Bloccati nella notte sul Gran Sasso: salvati sette giovani sotto la vetta del Pizzo Cefalone

di Redazione | 13 Luglio 2025 @ 16:01 | CRONACA
Soccorso Alpino Abruzzo

L’AQUILA – Una passeggiata in alta quota si è trasformata in una lunga notte di paura per sette ragazzi tra i 19 e i 24 anni, rimasti bloccati sotto la vetta di Pizzo Cefalone, nel cuore del massiccio del Gran Sasso. L’escursione, iniziata con leggerezza, si è conclusa con l’intervento decisivo dei tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico Abruzzo.

Il gruppo, sorpreso dalla notte e visibilmente provato dalla fatica, ha perso l’orientamento durante la discesa. Troppo stanchi per proseguire e disorientati dalla scarsa visibilità, i giovani non sono più riusciti a ritrovare il sentiero verso valle. È stato uno di loro a dare l’allarme.

Senza ulteriori esitazioni, una squadra del Soccorso Alpino è partita verso l’area segnalata. Nonostante le difficoltà dovute all’orografia impervia del versante e all’oscurità, i soccorritori hanno raggiunto i ragazzi, mettendoli in sicurezza con corde e dispositivi tecnici, per poi accompagnarli fino a Campo Imperatore.

Fortunatamente nessuno ha riportato ferite. Ma la tensione è rimasta alta fino al rientro a valle. Gli operatori del Soccorso Alpino, che nella zona conoscono ogni cresta e ogni canalone, hanno sottolineato come episodi simili possano trasformarsi in tragedie, se sottovalutati.

“Non ci sono state conseguenze fisiche – spiegano – ma serve maggiore consapevolezza. Affrontare la montagna richiede preparazione, rispetto per l’ambiente e soprattutto responsabilità. L’escursionismo non è un gioco d’improvvisazione”.

Lo scenario è noto. Escursioni iniziate tardi, scarso allenamento, abbigliamento non adeguato, mancanza di mappe e scarso segnale GPS. A tutto questo si aggiunge spesso la scarsa percezione del rischio. Il Gran Sasso, con la sua imponenza e i suoi rapidi cambiamenti meteo, è uno dei luoghi dove l’errore si paga caro.

Proprio per questo, gli operatori invitano a pianificare attentamente ogni uscita. Non basta avere lo smartphone carico: servono esperienza, valutazione del percorso, verifica delle previsioni e rispetto dei propri limiti. E quando il buio cala, anche il sentiero più battuto può trasformarsi in una trappola.

“Siamo felici che tutto sia andato per il meglio – dicono dal Soccorso Alpino – ma non possiamo fare affidamento sulla fortuna. Serve una cultura della montagna più solida. Ogni anno registriamo troppi interventi evitabili”.



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