Allarme badanti, d’estate non si trovano

La testimonianza: "non sono più disponibili a lasciare il loro paese"

di Matilde Albani | 12 Agosto 2021 @ 06:30 | ATTUALITA'
Nel lavoro domestico regolare si conferma una differenza netta tra cura della casa e assistenza alla persona: i contratti delle colf risultano mediamente più stabili, mentre quelli delle badanti mostrano un turnover più elevato. È quanto emerge da un’anticipazione del 1° paper del Rapporto 2026 Family (Net) Work, progetto editoriale di Assindatcolf realizzato dal Censis, che sarà presentata il 19 febbraio a Roma. I dati del nuovo database Family (Net) Work Lo studio si basa su un nuovo database che raccoglie 247.000 contratti di lavoro domestico regolari, relativi alle famiglie associate ad Assindatcolf, Webcolf, Acli in Famiglia e Gestisci la tua Colf, con estrazione al 31 dicembre 2025. Limitando l’analisi ai rapporti attivati prima del 2025 (145.885), i contratti di livello B – riconducibili prevalentemente alle colf – registrano una durata media di 5,9 anni. I contratti di livello C super – riferiti in larga parte alle badanti per l’assistenza a persone non autosufficienti – si fermano a 2,7 anni. Fatto 100 il numero di contratti di livello B attivi nel 2025, 76 risultavano avviati prima del 2025; per il livello C super, su 100 contratti attivi nel 2025 solo 48 erano stati avviati prima del 2025. Un quadro che evidenzia maggiore continuità nei rapporti legati alla cura della casa e maggiore discontinuità nell’assistenza alla persona, dove possono incidere fattori come il rapporto fiduciario con la famiglia e le condizioni di salute dell’assistito. Turnover, contratti brevi e ruolo del superminimo Osservando cessazioni e attivazioni, su 247.000 contratti complessivi il 37% si è concluso nel corso del 2025. Il 18,6% è stato avviato e cessato nello stesso anno. Considerando la soglia dei 30 giorni come indicatore di “stress contrattuale”, il 7,6% dei rapporti del 2025 ha avuto durata inferiore a un mese. L’instabilità si concentra soprattutto tra le badanti: nel 2025 il 27,9% dei contratti di livello C super è stato aperto e chiuso nell’arco dell’anno e il 12,6% non ha superato i 30 giorni. Incidenze ancora più alte si registrano nei contratti di assistenza notturna e in quelli di sostituzione per copertura riposi. Accanto alla durata dei rapporti, il paper evidenzia anche la variabile retributiva: nel 35,9% dei contratti è previsto il superminimo, con un valore medio mensile di 119 euro. La sua presenza cresce con l’aumentare della stabilità: nei contratti superiori ai sei anni la quota sale al 49,3%, suggerendo un legame tra riconoscimento economico aggiuntivo e consolidamento dei rapporti di lavoro. «Con il lancio del nuovo database Family (Net) Work disponiamo di uno strumento unico per analizzare il lavoro domestico regolare in Italia», dichiara Andrea Zini, sottolineando che, per ampiezza, l’archivio è paragonabile ai grandi dataset istituzionali e consente, oltre alle posizioni attive, di studiare in modo puntuale anche attivazioni e cessazioni dei contratti, offrendo una lettura più completa della dinamica del settore.

L’AQUILA – Se le case di riposo sono diventate covid free non è lo stesso per gli anziani assistiti a casa da una badante. Un’occupazione esercitata da donne sempre più anziane, sulla soglia oramai della pensione, difficilmente rimpiazzabili, anche solo nel periodo delle vacanze estive. Gli ostacoli arrivano proprio in questa stagione, anche a causa della mancata regolarizzazione, dopo l’insuccesso della sanatoria dello scorso. I permessi di soggiorno sono stati concessi col contagocce. Tra le preoccupazioni  c’è quella del vaccino, non obbligatorio per la popolazione,  e quindi anche per questa categoria, non essendo peraltro riconosciuta la professione in ambito sociosanitario.  In difficoltà le famiglie, che, se da una parte devono tutelare la salute dei propriì cari, dall’altra rischiano di perdere la badante.

“C’e anche il problema delle ferie e delle sostituzioni in questo periodo”, racconta a Laquilablog Marisa che ha assunto da tre anni una signora peruviana per assistere entrambi i genitori malati a Monticchio “Sonia, la nostra badante, ha  tanti giorni accumulati di ferie perché, a causa del Covid, non è potuta ritornare nel suo paese. Adesso mi trovo in forte difficoltà per trovare la sostituzione estiva, non c’è più ricambio e non si trova nessuno”.

Prima era la “badante titolare” ad organizzare le vacanze estive e pensare alla  sostituta. Oggi queste persone non sono più disponibili a lasciare il loro paese e non solo per le incertezze della pandemia. Nonostante ogni anno aumentino oltre 50.000 anziani non autosufficienti in Italia la  rete dei servizi pubblici non sta tenendo il passo con questa dinamica.

 

 

 

 

 

 



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