Comitati No Snam di Sulmona e L’Aquila al Climate Pride di Roma

di Redazione | 17 Novembre 2025 @ 10:37 | AMBIENTE
Comitati No Snam di Sulmona e L’Aquila al Climate Pride di Roma

I comitati No Snam di Sulmona e L’Aquila hanno preso parte al Climate Pride che si è svolto a Roma il 15 novembre, un appuntamento che ha riunito oltre 80 organizzazioni ambientaliste in concomitanza con i negoziati della COP30 di Belém, in Brasile. Proprio a Belém è presente una delegazione italiana di attivisti, tra cui Renato Di Nicola, coordinatore nazionale della campagna Per il Clima – Fuori dal Fossile.

Il corteo, composto da più di diecimila partecipanti, ha attraversato le vie della capitale tra musica, performance artistiche e maschere raffiguranti animali, richiamo simbolico all’impatto della crisi climatica sulla biodiversità e sui rischi di estinzione. Accanto alle denunce, anche messaggi di speranza e l’invito a un modello energetico fondato su fonti rinnovabili.

Tra gli interventi dal palco, quello di Emanuele Amadio, che ha ribadito la contrarietà verso la Linea Adriatica Snam e la centrale di compressione di Sulmona. Opere considerate non necessarie e imposte – secondo i comitati – all’Abruzzo interno per favorire gli interessi della multinazionale del gas. Amadio ha richiamato l’attenzione sui rischi per la sicurezza legati alla localizzazione delle infrastrutture in aree ad elevata sismicità, sugli impatti ambientali e sull’abbattimento stimato di circa due milioni di alberi lungo l’Appennino, oltre che sulla compromissione dell’area archeologica di Case Pente.

Il Climate Pride è stato anche occasione per riaffermare la necessità di abbandonare rapidamente il sistema energetico fossile, ritenuto tra i principali responsabili del cambiamento climatico, delle disuguaglianze e delle tensioni geopolitiche globali. Nel documento finale è stato evidenziato come i conflitti in corso – compresi quelli in Ucraina e in Palestina – trovino spesso origine nelle competizioni per il controllo delle risorse fossili.

Le associazioni promotrici hanno denunciato con preoccupazione il ritorno di posizioni negazioniste sul clima, il rallentamento delle politiche europee del Green Deal e l’aumento delle spese militari, ritenute misure che sottraggono risorse alla transizione ecologica e alla protezione delle comunità più esposte agli impatti climatici.

Gli organizzatori hanno annunciato che la mobilitazione proseguirà nei prossimi mesi, puntando sul coinvolgimento diretto dei cittadini e su una pressione dal basso capace di contrastare l’influenza delle lobby dei combustibili fossili e dell’industria bellica.



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