Uccisione dell’orsa Amarena, LNDC in aula per chiedere giustizia

di Redazione | 24 Giugno 2025 @ 15:52 | CRONACA
orsa amarena

Alla prima udienza del processo, l’associazione si costituisce parte civile: “Non possiamo restare in silenzio davanti a questa barbarie”

AVEZZANO – È iniziato oggi presso il Tribunale di Avezzano il processo per l’uccisione dell’orsa Amarena, colpita a morte con un fucile la sera del 31 agosto 2023 nel territorio di San Benedetto dei Marsi, in provincia dell’Aquila. Alla sbarra l’uomo che ha premuto il grilletto, mentre fuori e dentro l’aula la tensione e l’emozione sono palpabili. Amarena non era un orso qualunque: era un simbolo. E a rappresentarla oggi in tribunale c’era LNDC Animal Protection, che ha chiesto formalmente di costituirsi parte civile nel procedimento.

Chi l’aveva incontrata lo ricorda bene: non era aggressiva, si aggirava nei centri abitati in cerca di cibo, spesso osservata a distanza con rispetto e curiosità. La sua presenza, pur non priva di controversie, era diventata una parte del paesaggio umano e naturale del Parco. Amarena era anche madre di due cuccioli, lasciati orfani e in pericolo dopo il colpo di fucile che le ha tolto la vita. La loro sopravvivenza, incerta per settimane, ha tenuto col fiato sospeso non solo il mondo animalista ma intere comunità locali.

LNDC: “Non una semplice uccisione, ma un gesto contro la biodiversità”

L’associazione LNDC Animal Protection, che aveva sporto denuncia pochi giorni dopo i fatti, si è presentata oggi in aula con i propri rappresentanti legali, chiedendo al giudice di essere ammessa come parte civile. Il giudice ha riservato la decisione alla prossima udienza, fissata per il 18 luglio.

“Abbiamo ritenuto doveroso essere presenti in aula,” ha dichiarato Michele Pezone, responsabile Diritti Animali LNDC. “Amarena non era solo un animale. Era un essere vivente protetto dalla legge, parte di una specie a rischio di estinzione. La sua uccisione è un atto gravissimo, frutto di paura, disinformazione e di una cultura ancora ostile alla fauna selvatica. La nostra richiesta è un grido: la vita di un animale libero non può essere cancellata senza conseguenze.”

Un processo simbolico: non solo per Amarena, ma per tutte le creature invisibili

La vicenda Amarena ha fatto il giro d’Italia, suscitando sgomento e indignazione trasversale. Il gesto che l’ha uccisa non ha solo infranto la legge, ma anche un tacito patto di coesistenza tra esseri umani e natura. Questo processo non riguarda soltanto chi ha sparato, ma anche come il nostro Paese difende – o non difende – i suoi patrimoni viventi.

LNDC insiste su questo punto:

“Questa non è una battaglia emotiva – sottolinea Pezone – ma giuridica e culturale. Chiediamo l’applicazione rigorosa delle leggi sulla tutela delle specie protette e pretendiamo che nessun gesto simile resti impunito. Amarena rappresenta tutte le creature che non hanno voce. Oggi siamo qui per darle parola, giustizia e memoria.”

Un futuro più giusto passa anche dalle aule di tribunale

L’impegno dell’associazione non si fermerà con la prima udienza. LNDC ha assicurato che seguirà passo dopo passo l’andamento del procedimento, come ha già fatto in numerosi altri casi in cui gli animali sono stati vittime di violenza e soprusi.

La morte di Amarena, per molti, è diventata un punto di non ritorno. Ha riportato alla luce i limiti strutturali della convivenza tra uomo e fauna selvatica e la necessità urgente di programmi educativi, strumenti preventivi e azioni legislative più severe. Il processo di Avezzano, per questo, ha un valore che va oltre l’Abruzzo.

Sono 50 le associazioni che hanno chiesto di costituirsi come parte civille nell’udienza pre-dibattimentale sull’uccisione dell’orsa Amarena. La richiesta è arrivata questa mattina davanti al giudice del Tribunale di Avezzano che si è riservato sulle eccezioni preliminari e ha aggiornato l’udienza al prossimo 18 luglio, giorno in cui deciderà sulle singole richieste e stabilire se l’imputato, il 57enne Andrea Leombruno, andrà o meno a giudizio. A chiedere di costituirsi parte civile sono state anche la Regione Abruzzo e il Comune di Villalago. 



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