L’Aquila, quando la cultura diventa racconto collettivo

La cerimonia di apertura all'Auditorium Guardia di Finanza

di Sabrina Giangrande | 17 Gennaio 2026 @ 16:18 | L'AQUILA CAPITALE CULTURA cerimonia L’Aquila 2026 Auditorium Guardia di Finanza

L’AQUILA – Non è stata soltanto un’inaugurazione ufficiale, ma una vera e propria drammaturgia civile quella che ha dato avvio a L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. All’Auditorium della Guardia di Finanza, la città si è raccontata attraverso musica, parole e immagini, componendo un affresco corale che ha intrecciato memoria, rinascita e futuro.

La conduzione della cerimonia è stata affidata a Francesca Fagnani, che ha raccontato il suo legame con la terra d’Abruzzo: «sono cresciuta ad arrosticini e ferratelle», e a Paride Vitale, anche lui emozionato che ha raccontato il suo percorso e il suo attaccamento all’Abruzzo, al quale ha dedicato anche un libro che sta riscuotendo molto successo “D’Amore e D’Abruzzo“. La direzione artistica affidata al Maestro Leonardo De Amicis, ha costruito una cerimonia scandita in capitoli, come un libro aperto sulla storia aquilana. L’apertura musicale con il Canto della Terra ha subito immerso il pubblico in una dimensione emotiva intensa, seguita dalla voce narrante di Giorgio Pasotti, che ha inaugurato il primo movimento del racconto. La musica di Amara, con “Che sia benedetta”, ha accompagnato l’ingresso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, salutato da un auditorium raccolto e partecipe.

Il momento istituzionale si è fuso con quello artistico senza fratture: gli inni, il video di proclamazione, il discorso emozionato del sindaco Pierluigi Biondi hanno dialogato con letture, musica e testimonianze, cui hanno fatto seguito l’intervento del Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, seguito da quello del Ministro della Cultura Alessandro Giuli. La cerimonia ha trovato uno dei suoi vertici nel secondo capitolo, dedicato a “Cultura, territori, mille capitali”, con la lettura di Simone Cristicchi e l’interpretazione intensa di Gianluca Ginoble nativo di Roseto degli Abruzzi (Te) in “Amara terra mia”, del grande autore Domenico Modugno, omaggio potente a un Abruzzo “forte e gentile”.

Suggestivo il terzo capitolo, “Rinascita, fede, perdono”, affidato alla voce luminosa di Viola Graziosi, in abito bianco, e al duetto Cristicchi–Amara sulle note de “La Cura”, di Franco Battiato che ha trasformato il silenzio della sala in ascolto profondo. La parte centrale della cerimonia ha poi aperto lo sguardo alla comunità e all’accoglienza, con l’energia giovane di Nicole Tuzii, nativa di Sulmona (Aq) la più giovane sul palco, e con l’omaggio all’identità aquilana affidato al compositore Fabrizio Mancinelli, autore della composizione originale “When Time Begins… Again” dedicato alle vittime della tragedia di Rigopiano.

Poi l’intervento del già Presidente del Teatro Stabile d’Abruzzo, Pietrangelo Buttafuoco su L’Aquila città multiverso. Il racconto si è fatto ancora più corale nel capitolo dedicato ai grandi scrittori abruzzesi: Pasotti, Cristicchi e Graziosi hanno dato voce a Silone, D’Annunzio, Ovidio, Croce, Dacia Maraini, Hemingway, accompagnati dalle musiche di Ennio Morricone, cittadino onorario dell’Aquila. Un passaggio che ha restituito l’immagine di una città capace di “continuare a generare voce anche quando tace”, come ha sottolineato De Amicis.

La chiusura, affidata al discorso del Presidente Sergio Mattarella e salutata da una standing ovation, ha suggellato una mattinata intensa e condivisa. Non un punto di arrivo, ma – come ha ricordato lo stesso De Amicis – una cerimonia fondativa, che ha dato forma e suono a un anno di cultura diffusa.

Gli interventi istituzionali

Le parole di Pierluigi Biondi Sindaco dell’Aquila

«La storia si scrive con piccoli gesti quotidiani, facendo il proprio dovere verso la comunità, soprattutto quando è una comunità ferita come L’Aquila e il cratere sismico del 2009. La cultura non solo racconta la storia, ma serve anche a scriverla. Con questo anno vogliamo costruire basi solide, soprattutto per i giovani, affinché possano esercitare il diritto di restare, che è la massima espressione della libertà: costruirsi un futuro nei propri luoghi. Attraverso il racconto dell’Aquila vogliamo raccontare un’Italia capace di far sentire ognuno cittadino dei propri territori».

Maestro Leonardo De Amicis, direttore artistico

«Questa è una cerimonia fondativa: non è il punto d’arrivo, ma il punto di partenza. L’augurio che faccio alla città è di continuare su questa strada, con la stessa energia e la stessa voglia che ho riscontrato e toccato con mano in questi nove anni in cui mi sono occupato della Perdonanza e dei Cantieri dell’Immaginario». E sul ruolo di Capitale italiana della Cultura De Amicis aggiunge: «noi lavoriamo perché questo accada davvero. Mi auguro che non sia “un po’”, ma che attraverso la cultura L’Aquila venga portata alla conoscenza di tutti. Molti la conoscono solo superficialmente. La cerimonia è stata un racconto: per chi non la conosce e, allo stesso tempo, per chi la conosce, che ha ritrovato i pezzi di se stesso in ciò che ho voluto raccontare. L’Aquila è forte e gentile come gli abruzzesi, è caparbia, è una città che non si arrende. Credo che questo anno di cultura sia un vero toccasana: abbiamo iniziato con una narrazione diversa della cultura».

Giorgio Pasotti, attore e direttore artistico del Teatro Stabile d’Abruzzo

«È stato un momento molto emozionante e profondamente sentito. L’emozione di un intero popolo abruzzese è confluita in questa nomina meritatissima di Capitale italiana della Cultura, con L’Aquila come portavoce di una regione intera. Si è percepita una partecipazione che andava oltre la città. Per me è un onore rappresentare un pezzo di cultura aquilana e abruzzese e far parte di un momento storico: sento il dovere di restituire qualcosa a un territorio che mi ha accolto a braccia aperte».

Viola Graziosi, attrice

«È stato un momento di fortissima emozione e di grande gioia, il punto di arrivo di un percorso preparato a lungo. Il mio legame con L’Aquila passa dal Teatro Stabile d’Abruzzo e da progetti importanti condivisi anche fuori dall’Italia. Qui il teatro è davvero al centro: un luogo di accoglienza, una casa, uno spazio di scambio in cui le persone possono vedersi e riconoscersi».

L’Aquila ha iniziato il suo 2026 così: non proclamandosi capitale, ma dimostrandolo, attraverso l’arte, la partecipazione e un racconto che appartiene a tutta la comunità.

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