L’Aquila, la sorgente della vita della città
di Alessio Ludovici | 15 Marzo 2026 @ 16:19 | AMBIENTE
L’AQUILA – Se si scende verso la Rivera, dove la città sembra allentare il passo prima di lasciare spazio alla valle dell’Aterno, c’è un punto in cui l’acqua si sente prima ancora di vederla. È un suono continuo, ostinato, che scorre dentro i muri.
Qui, tra il colle su cui sorge L’Aquila e il borgo della Rivera con le sue 99 Cannelle – il simbolo più antico della città – si trova il convento di Santa Chiara. È incastonato nella roccia, quasi nascosto tra la pietra e l’acqua.
Un tempo era delle clarisse. Oggi è la casa dei frati cappuccini.
Nel chiostro incontriamo frate Piero. È giovane per essere un cappuccino. Ha modi tranquilli e mani che raccontano più dell’abito: mani che lavorano la terra. L’orto del convento è una delle sue passioni. Ci cresce verdure, erbe, stagioni.
Per lui non è solo agricoltura. È qualcosa di più semplice e più serio insieme: prendersi cura della terra.
Fa parte della comunità Laudato Si’, ispirata all’enciclica di papa Francesco sull’ecologia integrale. Un’idea che suona quasi ovvia, ma che altrove sembra non esserlo più: l’uomo, la terra, l’acqua, la città, parti di uno stesso respiro.
E proprio l’acqua è la vera padrona di questo luogo. I frati, undici, la custodiscono. Letteralmente. Perché sotto il convento scorre una delle sorgenti più misteriose della città. È l’acqua che poi alimenta le 99 Cannelle, la fontana medievale della Rivera, con le sue bocche di pietra che da secoli versano acqua senza fermarsi mai.
Ma da dove arrivi davvero quell’acqua, nessuno lo sa.
Dal fondo del convento parte un piccolo tunnel, una galleria di una dozzina di metri. Umida, stretta. Sbuca verso l’orto e verso le mura della città che scorrono lì accanto. Dentro non c’è una sorgente nel senso classico del termine. L’acqua non sgorga da un punto preciso. Affiora dalle pareti.
Filtra dalla roccia come se la montagna respirasse.
Gli speleologi hanno provato a seguirla, negli anni. Anche alcuni ricercatori. Hanno studiato, ipotizzato, tracciato percorsi sotterranei possibili. Ma la verità è che il suo viaggio rimane in gran parte sconosciuto.
Si sa soltanto che scorre. Sempre uguale. D’estate come d’inverno. Poi, più a valle, si incammina verso l’Aterno, dove alla fine si ricongiunge al fiume.
Intanto attraversa questo pezzo di città lasciando dietro quel suono inconfondibile, che sembra ricordare più di tutto che forse L’Aquila, è nata proprio qui, dove l’acqua sgorga dai muri.


