A Palazzo ONMI la mostra “Ecosistema Culturale” apre l’Opera Demopratica
All’ex Asilo di viale Duca degli Abruzzi inaugurato il progetto promosso da Fondazione Pistoletto Cittadellarte con Comune dell’Aquila e Comitato scientifico di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. Al centro una lettura dell’arte come pratica pubblica, relazione tra opere, territorio e comunità.
di Angelo Clementi | 22 Aprile 2026 @ 16:00 | L'AQUILA CAPITALE CULTURA
Con l’inaugurazione della mostra “Ecosistema Culturale”, ospitata al primo piano di Palazzo ONMI, ex Asilo, in viale Duca degli Abruzzi, L’Aquila ha avviato ufficialmente l’Opera Demopratica, progetto promosso da Fondazione Pistoletto Cittadellarte in collaborazione con il Comune e con il Comitato scientifico di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. L’apertura, avvenuta mercoledì 22 aprile alle 12, segna l’ingresso nel programma cittadino di un’iniziativa che usa il linguaggio dell’arte contemporanea non come semplice cornice espositiva, ma come dispositivo di relazione, mappatura e costruzione di pratiche condivise.

Una mostra-laboratorio tra opere, oggetti e comunità
La mostra nasce attorno ai principi della Demopraxia, della Trinamica e del Terzo Paradiso elaborati da Michelangelo Pistoletto, e si presenta come un ecosistema più che come una sequenza di opere isolate. Nel percorso espositivo lavori riferibili all’universo di Pistoletto entrano in dialogo con oggetti, libri e materiali messi a disposizione dalle realtà locali coinvolte nella mappatura, restituendo un’immagine del tessuto culturale aquilano come insieme di soggetti in relazione.
In questo quadro si colloca anche la “Sfera di Giornale”, realizzata con il contributo degli studenti dell’istituto Bafile nell’ambito di un workshop svolto nelle settimane precedenti. È un elemento che chiarisce bene l’impostazione dell’intero progetto: l’opera non viene presentata soltanto come oggetto da osservare, ma come processo che implica partecipazione, selezione, responsabilità e lettura del presente. Lo ha ricordato Gianni Manzoni, coordinatore dell’Opera Demopratica L’Aquila, sottolineando la collaborazione già avviata con il territorio e il coinvolgimento degli studenti nella realizzazione dell’installazione ispirata alla “Sfera di giornale” del 1990.

Nella sala principale, inoltre, la forma del Terzo Paradiso è stata tradotta in un’installazione composta dalle sedie prestate dalle organizzazioni del territorio, mentre il concept visivo del progetto rilegge il simbolo attraverso 99 punti, richiamando i castelli della fondazione della città. Il riferimento non è soltanto iconografico: la figura del Terzo Paradiso, nata come riconfigurazione del segno dell’infinito, indica per Pistoletto un equilibrio possibile tra natura e artificio, tra differenze e opposti, e qui viene assunta come immagine di una convivenza costruita attraverso connessioni, pratiche e responsabilità condivise.

La poetica di Pistoletto e l’arte come “catalizzatore di trasformazione”
Il nodo più rilevante dell’iniziativa sta proprio nella sua impostazione artistica e curatoriale. L’asse non è quello della mostra celebrativa, ma quello di un’arte che interviene nei processi sociali e li rende leggibili. Nel testo dedicato alla Demopraxia, la sostituzione del “potere” con la “pratica” definisce un passaggio decisivo: non una democrazia evocata in astratto, ma una partecipazione che prende forma dentro organizzazioni, associazioni, istituzioni, imprese culturali e realtà civiche già operative nel territorio.
Su questo aspetto si è soffermato Pierluigi Sacco, responsabile scientifico del progetto, quando ha parlato del lavoro della Fondazione Pistoletto come di un’esperienza che “va oltre le convenzioni dell’arte”. Il punto, ha osservato, è “fare in modo che l’opera non sia solamente un bell’oggetto ma diventi un catalizzatore di trasformazione”. È una definizione che chiarisce bene il senso della mostra aquilana: non un allestimento concluso in se stesso, ma una forma di “scultura sociale” capace di attivare relazioni, produrre domande e accompagnare una riflessione sulle condizioni di sviluppo della città.

Anche per questo “Ecosistema Culturale” insiste sul tema delle imprese culturali e creative non come comparto separato, ma come snodo tra cultura, economia, terzo settore e cittadinanza. La presenza di una biblioteca delle imprese culturali e creative, della piattaforma web del forum e delle richieste rivolte direttamente alla comunità – dai libri alle sedie, fino alla proposta di attività performative – rafforza l’idea di uno spazio espositivo che assume una funzione pubblica, aperta, processuale.
Il ruolo nel percorso di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026
L’inaugurazione all’ex Asilo si inserisce in modo coerente nel percorso di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026, soprattutto per il rapporto che costruisce tra spazio recuperato, progettazione culturale e dimensione civica. Il sindaco Pierluigi Biondi ha definito l’iniziativa dentro “una continua riconquista degli spazi cittadini”, precisando che non si tratta solo di spazi fisici, ma di luoghi nei quali “la creatività può trovare luogo”. Nella stessa direzione va la sua idea di cultura come pratica “laboratoriale”, misurata non sull’effetto dell’evento ma su ciò che “lasceremo alla città e alla comunità”.
È un passaggio significativo anche per la collocazione del progetto nel sistema culturale aquilano. La scelta di Palazzo ONMI, luogo simbolico della città, non vale soltanto come sede espositiva, ma come segnale di una funzione nuova assegnata agli spazi della ricostruzione: non contenitori neutri, bensì ambienti in cui le arti visive, la riflessione pubblica e la produzione culturale possono interagire. Da questo punto di vista, l’Opera Demopratica prova a collocarsi nel “dopo” del 2026, cioè in quella dimensione di continuità che lo stesso Sacco ha indicato come decisiva per evitare che il programma della Capitale della Cultura si esaurisca nella durata dell’anno.
Nelle dichiarazioni diffuse per l’apertura, Paolo Naldini, direttore di Fondazione Pistoletto Cittadellarte, ha parlato della cultura come di “una bussola concreta” e della Demopraxia come di “un laboratorio di partecipazione in cui l’arte si fa strumento di democrazia”. Nelle note della conferenza ha aggiunto un altro elemento centrale: “c’è una grande ambizione, quella di essere rilevanti”. In questo senso la rilevanza evocata dal progetto non coincide con la dimensione spettacolare, ma con la capacità di sedimentare infrastrutture culturali, connessioni tra soggetti e forme di intelligenza collettiva.

Il percorso proseguirà con il forum previsto il 29 e 30 maggio a Palazzo Spaventa e con un public program diffuso sul territorio nel corso dell’anno. Ma già nella sua fase inaugurale “Ecosistema Culturale” mostra con chiarezza la sua natura: una proposta artistica che usa il lessico di Pistoletto per mettere in relazione memoria e presente, opere e organizzazioni, spazio pubblico e visione civile. In una città chiamata a misurare il proprio ruolo di Capitale della Cultura non sull’eccezionalità di un cartellone, ma sulla tenuta dei processi che saprà attivare, il progetto trova qui il suo significato più preciso.
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