Al cinema ‘Cinque secondi’: il tempo secondo Paolo Virzì

di Giovanni Chilante | 09 Novembre 2025 @ 05:31 | IL MONDO DELLO SPETTACOLO
Al cinema Cinque secondi: il tempo secondo Paolo Virzì

Consigli per una buona visione oggi propone un’opera che segna una maturità nuova, uno sguardo rinnovato dell’autore Paolo Virzì. Cinque secondi è un film che non traduce il tempo in senso cronologico o fisico ma piuttosto pone una riflessione sulla vita intera e sull’intera condizione umana. Il protagonista, interpretato da Valerio Mastandrea, è un uomo di mezza età che porta dentro di sé una ferita invisibile. Ex avvocato di successo che ha abbandonato la professione per rifugiarsi in campagna, vive isolato in una villa in rovina, distante dal mondo. Un gruppo di giovani arrivano quasi a disturbare la sua quiete e da qui nasce una narrazione che cattura lo spettatore. Ne parliamo come di consueto con Carlo Di Stanislao, attento e raffinato cultore dell’arte cinematografica.

Di Stanislao, Virzì questa volta sceglie il tempo interiore come esperienza narrativa.

Il film non racconta «cosa è successo», ma «cosa resta» dopo. È costruito come una lunga deriva della coscienza, in cui i frammenti del passato si insinuano nel presente senza soluzione di continuità. L’uomo vive in un eterno presente, dominato da un rimorso che si confonde con la nostalgia. Quei cinque secondi, dilatati fino all’infinito, diventano la misura dell’esistenza stessa: troppo lunghi per essere solo un istante, troppo brevi per poter cambiare il corso del destino. Cinque secondi è un film spogliato di tutto, ridotto all’essenza del gesto, al tremore dello sguardo.

Anche in questo caso, è necessario sottolineare il lavoro corale di attori che circondano Mastandrea.

Nel cast troviamo Galatea Bellugi nei panni di Matilde, Valeria Bruni Tedeschi in quelli di Giuliana e Ilaria Spada in quelli di Letizia. Ognuna di loro rappresenta un frammento di verità, e insieme costruiscono un mosaico emotivo che parla di un’Italia minore, ma non marginale: fatta di silenzi, gesti piccoli, dignità quotidiana. In questo, Cinque secondi è forse il film più “italiano” di Virzì dopo La prima cosa bella emergono elementi quali la provincia, la famiglia, lo scorrere del tempo, ma con una consapevolezza più amara.

Di Stanislao, al centro della riflessione il tempo che scorre ma Cinque secondi è paradossalmente anche una riflessione sul presente?

Assolutamente si, Cinque secondi è anche una riflessione sull’Italia di oggi, sulle sue corse senza senso, sulla perdita del tempo interiore. Viviamo in una società che misura tutto, ma non sa più fermarsi. Virzì ci obbliga a farlo, ci costringe a guardare dentro quel brevissimo spazio che separa la decisione dall’azione, la vita dalla coscienza. È un film politico nel senso più alto: non parla di potere, ma di umanità. Non denuncia, ma interroga. E lo fa con una leggerezza che è la sua forza: la mano di Virzì non giudica, ma accarezza.



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