12:21 | ATTUALITA'
L’AQUILA – C’è qualcosa di universale nel calcio di strada. È il primo campo di ognuno: niente erba, niente porte, solo un po’ di spazio e voglia di stare insieme.
Da un po’ di tempo all’Aquila, in Piazza Duomo, si vedono gruppetti di ragazzini che giocano a pallone. Non è un evento, né una festa e non avviene solo domenica: è una scena quasi quotidiana, semplice. Due zaini o due giacche come pali, un tiro, una rincorsa, qualche urlo, il memorabile “pallaaaa” che coglie di sorpresa cittadini poco abituati alla scena. Eppure, è un’immagine che dice molto della città.
Quasi sedici anni fa, il 6 aprile 2009, quella stessa piazza era un altro luogo: fu il punto di ritrovo dell’emergenza, dell’attesa, delle sirene e della paura. Oggi, rivederla vissuta dai più giovani ha il sapore di una trasformazione profonda, lenta, migliorabile, discutibile, ma reale.
Negli ultimi anni nel centro dell’Aquila sono tornate tante famiglie, per lo più con bambini molto piccoli, ma anche con diversi adolescenti. Non solo bambini e ragazzi che vengono in centro quindi, ma bambini e ragazzi che ci crescono, come una volta, come era raro vedere persino negli ultimi anni prima del sisma.
E con loro torna la più semplice delle attività, il calcio. Non quello dei grandi stadi, ma quello che nasce dove c’è spazio: nei cortili, nei vicoli, nelle piazze. Quello che si gioca finché il buio non costringe a tornare a casa, “l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo” scriveva Pasolini. Ricordo, più grandicello ormai, che mi recavo a Colacchi per trovare i libri di Benni e Soriano, di Galeano e Pastorin.
Quel calcio, in centro, è tornato. Senza clamore, senza divise, senza eventi preconfezionati. Senza mamme, papà e appuntamenti. Solo qualche ragazzino, un pallone e una piazza. E forse è in gesti così, minimi, che si riconosce davvero il lungo giro fatto dalla città. Pallaaaaa


