Giornata endometriosi L’Aquila: una partecipazione che parla chiaro
L’Aquila si colora di giallo
di Redazione | 29 Marzo 2026 @ 12:43 | SALUTE E ALIMENTAZIONE
L’AQUILA – C’è un colore che, per un giorno, cambia il volto della città. Non è solo una scelta estetica. È un segnale. A L’Aquila quel colore è il giallo, acceso, visibile, quasi impossibile da ignorare. È il colore della Giornata dell’endometriosi, ma soprattutto è il colore di chi decide di non restare in silenzio.
Il 28 marzo, tra i corridoi del Centro Commerciale L’Aquilone, si è costruito qualcosa che va oltre un evento: una presenza, una rete, un racconto condiviso.
La partecipazione è stata costante, continua. Non un picco isolato, ma un flusso che ha attraversato tutta la giornata. Volti diversi, storie diverse, un punto in comune: il bisogno di capire, di riconoscersi, di dare un nome a un dolore spesso ignorato.
L’iniziativa “Fiori della Consapevolezza”, promossa dall’Associazione Progetto Endometriosi (A.P.E.), ha trasformato uno spazio commerciale in un luogo di confronto. Non un semplice stand, ma un presidio umano.

A dare peso istituzionale alla giornata, la presenza del Senatore Guido Liris e del Direttore Generale della ASL 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila, Paolo Costanzi. Accanto a loro, gli studenti del SISM. Non una presenza simbolica, ma operativa, immersa nelle attività informative. Il patrocinio del Dipartimento MESVA dell’Università dell’Aquila, della ASL e del Comune ha tracciato un perimetro preciso: la salute femminile non è più un tema marginale.
Un fiore che non è solo un simbolo
Sul tavolo delle volontarie, una gerbera rosa e semi di girasole. Piccoli oggetti, apparentemente semplici. Eppure, carichi di significato. La gerbera racconta la fragilità. Il girasole, la resistenza. Due immagini che convivono nello stesso spazio, come accade nella vita delle donne che affrontano l’endometriosi.
Quel gesto — una donazione in cambio di un fiore — ha una direzione chiara: sostenere la formazione di professionisti sanitari. Ginecologi, ecografisti, psicologi. Figure centrali in una battaglia che si gioca, prima di tutto, sul tempo.
Ridurre il ritardo diagnostico significa cambiare il destino di molte storie.



Il nodo centrale: il ritardo diagnostico
C’è una frase che attraversa l’intera giornata e che resta addosso come una verità scomoda: il dolore mestruale severo è stato a lungo considerato normale. E da qui parte tutto.
La professoressa Manuela Ludovisi, presente per l’intera giornata, lo racconta senza filtri:
“L’endometriosi non è soltanto una malattia ginecologica: è una condizione complessa che attraversa la vita delle donne in ogni sua dimensione — fisica, emotiva, relazionale e lavorativa.
Oggi abbiamo incontrato ragazze giovanissime, donne adulte, madri, coppie che stanno affrontando percorsi difficili. Tutte accomunate da un elemento fondamentale: il bisogno di essere ascoltate senza giudizio e senza minimizzazioni.”
Il punto non è solo clinico. È culturale.
“Il ritardo diagnostico, purtroppo, rimane una delle sfide più grandi. Non perché manchino le competenze mediche, ma perché per troppo tempo il dolore mestruale severo è stato considerato ‘normale’. Questo ha portato molte donne a convivere per anni con sintomi invalidanti, spesso in solitudine.”
E poi la linea che divide il prima dal dopo:
“La diagnosi precoce è essenziale, ma lo è altrettanto la consapevolezza culturale che il dolore non deve essere ignorato o banalizzato.”



Quando l’ascolto diventa cura
La giornata non si è fermata all’informazione. Ha aperto uno spazio. Un luogo in cui riconoscersi.
“Eventi come questo hanno un valore enorme: permettono alle donne di riconoscersi, di confrontarsi, di trovare informazioni corrette e soprattutto di sentirsi legittimate a chiedere aiuto.” Una frase che sposta il focus. Non si parla solo di diagnosi, ma di legittimazione.
“Creano una rete di sostegno che va oltre la medicina e che coinvolge famiglie, comunità, istituzioni.” E poi la chiusura, netta, quasi definitiva:
“L’endometriosi non è invisibile: è la società che deve imparare a guardarla.”
Il messaggio dell’A.P.E.: rompere il silenzio
Le parole dell’associazione arrivano come una dichiarazione, senza ambiguità:
“Oggi a L’Aquila abbiamo colorato gli spazi con i nostri Fiori della Consapevolezza.
Celebriamo le donne che hanno trovato la forza di alzare la voce per essere ascoltate, credute e curate.”
Non è una celebrazione formale. È un riconoscimento.
“Celebriamo le volontarie, le associazioni e il personale sanitario che ogni giorno camminano accanto a chi convive con l’endometriosi, offrendo sostegno, competenza e speranza.”
Poi l’obiettivo, dichiarato senza esitazioni:
“Il nostro impegno è chiaro: rompere il silenzio su una malattia troppo a lungo ignorata.”
E la sintesi finale:
“L’informazione è la nostra forza: conoscere l’endometriosi è il primo passo per affrontarla insieme.”
Il tempo lungo della consapevolezza
“I Fiori della Consapevolezza” non si esauriscono in un giorno. Lasciano tracce. Portano informazione, ma anche vicinanza. E soprattutto, restituiscono una certezza: nessuna donna dovrebbe attraversare questo percorso da sola. Un passo alla volta. Una voce alla volta. La rete si allarga.



