Campo Imperatore, 55 anni fa al cinema il primo Trinità: il Gran Sasso diventò West
di Redazione | 23 Dicembre 2025 @ 05:53 | IL MONDO DELLO SPETTACOLO
L’AQUILA – Il 22 dicembre 1970 Lo chiamavano Trinità… arrivava al cinema in anteprima al Supercinema di Roma, per poi essere distribuito dal giorno successivo nelle sale di tutta Italia. Cinquantacinque anni dopo, quel film resta una pietra miliare della cultura popolare italiana e segna anche l’inizio del legame cinematografico tra Trinità e Campo Imperatore, l’altopiano del Gran Sasso destinato a diventare uno dei “West” più riconoscibili del cinema italiano.
Nel primo Lo chiamavano Trinità… Campo Imperatore è già presente anche se il paesaggio resta ancora funzionale alla narrazione e non pienamente centrale nel racconto.
È soprattutto con …continuavano a chiamarlo Trinità, uscito l’anno successivo, che Campo Imperatore assume un ruolo da protagonista. Nel secondo capitolo, l’altopiano del Gran Sasso diventa il vero e proprio mondo di Trinità e Bambino: le inquadrature si allargano, il ritmo si dilata e il paesaggio entra in dialogo diretto con la comicità del film. È in questa dimensione che nasce il “West di Trinità” come spazio riconoscibile e identitario.
Diretti da Enzo Barboni, alias E.B. Clucher, i due film segnano la svolta del genere western italiano. La violenza classica dello spaghetti western viene svuotata e trasformata in gesto coreografico, mentre il mito del West viene riletto in chiave ironica e popolare. Protagonisti assoluti sono Bud Spencer e Terence Hill, un duo che trova proprio in questi film l’equilibrio perfetto tra fisicità, tempi comici e complicità scenica.
A rendere immortale l’immaginario di Trinità contribuisce anche il sottogenere del cosiddetto “fagioli-western”, che si consolida soprattutto nel secondo film con la celebre scena della fagiolata, diventata uno dei momenti più iconici del cinema italiano. Una comicità che funziona proprio perché immersa in uno spazio ampio e riconoscibile come quello di Campo Imperatore.
Cinquantacinque anni dopo l’uscita del primo Trinità, l’altopiano del Gran Sasso non è solo un luogo naturale di straordinaria bellezza, ma anche un pezzo di memoria cinematografica collettiva.


