Mafia dei pascoli: 44 a giudizio nella maxi inchiesta “Transumanza”

di Redazione | 13 Dicembre 2025 @ 13:04 | CRONACA
tribunale

All’Aquila, ieri, nell’udienza preliminare, il giudice ha disposto il rinvio a giudizio di 44 persone coinvolte nella maxi inchiesta “Transumanza” della Guardia di Finanza. Al centro del procedimento c’è una presunta maxi truffa ai danni dell’Unione europea, ipotizzata per intascare 5 milioni di euro di fondi pubblici legati a pascoli inesistenti.

L’impianto accusatorio è della Direzione distrettuale Antimafia dell’Aquila, nella persona del sostituto procuratore della Repubblica Roberta D’Avolio. La decisione del rinvio a giudizio è stata adottata dal Gup del Tribunale Marco Billi al termine di diverse udienze. Nell’inchiesta risultano coinvolte anche 31 società, sotto il profilo fiscale.

L’operazione “Transumanza” è stata condotta dalla Guardia di Finanza di Pescara e dall’aliquota della Sezione di Polizia giudiziaria delle Fiamme gialle della stessa Dda dell’Aquila, sotto la direzione prima del pm Simonetta Ciccarelli e poi di Roberta D’Avolio.

Tra gli imputati chiamati a rispondere dell’ipotesi di associazione per delinquere figurano Marina Casarin, di Venezia ma residente all’Aquila, e Americo Pezzopane, anche lui dell’Aquila. A vario titolo, con le contestazioni di truffa e autoriciclaggio, sono indicati Luca Federico e Francesca Federico, di Popoli ma residenti a Navelli, e Renata Beata Mysliwy, polacca residente all’Aquila.

Nel provvedimento, il Gup ha dichiarato prescritti, per 22 imputati, una decina di episodi di reato, all’interno di un quadro di contestazioni articolato su 125 pagine. Cinque le società abruzzesi finite nel mirino degli investigatori delle Fiamme gialle di Pescara, tra L’Aquila, Pescara e Navelli; le altre risultano distribuite tra Puglia, Trentino Alto Adige, Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Lazio e Campania.

Secondo gli accertamenti, si ipotizza un giro di affari illecito sul quale graverebbe anche il sospetto di un interessamento della “mafia foggiana”, per il coinvolgimento di soggetti contigui a figure interne ad organizzazioni criminali del Gargano. Il pool investigativo ha ricostruito l’esistenza di un sodalizio criminale dedito alla realizzazione, con l’aggravante mafiosa, di frodi a danno del bilancio nazionale e comunitario: l’azione sarebbe stata portata avanti attraverso indebite richieste di contributi del Fondo Europeo Agricolo di Garanzia, nel settore della Politica Agricola Comune (Pac).

Per ottenere i finanziamenti, l’associazione per delinquere, ritenuta operativa dal 2014, avrebbe simulato il possesso dei requisiti necessari a conseguire la disponibilità di terreni e i corrispondenti titoli Pac, rilasciati gratuitamente dalla Riserva Nazionale dei Titoli ai nuovi giovani imprenditori agricoli. Sempre secondo gli investigatori, le imprese agricole fittizie sarebbero state in combutta con società cooperative agricole o associazioni temporanee di imprese, costituite per acquisire migliaia di ettari di terreni la cui concessione ad uso civico veniva messa a bando dai Comuni.

Le frodi riscontrate dalla Guardia di Finanza di Pescara e dalla Sezione di Pg della Dda aquilana ammonterebbero a circa 5 milioni di euro. A carico di soggetti e imprese coinvolte vengono contestati, a vario titolo, autoriciclaggio, reimpiego di proventi illeciti, ricettazione, truffa aggravata ai danni dello Stato e il conseguimento di erogazioni pubbliche, con alcune contestazioni nel frattempo finite in prescrizione. La Direzione distrettuale Antimafia dell’Aquila ha indicato quali parti offese anche lo Stato italiano e l’Unione europea. Il processo è stato fissato per il mese di marzo.

Fonte: Il Messaggero



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