Celestino V e la forza del perdono: a L’Aquila il convegno teologico apre la 731ª Perdonanza Celestiniana
di Fausto D'Addario | 24 Agosto 2025 @ 05:08 | PERDONANZA
Speranza, pazienza e misericordia al centro dell’incontro promosso dalla Chiesa aquilana. In attesa dell’apertura della Porta Santa, un confronto tra spiritualità, storia e liturgia nella città del Perdono.
Con la quarta edizione del Convegno Teologico-Pastorale, svoltosi sabato 23 agosto presso l’auditorium Benedetto XVI dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Fides et Ratio” dell’Aquila, entra nel vivo la 731ª Perdonanza Celestiniana, la storica celebrazione voluta nel 1294 da Papa Celestino V per offrire a tutti, confessati e pentiti, l’indulgenza plenaria attraversando la Porta Santa della Basilica di Collemaggio tra i vespri del 28 e quelli del 29 agosto. L’incontro, organizzato dalla Chiesa aquilana e curato scientificamente dall’ISSR, ha visto la partecipazione di circa duecento convegnisti, provenienti non solo dal capoluogo abruzzese ma anche da altre regioni limitrofe, ed è stato un importante momento di riflessione sul tema “Il cammino della vita cristiana in un intreccio di speranza e pazienza. Celestino V e la cultura del perdono”.
La mattinata si è aperta con un intenso intervento di Don Erminio Gallo, che ha tracciato un ritratto spirituale e umano di Pietro del Morrone, futuro Celestino V, come figura emblematica dell’“homo viator”, il cristiano in cammino. Un cammino non solo fisico, ma interiore, intessuto di silenzio, ricerca, umiltà e obbedienza. Cinque i percorsi individuati: dall’esperienza anacoretica sulle montagne del Morrone e della Maiella, dove sceglie la solitudine per vivere in pienezza il Vangelo, al pellegrinaggio verso Lione per difendere la sua congregazione; dal viaggio umile verso L’Aquila per accettare la volontà di Dio nel papato, a quello forzato verso Napoli sotto la pressione della corte angioina, fino all’ultimo, tragico tratto verso la prigionia a Fumone. Ogni tappa, anche la più dolorosa, rivela un uomo in profonda comunione con Dio, capace di vivere la sua fede come continua offerta, con pazienza e speranza.
È proprio su queste due virtù, cuore del tema scelto per il convegno, che si è concentrata la riflessione di Don Luigi Maria Epicoco. Con linguaggio accessibile ma teologicamente solido, Epicoco ha proposto una lettura spirituale della pazienza e della speranza come antidoti alla frenesia e all’utilitarismo del mondo moderno. La pazienza, ha ricordato, non è passività o rassegnazione, ma la forza di restare nelle cose, di non fuggire, di abitare anche il dolore e l’incomprensione. È la virtù del contadino che sa attendere i tempi della natura, e così anche noi dobbiamo imparare ad accettare le stagioni della vita, i limiti del corpo, le ferite del tempo. La speranza, invece, è certezza che ogni evento – gioia o sofferenza – ha un senso profondo, spesso invisibile ma reale. È la forza che ci muove, che ci fa cercare qualcosa che ancora non vediamo, come fece Abramo, che “sperò contro ogni speranza”. Nella narrazione cristiana dell’uomo, queste due virtù non sono ideali astratti, ma strumenti concreti per abitare il tempo, accettare la realtà e attraversare anche l’inatteso con fede. E, come accadde per Giobbe, è proprio nel momento del non senso che si apre la porta dell’incontro con Dio.
Al centro della mattinata anche l’approfondimento liturgico di padre Giuseppe Midili, che ha sottolineato come la Perdonanza non sia solo una tradizione religiosa, ma un’autentica liturgia del perdono, una “teologia in atto” in cui il popolo di Dio si mette in cammino verso la misericordia. Pellegrinaggio, penitenza e perdono – le tre parole-chiave della Bolla di Celestino – non sono semplici gesti rituali, ma tappe spirituali di una conversione profonda. Attraversare la Porta Santa non è solo attraversare una soglia fisica, ma entrare in Cristo stesso, vera porta della salvezza. Ogni parola della liturgia, ogni gesto, ogni silenzio è carico di mistero e deve essere custodito con rigore. Le preghiere composte per la Perdonanza sono un tesoro teologico che parla al cuore del credente, evocando un Dio che riconcilia e accoglie. In questa celebrazione, la Chiesa locale ha saputo unire tradizione e attualità, offrendo un’esperienza spirituale autentica e comunitaria.
Particolarmente suggestivo anche l’intervento dello storico Walter Capezzali, che ha riportato all’attenzione dei presenti un patrimonio spesso dimenticato: la biblioteca settecentesca dei monaci celestini di Collemaggio. Grazie al ritrovamento di un catalogo manoscritto, conservato all’Archivio di Stato di Napoli, emerge il profilo di una comunità colta e spiritualmente viva, in dialogo con l’Europa e con i grandi centri della cultura ecclesiale. Oltre trecento titoli, stampati tra il Quattrocento e il Settecento, provenienti da Parigi, Lione, Basilea, Saragozza, Roma, Firenze, Napoli, testimoniano un’intelligenza spirituale aperta, che affianca alla contemplazione la ricerca, allo studio la preghiera. Tra le opere elencate: una rara edizione dell’Eneide veneziana del 1493, una Catilinaria del 1526, testi in lingua ebraica, opuscoli devozionali tedeschi, trattati teologici, bibbie, vite di santi, polemiche religiose, dizionari giuridici. Un patrimonio di sapere ancora da scoprire che restituisce l’immagine di una spiritualità profondamente legata alla cultura e capace di pensare in grande, ben oltre i confini del monastero.
Le quattro relazioni hanno tracciato insieme un unico grande affresco: quello di una Chiesa in cammino, in ascolto della storia e della grazia, capace di rileggere la figura di Celestino V non solo come pontefice, ma come uomo profondamente evangelico, testimone di un cristianesimo che cammina tra solitudine e servizio, silenzio e parola, radicamento e profezia.
Con il convegno teologico-pastorale si apre dunque il cuore spirituale della Perdonanza Celestiniana, che proseguirà con eventi religiosi e culturali fino al 30 agosto. Il momento culminante sarà giovedì 28, quando il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, aprirà la Porta Santa della Basilica di Santa Maria di Collemaggio. Un gesto atteso e potente, che rinnoverà – come da secoli accade – il dono dell’indulgenza plenaria voluto da Celestino V. La chiusura, come da tradizione, avverrà 24 ore dopo per mano dell’arcivescovo dell’Aquila, monsignor Giuseppe D’Angelo.
In un tempo che corre veloce e spesso dimentica le sue radici spirituali, la Perdonanza torna a dire qualcosa di essenziale: il perdono è sempre possibile, la speranza non delude, e chiunque bussi con cuore sincero, trova la porta aperta.


