Centrosinistra, Romano rilancia le primarie: “Sono una risorsa”
di Alessio Ludovici | 26 Gennaio 2026 @ 12:13 | POLITICA
L’AQUILA – Il dibattito nel centrosinistra aquilano in vista delle elezioni comunali del 2027, aperto dalla conferenza stampa del Passo Possibile di sabato scorso, registra una prima reazione politica nell’intervento del consigliere comunale Paolo Romano. Al centro della sua presa di posizione c’è la richiesta di rimettere le primarie come strumento per uscire dall’impasse e scegliere il candidato sindaco alternativo al centrodestra. Romano respinge anche l’idea di un campo progressista esaurito o da reinventare.
“La narrazione di un centrosinistra finito fa comodo solo a chi governa: nasconde che esiste già un’alternativa costruita ogni giorno di questi quattro anni in consiglio comunale con la visione, le proposte, il dialogo e la concertazione fra tutti i gruppi presenti”. Una narrazione che, aggiunge, “stride anche con quei soggetti che, comparsi da poco sulla scena politica, hanno chiaramente deciso che quello è il campo di appartenenza e in quel campo vogliono saldamente collocare il loro movimento”.
Per il consigliere comunale il centrosinistra non è una formula tattica né una costruzione occasionale. “Il centrosinistra non è un esercizio linguistico ma un baluardo di principi e valori in una stagione politica nella quale la destra mondiale, affascinata da Trump, attenta alla libertà dei popoli mentre da noi strangola l’ascolto, la partecipazione e la programmazione con una macchina politica fondata sugli interessi cinici, funzionale a una piccola cerchia”. Da qui la critica a ipotesi di alleanze costruite su basi contingenti: “Il centrosinistra non è un vezzo locale da plasmare a seconda delle convenienze creando guazzabugli dal fiato corto, ma un progetto dal respiro più ampio”.
Romano rivendica anche il lavoro svolto dall’opposizione negli ultimi anni, indicando i temi riportati al centro del dibattito cittadino. “A L’Aquila il centrosinistra ha dissotterrato dall’oblio temi fondamentali come i servizi, carenti se non addirittura latitanti, il lavoro, argomento che terrorizza gli abitanti di Palazzo Margherita quasi quanto la drammatica situazione della Sanità, il commercio, l’attività di impresa e il consumo di suolo che devono essere immuni per chi governa dal concerto degli affari”. E ancora: “Ha svelato anche che il tema – fondamentale – della sicurezza dei cittadini è stato il più grande fallimento delle politiche securitarie di centrodestra e che le politiche sociali non sono nelle corde di questa destra, anche quando fa la nostalgica”.
Il ragionamento si sposta poi sul terreno delle prospettive politiche. “Dichiarare oggi di essere fuori dal perimetro del centrosinistra non serve a moltiplicare le opzioni del voto, né a giocarsi la prima mano al futuro tavolo, ma a gettare alle ortiche tanto il lavoro di anni quanto la fiducia di chi guarda a noi con speranza”. Per Romano il 2027 “è una sfida contendibile se misura la cifra del nostro coraggio”, a partire dalle regole da darsi.
Sul metodo, spiega, vanno evitate scorciatoie. “La più semplice sarebbe quella di appaltare al partito più grande l’onere di esprimere un candidato, ma questa scorciatoia sarebbe anche una sconfitta”. Così come viene messa in discussione l’ipotesi di figure esterne: “Credo che sarebbe fantasioso cercare figure terze e togliere la possibilità di cimentarsi a chi per anni, con gli strumenti che offre l’assise benché dall’opposizione, ha investito energie fisiche e mentali per offrire presenza e soluzioni quando le porte di Palazzo Margherita erano sbarrate dall’arroganza”.
Da qui la proposta di metodo. “Possiamo cercare insieme, dando finalmente corpo alla voce ‘federatore’ a cui pure quel grande partito aspira, di restituire ai nostri elettori il diritto di scegliere chi deve guidare l’alternativa tramite lo strumento delle primarie”. Uno strumento che Romano difende apertamente: “Le primarie non sono uno spauracchio: sono una risorsa. Non bisogna temerle, anzi. Sono il metodo più democratico e partecipativo che si è sperimentato sin dalla nascita dell’Ulivo”.
Anche il riferimento al 2017 viene respinto. “Evocare il 2017 come fossero state un fallimento, cosa non vera, svilirebbe l’intelligenza di un popolo che in massa si recò alle urne per scegliere il proprio leader”. È a quel popolo, conclude Romano, che bisogna tornare a parlare: “La vera forza dell’alternativa non nasce nei tavoli chiusi, dove pur di sedersi si gioca d’azzardo, ma nella fiducia dei cittadini che si costruisce alla luce del sole”.


