Larry Alan Smith e le radici a Raiano: al Caniglia la Messa per Celestino V

di Fabio Iuliano | 13 Dicembre 2025 @ 17:22 | CULTURA

Una macchina sonora da oltre 70 elementi per raccontare Celestino V: domani – domenica 14 dicembre – alle 17.30 il Teatro comunale “M. Caniglia” di Sulmona (Aq) ospita la prima esecuzione assoluta della Messa per Papa Celestino V di Larry Alan Smith, Concerto per il Giubileo 2025 della Camerata Musicale. Il lavoro, commissionato su idea del direttore artistico M° Gaetano Di Bacco e realizzato con la collaborazione del Conservatorio “L. D’Annunzio” di Pescara, sarà replicato lunedì 15 dicembre alle 21 all’Auditorium del Conservatorio di Pescara.

Scritta per voce recitante, solisti, coro di voci bianche, coro e orchestra, l’opera rispetta le cinque parti classiche della messa con Kyrie eleison in greco e Gloria, Credo, Sanctus e Agnus Dei in latino; i Salmi 148, 24, 23 e 98 sono invece presentati nella traduzione italiana di Giovanni Diodati (1649). Inserite anche poesie originali dell’autore: la composizione si sviluppa come un racconto musicale della vita di Pietro da Morrone, dalla solitudine sul Morrone all’elezione, fino all’abdicazione del 13 dicembre 1294.

In scena l’Orchestra del Conservatorio “D’Annunzio” di Pescara e il Coro della Virgola, entrambi diretti dal M° Pasquale Veleno; il Coro di voci bianche della Camerata (18 ragazzi tra 8 e 13 anni) diretto dal M° Anna Galterio; la voce recitante Nicolas Zappa; i solisti Licia Piermatteo (soprano) e Kim Seongwon (basso-baritono). Prima del concerto quattro studenti del Liceo classico “Ovidio” leggeranno un testo sulla vita di Pietro da Morrone, versi di Jacopone da Todi e un passaggio della formula di abdicazione. Nel foyer, visitabile anche la mostra fotografica su Celestino V dell’Accademia Sulmonese di Fotografia, curata da Luciano Fagagnini.

Larry Alan Smith

In che modo le Sue radici abruzzesi hanno inciso su questo lavoro?
È molto importante per la mia vita: questo pezzo è una componente fondamentale della mia vita ed è profondamente legato a Celestino e all’Abruzzo. La mia famiglia, dalla parte di mia madre, viene da Raiano: entrambi i miei nonni materni sono nati lì e poi sono emigrati negli Stati Uniti, stabilendosi in Ohio, a Canton, dove vivevano anche altre famiglie provenienti da Raiano. Sono tornato qui per la prima volta tra la fine degli anni Settanta per vedere con i miei occhi com’era Raiano. Dal 2008 ho iniziato a venire con continuità, ho ottenuto la cittadinanza in quel periodo e ho comprato un appartamento a Sulmona: questo legame è cresciuto nel tempo, e questa Messa è diventata una culminazione.

Perché ha scelto le cinque parti classiche della Messa?
Volevo mantenere gli elementi essenziali, quelli che servono per avere davvero una Messa. Ma ho aggiunto anche quattro arie e quattro sezioni che chiamo solitudini: l’idea era immaginare che cosa potesse essere la vita di Celestino lassù in montagna, da solo, da eremita. Inoltre, oltre che compositore, sono anche poeta: ho scritto sei poesie pensando a cosa avrebbe potuto dire Celestino, mettendomi nella sua voce. Le poesie sono intervallate alla musica e, insieme, costruiscono l’opera.

Che cosa è stato più difficile nel comporre per coro e orchestra insieme?
Ci sono due cori, quello dei bambini e quello degli adulti, oltre all’orchestra. Un progetto del genere diventa possibile se qualcuno lo prende davvero in carico: è successo grazie a Gaetano e alla Camerata, e per questo sono estremamente grato.

Perché inserire i Salmi in italiano nella traduzione Diodati (1649)?
Mi piacevano le traduzioni, le trovavo interessanti. Le poesie sono in italiano, e quindi anche i Salmi che uso sono in italiano, come ha ricordato. Il resto resta tradizionale: latino e Kyrie in greco.

Che cosa desidera che il pubblico senta alla fine?
Voglio che si senta lì, come se stesse osservando, vivendo e ricordando Celestino. La Messa inizia letteralmente alle 3 del mattino e finisce di nuovo alle 3, anni dopo: a quel punto Celestino ha attraversato tutta la sua storia. L’ultima solitudine è legata agli echi del Morrone, la sua montagna, e mi interessa che il pubblico arrivi a quell’immagine con addosso un’esperienza, non solo un’idea.

Nicolas Zappa


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