Cammini e ciclovie, in Abruzzo la crescita corre più della regia. Se ne è parlato a L’Aquila
di Alessio Ludovici | 15 Gennaio 2026 @ 21:22 | ATTUALITA'
L’AQUILA – I cammini e le ciclovie crescono, i progetti si moltiplicano e i numeri iniziano a farsi consistenti. Ma il vero banco di prova, per l’Abruzzo e per il cratere, non è più la progettazione bensì la gestione. È questo il nodo centrale emerso dal confronto “Cammini e ciclovie – asset strategici per lo sviluppo dei territori del cratere”, ospitato a Palazzo Margherita, all’Aquila.
Il sindaco Pierluigi Biondi ha rivendicato il cambio di metodo introdotto con le Aree omogenee e con la programmazione legata al Piano nazionale complementare. “Prima i Comuni si muovevano in maniera separata, ognuno pensava a se stesso. Oggi ragioniamo all’unisono, ci muoviamo in modo compatto e costruiamo progetti su scala più ampia”, ha spiegato, indicando nella dimensione sovracomunale una delle chiavi per il rilancio delle aree interne.
Le interviste a Pierluigi Biondi, Andrea Lolli e Paolo Federico
Se la cornice istituzionale è chiara, sul piano operativo emergono criticità non più rinviabili. Francesco D’Amore, presidente del Parco Sirente Velino, ha indicato due nodi centrali: gestione e manutenzione delle infrastrutture, da un lato, e capacità del territorio di sostenere servizi e accoglienza, dall’altro. “La manutenzione non può ricadere sui singoli Comuni, che spesso non hanno risorse. Servono finanziamenti dedicati, altrimenti i percorsi rischiano di non essere continui e fruibili”, ha osservato, legando il tema anche alla presenza di strutture ricettive e di ristorazione adeguate.
Le interviste a Salvo Provenzano, Francesco D’Amore e Raffaello Fico
Al centro del confronto anche il progetto delle Ciclovie della Transumanza, finanziato con fondi Pnc-Pnrr (Next Appennino, misura B2.2), che attraversa otto Comuni tra le province di L’Aquila e Pescara. Nel dibattito è stato evidenziato il ruolo degli Uffici speciali per la ricostruzione, con gli interventi di Raffaello Fico e Salvatore Provenzano, che hanno richiamato la necessità di una visione d’insieme sulla gestione futura dei percorsi, evitando una proliferazione disordinata e sovrapposizioni tra tracciati.
Tra le esperienze già consolidate, il Cammino del Gran Sasso è stato portato come esempio di realtà ormai strutturata. Il presidente Andrea Lolli ha ricordato i risultati raggiunti, con oltre 21 mila presenze nell’ultimo anno e circa 50 mila in tre anni, ma soprattutto ha lanciato un messaggio chiaro sulle politiche future. “Non serve continuare a inventare nuovi cammini ogni volta che esce un bando – ha detto – bisogna investire su quello che già funziona, rafforzando gestione, manutenzione e servizi”. In caso contrario, ha avvertito, il rischio è disperdere risorse senza garantire ricadute durature.
Una linea condivisa dall’assessore regionale al Turismo Daniele D’Amario, che ha invitato a non considerare il turismo come una soluzione unica ai problemi delle aree interne, ma come una leva importante da affiancare ad altri settori. “I cammini e le ciclovie sono un pezzo in più dell’offerta, ma vanno organizzati e manutenuti. Se ognuno promuove il proprio percorso da solo, non si va lontano”.


