Famiglia nel bosco, vigilanza rafforzata dopo le minacce sui social alla presidente del Tribunale per i minorenni
Sulla vicenda interviene anche l'Ordine dei giornalisti d'Abruzzo
di Fabio Iuliano | 10 Marzo 2026 @ 12:17 | ATTUALITA'
L’AQUILA – È stata rafforzata la vigilanza nei confronti della presidente del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, Cecilia Angrisano, già sottoposta a misure di protezione legate al ruolo, dopo attacchi e minacce ricevuti sui social nei mesi scorsi. La magistrata era finita al centro dell’attenzione pubblica dopo l’ordinanza con cui il Tribunale ha disposto la sospensione della responsabilità genitoriale nei confronti dei genitori della cosiddetta “famiglia del bosco” e l’allontanamento dei tre figli in una casa famiglia.
Sul clima che si è creato attorno alla vicenda interviene Claudio Cottatellucci, presidente dell’Associazione italiana magistrati per i minorenni e per la famiglia. “I messaggi che sono arrivati non oggi ma da mesi alla dottoressa Angrisano sono di una violenza verbale inaccettabile”, afferma, collegando gli attacchi anche all’effetto dei social e a quello che definisce “un certo imbarbarimento della comunicazione”.
Secondo Cottatellucci, nel dibattito pubblico si diffonde spesso l’idea che i giudici agiscano con una discrezionalità senza limiti. “Sembra quasi che ci sia una discrezionalità incontrollata”, osserva, ricordando però che le decisioni vengono prese “dentro criteri legali molto precisi e stringenti”. Il presidente dell’associazione sottolinea inoltre che le decisioni giudiziarie non sono infallibili, ma esistono strumenti previsti dall’ordinamento per correggere eventuali errori, a partire dalle impugnazioni. Proprio su questo punto, spiega, si inserisce il sistema di garanzie che regola la giustizia minorile.
Aggressività in crescita
Alla base dell’escalation di aggressività, conclude, c’è anche un problema di comunicazione e di comprensione del funzionamento della giustizia. “Quello che non viene trasmesso è il funzionamento reale del sistema”, dice, spiegando che questa percezione alimenta una personalizzazione dello scontro e finisce per prendere di mira la persona che decide.
Di fatto, i bambini non sono “di qualcuno”. Non dello Stato, non dei genitori, non di chi alza di più la voce nel dibattito pubblico. È da qui che parte la riflessione di Cottatellucci, che richiama il documento diffuso ieri dall’Aimmf per riportare il confronto sul terreno dei diritti dei minori.
Nel testo, l’associazione contesta alla radice una delle domande che più spesso tornano in questi giorni: “di chi siano i bambini”. Una domanda, si legge, sbagliata prima ancora della risposta. Il punto, per Cottatellucci, è che i minori non possono essere considerati oggetto di proprietà, ma soggetti autonomi, titolari di diritti propri.
Il riferimento resta quello fissato dalla Costituzione. L’articolo 30 stabilisce il diritto e il dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli, ma prevede anche l’intervento dello Stato quando questa responsabilità non può essere esercitata in modo adeguato. “Non è un’opzione facoltativa”, osserva Cottatellucci, ricordando che in gioco ci sono diritti fondamentali come istruzione, salute e relazioni sociali.
Da qui anche l’invito a un confronto pubblico più misurato. Secondo il presidente dell’Aimmf, il dibattito dovrebbe restare ancorato ai contenuti giuridici della vicenda, evitando scorciatoie narrative e semplificazioni che finiscono per trasformare temi complessi in uno scontro ideologico.
“Voglio che i miei figli tornino a casa”
Intanto, Nathan Trevallion prova a calmare gli animi mentre continuano le proteste fuori dal casolare nel bosco e davanti alla casa famiglia di Vasto. Il padre dei tre bambini è tornato oggi nella struttura insieme alla zia e alla nonna dei piccoli e, all’uscita, ha ribadito una posizione più dialogante rispetto alla moglie Catherine Birmingham nei confronti dei servizi sociali e dell’autorità giudiziaria. “Voglio che i bambini tornino a casa, ma fino a che questo non s쳭e preferisco che restino qui”, ha dichiarato, chiedendo anche ai sostenitori di fermare i presidi davanti alla casa famiglia e alle abitazioni private. Catherine resta invece nel casolare nel bosco, in attesa di conoscere le modalità delle visite ai figli.
L’Ordine dei giornalisti: “Copertura legittima e doverosa”
In presenza di un interesse pubblico accertato e riconosciuto da apparati istituzionali dello Stato, la copertura giornalistica viene definita “non solo legittima ma doverosa”. È uno dei passaggi centrali della nota con cui il Consiglio regionale dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo interviene sui riferimenti contenuti in un recente provvedimento del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, che attribuisce alla copertura giornalistica della vicenda della famiglia Palmiano alcune responsabilità nell’aggravamento della situazione dei minori coinvolti.
Secondo l’Ordine, la vicenda è stata trattata nei suoi aspetti di rilevante interesse pubblico e costituzionale. In questo quadro viene richiamato anche l’intervento del ministro della Giustizia, indicato come elemento che certifica istituzionalmente come il caso abbia assunto un rilievo che trascende la dimensione locale e familiare, configurandosi come questione di interesse pubblico generale.

Nella nota, l’Ordine afferma inoltre di non aver rilevato, all’esito di una valutazione preliminare della copertura mediatica prodotta in relazione alla vicenda, elementi che configurino una violazione sistematica o strutturale della Carta di Treviso da parte degli organi di informazione operanti sul territorio. Lo stesso Ordine ricorda che la Carta di Treviso, protocollo deontologico sottoscritto dall’Ordine dei giornalisti, dalla Federazione nazionale della stampa italiana e dall’associazione Telefono Azzurro, tutela i minori nella rappresentazione giornalistica, assumendo come riferimento prioritario il loro interesse nello sviluppo psico-fisico e nella sicurezza.
“Sarebbe contraddittorio e deontologicamente insostenibile” affermare che i giornalisti abbiano violato norme a tutela dei minori mentre documentavano una vicenda che, si legge ancora, lo Stato stesso ha ritenuto meritevole di attenzione e verifica.
L’Ordine dei giornalisti precisa di non voler entrare nel merito delle valutazioni di carattere giuridico e psicosociale che hanno condotto alle decisioni dell’autorità giudiziaria. Tuttavia osserva che individuare nella copertura mediatica una concausa del pregiudizio ai minori, senza adeguata circostanziazione sul piano deontologico, costituisce un precedente metodologico preoccupante, suscettibile di produrre un effetto dissuasivo sulla libertà di informazione in vicende di analoga natura e rilevanza pubblica.
Il Consiglio regionale dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo si dice, infine, a disposizione delle autorità giudiziarie e degli altri soggetti istituzionali competenti per fornire elementi di chiarimento in ordine all’applicazione delle norme deontologiche richiamate. Resta inoltre ferma la disponibilità a valutare, nelle sedi proprie, “eventuali segnalazioni relative a specifici comportamenti di singoli giornalisti che si discostino dalla Carta di Treviso e dal Testo unico dei doveri del giornalista”.
“La libertà di informazione e la tutela dei minori non sono valori in conflitto”, conclude la nota, “ma entrambi presìdi fondamentali di una democrazia matura”, da contemperare con metodo rigoroso.


