“Finalmente a casa”, Munda e Castello cinquecentesco camminano di nuovo insieme
di Alessio Ludovici | 19 Dicembre 2025 @ 16:04 | L'AQUILA CAPITALE CULTURA
L’AQUILA – Il mammut, il nostro caro vecchio amico, non è più solo e riabbraccia il MUNDA. Per anni è rimasto immobile, sentinella silenziosa della fortezza che si erge sulla città, simbolo prima del terremoto, durante la frattura, e poi nella lunga attesa. Lui è rimasto, quando tutto il resto si spostava, si ricomponeva, cercava un nuovo equilibrio. Oggi riaccoglie i suoi compagni di viaggio, le collezioni, almeno una parte per ora, che raccontano migliaia di anni di storia dell’Abruzzo. Ed è forse da questa immagine che si può capire fino in fondo il senso della riapertura del Museo Nazionale d’Abruzzo nei bastioni del Castello Cinquecentesco.
“Finalmente a casa”. Così Federica Zalabra, direttrice del MUNDA, ha aperto la cerimonia di inaugurazione, davanti alla stampa nazionale e alle autorità intervenute, alla vigilia della riapertura al pubblico prevista per domani, 20 dicembre. “Dopo il 2009 la casa era stata persa, adesso la casa è stata ritrovata”, ha aggiunto, chiarendo subito che il ritorno del museo non è solo un fatto logistico, ma una ricomposizione simbolica.
Non è un caso che la data scelta per l’inaugurazione richiami un’altra tappa fondamentale di questa lunga traversata. Il 19 dicembre 2015 apriva infatti la sede temporanea di Borgo Rivera. “Volevamo creare un filo rosso tra quella sede provvisoria e questa che finalmente sarà permanente”, ha spiegato Zalabra.
Il rientro del MUNDA nel Castello è il risultato di interventi complessi di consolidamento e restauro della prima parte della fortezza, il settore sud-est, portati avanti dal Segretariato regionale del Ministero della Cultura per l’Abruzzo. Zalabra ha voluto citare esplicitamente i protagonisti di questo lavoro: l’architetta Patrizia Tomassetti, responsabile unica del procedimento, e l’architetto Antonio Di Stefano, direttore dei lavori. “Questi lavori ci hanno raccontato quanto tutti fossimo legati a questo posto”, ha detto, ricordando chi entrò nel Castello la notte del 2009 e chi, per la prima volta, non voleva più vederlo chiuso e sottratto alla città.
Per l’allestimento museale il riferimento è all’Ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila, con la stazione appaltante rappresentata da Salvo Provenzano, il responsabile del procedimento ingegner Michela Marrone e il direttore dei lavori Andrea Calzetta. Un cantiere consegnato solo nel giugno 2025 e arrivato in pochi mesi all’apertura: “Come vedete, in pochissimo tempo siamo riusciti ad aprire”, ha sottolineato la direttrice.
Il progetto museologico è stato curato dal museo, mentre la traduzione museografica è stata affidata allo studio fiorentino Magni. Il supporto tecnico per gli aspetti antisismici e antivibrazione è arrivato dall’Istituto Centrale per il Restauro, mentre la professoressa Huber ha seguito il delicato trasporto e rimontaggio delle opere in terracotta.
“Mettere un museo dentro una struttura come questa non è facile”, ha ammesso Zalabra. “È la struttura che decide i percorsi espositivi, le pause, le aperture”. In alcuni punti l’architettura prevale, l’arte arretra, e il Castello torna protagonista del racconto.
Forte, infine, l’attenzione all’accessibilità. “Questo museo è aperto a tutti in senso pieno”, ha rivendicato la direttrice. Percorsi tattili per non vedenti, guide facilitate, strumenti tecnologici, una guida pensata anche per chi non sa leggere e per i bambini, insieme a quelle dedicate al museo e ad Amiternum. Un lavoro realizzato anche grazie alla collaborazione con l’Unione Ciechi dell’Aquila e all’artista Felice Tagliaferri, autore del modello tridimensionale del San Antonio Abate.
A sottolineare il valore istituzionale della giornata, le parole del presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio: “La riapertura del MUNDA nel Castello Cinquecentesco rappresenta un traguardo fondamentale per L’Aquila e per l’Abruzzo intero. È il segno concreto di una ricostruzione che non riguarda solo gli edifici, ma l’anima culturale e identitaria di questa città”. Un passaggio che guarda anche al futuro, verso il completamento dell’intero Castello e verso L’Aquila Città italiana della Cultura 2026.
A chiudere la cerimonia, il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, che ha riportato il Castello alla dimensione più intima e vissuta della città. “Questo sarà un luogo centrale nel percorso di Capitale italiana della Cultura e anche molto oltre, perché è un luogo iconico, ma soprattutto un luogo del cuore”. Non solo una costruzione, ma uno spazio abitato: “Qui abbiamo ascoltato grandi direttori d’orchestra, assistito a concerti di musica dal vivo, fatto feste nel fossato, visto sfilate di moda. Di qui è passato tutto”.
E guardando al futuro ha concluso: “Di qui passerà tutto quello che faremo nel 2026. Questo luogo, nato come spazio di coercizione e repressione, oggi è un monumento internazionale della forza dell’Aquila e del nostro territorio”.











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