Controvento | Il valore imprescindibile del rispetto

di Isabella Benedetti | 27 Novembre 2024 @ 05:00 | PUNTI DI SVISTA
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Se fossi un animale, vorrei essere un uccello, ho bisogno di volare!

Ho bisogno dell’altezza, di allontanarmi, di liberarmi! Ho bisogno di vedere la mia vita da una prospettiva diversa e l’altezza aiuta, perché allarga il panorama e riconduce il mio microcosmo in una dimensione diversa, uno scenario più grande, con la visuale inversa.

Nel contempo, l’altezza rimpicciolisce la realtà dabbasso, attutisce i suoni, smorza toni e colori, tutto si restringe e diventa più piccolo, anche i margini di una macchia di dolore.

“Auguri e figli maschi”! È la vecchia sempiterna benedizione e noi donne, “Lady Oscar” del nuovo millennio, ora come un tempo, affrontiamo le nostre piccole o grandi battaglie con le armi spuntate, inascoltate, siamo la fragilità di un lamento. Soffriamo, piangiamo, denunciamo pure, ma a volte non basta. A volte, l’unica via d’uscita sarebbe proprio quella di volare.

E se fossi un uccello, vorrei essere un falco, una poiana, un’aquila reale. Vorrei raggiungere le vette più alte, i posti più nascosti, i nidi più protetti dove poter stare.

O vorrei essere un uccello migratore, che segue la corrente finché le ali non incontrano il tepore.

Ma sono solo un passero, il “cock Robin” di una leggenda inglese, un pettirosso senza più volo e canto, trafitto al cuore, strappato al vento, caduto sull’asfalto o sul cemento.

Ogni anno in Italia muoiono di morte violenta un centinaio di donne. Ogni giorno i notiziari ce ne raccontano l’orrore. Sono vite spezzate da coloro che dicevano di amarle e di proteggerle e noi donne dobbiamo invece imparare a darci valore, amarci e proteggerci da sole. Oggi siamo qui a dare un senso a quelle vite senza più futuro, a dare la parola a chi non ha più voce, perché il canto spento di un passero sia il grido fragoroso ed assordante di uno stormo.

Cambiare una subcultura dove la donna è da troppo tempo penalizzata e sottomessa non è un processo di un momento, ma occorre tanto tanto impegno. Può anche s쳭ere che quando si apra la gabbia che ha tenuto un passero in cattività per tanto tempo, questo non voglia uscire, ha le ali atrofizzate, non sa più volare. Bisogna quindi insegnare a quel passero ad aver fiducia, rieducare le ali perché sia libero di andare.

L’impegno volto al cambiamento deve essere d tutti, deve interessare dall’alto le istituzioni e dal basso i singoli individui.

Il patriarcato è una tirannia silente che ancora oggi governa la vita di molte, troppe donne.

Ma il patriarcato, a ben vedere, hanno spesso contribuito ad instaurarlo le donne, le nostre mamme e prima ancora le nostre nonne.

È quindi anche nostro dovere di figlie, di mamme, di donne quello di vivere con onestà intellettuale un nuovo tempo e di spiegare ai nostri figli che il “diverso” il “disuguale” è un pregio non un difetto e tramandare loro il corredo più prezioso dei valori umani di convivenza civile, dei principi democratici della parità dei diritti e soprattutto il valore imprescindibile del rispetto.

*Foto tratta da istitutodelchiese.it



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