Grotta Grande dei Cervi: concluse le esplorazioni speleosubacquee a Pietrasecca
di Redazione | 26 Gennaio 2026 @ 09:57 | EVENTI
Sono iniziate nella serata del 23 gennaio 2026 le attività di esplorazione subacquea del lago e del sifone terminale della Grotta Grande dei Cervi, a Pietrasecca, nel comune di Carsoli. Il complesso ipogeo è inserito in un articolato sistema carsico dell’Appennino centrale, nell’area dei Monti Carseolani, ed è considerato di grande interesse speleologico e scientifico.
Il primo intervento ha visto l’ingresso in grotta di un team composto da quattro speleologi intorno alle ore 22.00, con uscita alle 2.00 della notte. In questa fase preliminare sono state effettuate le operazioni di armo delle linee di progressione, la verifica delle condizioni ambientali e la predisposizione della linea guida, passaggi fondamentali per garantire la sicurezza e la corretta conduzione delle successive immersioni speleosubacquee.
Oltre trenta speleologi da cinque regioni per rilievi e osservazioni
Nel corso dei tre giorni di attività programmati si sono alternati all’interno della cavità oltre 30 speleologi, provenienti da Abruzzo, Umbria, Lazio, Marche e Campania. Le operazioni hanno incluso rilievi speleologici, osservazioni di carattere idrogeologico e la documentazione delle morfologie carsiche sommerse, contribuendo ad ampliare le conoscenze su un ambiente ancora in parte inesplorato.
Fondamentale il contributo del Gruppo Speleologico Aquilano, responsabile del coordinamento tecnico-organizzativo delle esplorazioni, così come la collaborazione della Protezione Civile di Carsoli, impegnata nel supporto logistico e nella gestione della sicurezza esterna. Il Comune di Carsoli ha garantito il proprio sostegno istituzionale, permettendo la realizzazione delle attività in un contesto di massima collaborazione.
Un tassello importante per lo studio del regime idrico sotterraneo
L’esplorazione del sifone terminale della Grotta Grande dei Cervi rappresenta un passaggio significativo per l’approfondimento delle conoscenze sul regime idrico sotterraneo e sull’evoluzione del sistema carsico. I dati raccolti potranno avere ricadute rilevanti in ambito scientifico, ambientale e nella tutela di un patrimonio naturale di grande valore, ancora in gran parte nascosto sotto la superficie dell’Appennino centrale.


