La “mobilità amara” di una ciclopedonale
di Michela Santoro | 28 Aprile 2025 @ 05:00 | AMBIENTE
I punti critici del progetto del percorso ciclopedonale in partenza da via delle Fiamme Gialle, rilevati da Fiab L’Aquila
L’AQUILA – Il progetto del percorso ciclopedonale in partenza da via delle Fiamme Gialle, annunciato nel 2023 dal sindaco Biondi e dall’assessora Giuliani, già contestato dal consigliere Romano, passa al vaglio della Fiab, la Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta.
Se, da una part,e c’è chi vede in questo intervento un’opportunità per la mobilità dolce cittadina, dall’altra, Fiab L’Aquila invita a fare chiarezza su alcuni punti critici.
Anzitutto, l’organizzazione chiarisce che ‘ciclopedonale’ è uguale a ‘promiscuo’ perché il percorso così pensato, prevede la condivisione dello spazio tra pedoni e ciclisti. In spazi stretti, come i 2,5 metri previsti dal progetto, misura minima secondo la normativa vigente, si andrebbe, insomma, a generare un conflitto tra chi cammina e chi pedala, aggravato dalla differenza di velocità tra i due utenti.
Un problema non di poco conto, soprattutto considerando l’ambizione di estendere il percorso fino ad Amiternum, su un tracciato che dovrebbe essere parte integrante della futura Ciclovia dell’Aterno.
Fiab sottolinea come una vera infrastruttura cicloturistica richiederebbe spazi più ampi e percorsi separati, in linea con gli Obiettivi Specifici del Piano Generale della Mobilità Ciclistica, che raccomandano di superare, ove possibile, la promiscuità. Basta guardare al litorale teramano, dove le piste ciclabili arrivano a 4 metri di larghezza, senza bisogno di scomodare modelli nordeuropei.
Inoltre, il percorso previsto si sviluppa su un’attuale strada interpoderale che rimarrà tale, consentendo anche il transito di mezzi agricoli e di residenti. Non sarà quindi una vera “pista”, ma piuttosto una ciclovia a traffico promiscuo, come quella che collega Monticchio a L’Aquila.
FIAB evidenzia anche come la carreggiata di via delle Fiamme Gialle, larga 7 metri, consentirebbe una ripartizione più razionale degli spazi, restringendo le corsie automobilistiche per ridurre la velocità e aumentare la sicurezza di tutti gli utenti della strada.
Ricorda inoltre che, per legge, i ciclisti non saranno obbligati a usare il percorso ciclopedonale: il Codice della Strada tutela la libertà di scelta del ciclista, anche in presenza di percorsi dedicati.
Resta poi il tema del cosiddetto “anello ciclopedonale”: gran parte del collegamento si baserà su semplici corsie ciclabili disegnate sulla carreggiata, insufficienti a garantire la sicurezza effettiva dei ciclisti, soprattutto su strade strette.
Infine, Fiab solleva dubbi sulla previsione di un parcheggio di scambio in zona. Creare un’area dove arrivare in auto per poi praticare jogging o ciclismo in un’area urbana priva di collegamenti pedonali e ciclabili rischia di incentivare ancora una volta l’uso dell’automobile, contraddicendo i principi della mobilità sostenibile.
Per Fiab, il progetto attuale è l’ennesima occasione mancata di una politica seria per il cicloturismo, che ancora fatica a riconoscere il peso economico di un settore che nel 2023 ha registrato in Italia 58 milioni di cicloturisti e un giro d’affari di 5,5 miliardi di euro (dati Osservatorio sul Turismo delle Camere di Commercio).
Mentre si attendono da tempo anche sviluppi concreti sul collegamento ciclabile da Capitignano a L’Aquila, il dubbio resta: il nuovo percorso migliorerà davvero la fruibilità cicloturistica del territorio?


