Ecce Homo al Senato, Zalabra: “un vero capolavoro che torna a casa”

di Fausto D'Addario | 26 Marzo 2026 @ 19:43 | L'AQUILA CAPITALE CULTURA

L’AQUILA – Presentato il 26 marzo al Senato della Repubblica, nella Biblioteca “Giovanni Spadolini” di Palazzo della Minerva, l’Ecce Homo di Antonello da Messina è stato il protagonista della cerimonia di inaugurazione dell’esposizione, alla presenza del Presidente del Senato Ignazio La Russa, del Ministro della Cultura Alessandro Giuli e della direttrice del MuNDA Federica Zalabra. 

“Ritornare a guardare l’opera di Antonello da Messina è un’operazione non solo culturale, ma anche sociale. Perché non è vero che la cultura non produce ricchezza: gli investimenti in cultura, se spesi per cose che meritano, producono sì ricchezza dello spirito, ma anche una ricchezza materiale”, ha dichiarato il Presidente Ignazio La Russa.

Sulla stessa linea, ma con uno sguardo proiettato al futuro, il Ministro Alessandro Giuli ha sottolineato:

“Oggi presentiamo un’opera di straordinario valore, frutto di un lavoro corale che ha coinvolto le istituzioni e tutti coloro che, con competenza e dedizione, hanno reso possibile questo eccezionale allestimento. Vogliamo che questo quadro manifesti la missione del Ministero della Cultura: ampliare il più possibile l’accesso alla bellezza per tutti i cittadini. L’opera restituirà valore alla collettività e rafforzerà il patrimonio della Nazione. Per questo viaggerà per essere conosciuta e incontrata da pubblici diversi”.

E proprio in questa traiettoria si inserisce con forza la presenza della Federica Zalabra, Direttrice del Museo Nazionale d’Abruzzo, intervenuta durante la cerimonia per raccontare il valore e il destino dell’opera. La sua figura emerge come snodo cruciale tra tutela, valorizzazione e futuro del patrimonio: è infatti sotto la sua guida che il dipinto troverà casa all’Aquila, Capitale italiana della Cultura 2026.

Nel suo intervento, Zalabra ha posto l’accento sulla dimensione intima dell’opera, spiegando come le sue ridotte dimensioni siano strettamente legate alla pratica della devotio moderna: un dipinto pensato non per la fruizione pubblica, ma per un rapporto personale e diretto con il sacro. L’Ecce Homo, infatti, poteva essere facilmente trasportato, custodito anche in una piccola sacca e utilizzato nei momenti di preghiera quotidiana, diventando uno strumento di meditazione privata. Proprio questo uso costante spiega un dettaglio significativo: il retro dell’opera appare consumato, segno tangibile di una devozione vissuta in modo fisico, fatta di contatto continuo, di mani che accarezzavano la superficie e di gesti reiterati come il bacio, attraverso cui il proprietario cercava un legame concreto e quasi corporeo con il divino.

L’Ecce Homo si mostra così in tutta la sua doppia natura: sul recto il volto sofferente di Cristo, sul verso San Girolamo penitente. Due immagini che dialogano silenziosamente con lo spettatore e con il contesto istituzionale che le accoglie.

Dal 27 marzo al 7 aprile, il pubblico potrà accedere gratuitamente alla mostra nella Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, senza prenotazione. Un’apertura che traduce in pratica le parole pronunciate durante l’inaugurazione: rendere la bellezza accessibile, condivisa, viva.

E mentre i visitatori inizieranno a scorrere davanti allo sguardo di Cristo, resta la sensazione che questa esposizione sia solo l’inizio di un viaggio più grande: quello di un’opera che non si limita a essere ammirata, ma che torna a interrogare il presente.



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