Addio a Oliviero Toscani

di Michela Santoro | 13 Gennaio 2025 @ 10:00 | CRONACA
Oliviero Toscani

All’Aquila nel 2013 per fotografare la città ferita, Oliviero Toscani salutò gli aquilani con una provocazione: “Ho colto molta tristezza e tanta testardaggine nei volti degli aquilani. Ma non so quanto sia positiva questa testardaggine”

Oliviero Toscani, il fotografo italiano noto per le sue campagne pubblicitarie provocatorie, è deceduto all’età di 82 anni, a seguito di complicazioni legate all’amiloidosi, una rara malattia incurabile.

Nato a Milano nel 1942, Toscani ha rivoluzionato il mondo della pubblicità con immagini audaci e spesso controverse, affrontando temi come il razzismo, la pena di morte e l’AIDS. La sua collaborazione con Benetton, iniziata negli anni ’80, ha dato vita a campagne che hanno suscitato dibattiti a livello globale, trasformando la comunicazione pubblicitaria in uno strumento di riflessione sociale. 

Oltre al suo lavoro con Benetton, Toscani ha collaborato con prestigiose riviste di moda come Vogue e Harper’s Bazaar, e ha fondato il magazine “Colors”, noto per il suo approccio multiculturale e innovativo. Negli ultimi anni, nonostante la malattia, ha continuato a contribuire al mondo della fotografia e della comunicazione, lasciando un’impronta indelebile nel panorama culturale internazionale. 

Del suo passaggio a L’Aquila: “Ho colto molta tristezza e tanta testardaggine nei volti degli aquilani. Ma non so quanto sia positiva questa testardaggine. Puntellare ciò che resta delle case distrutte e di una città bombardata forse non è la cosa più giusta. Forse bisognerebbe lasciarla crollare e ricostruire una nuova L’Aquila. Non siete stati bombardati da un nemico, siete stati traditi dalla natura di questo posto. La natura ha deciso di farvi questo brutto scherzo. Lascerei crollare questa vecchia puttana che vi ha tradito! Lascerei crollare le macerie puntellate della città e ricostruirei una nuova L’Aquila da un’altra parte”.

Dichiarazioni espresse in un momento in cui le ferite della nostra città erano ancora aperte e dolorose. Parole provocatorie che, a rileggerle oggi, riflettono semplicemente lo stile diretto e spesso controverso che ha caratterizzato tutta la carriera di Toscani, il suo modo di essere e vedere.

Per noi, era quello un momento di profondo dibattito sulla ricostruzione della città, sulla sua identità, sul suo futuro. Toscani, da osservatore esterno e spesso dissacratore delle convenzioni, volle forse suggerire una prospettiva radicale di rottura totale con il passato per guardare avanti.

Lo fece a suo modo, col distacco di chi non ha subito, di chi arriva in un posto devastato e si domanda come sia possibile ancora viverci. Tutto sommato, comprensibile, pur se così distante dal nostro modo testardo di vivere la sorte.

Addio Maestro



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