La notte leggera e intensa di Tananai dal palco del Teatro del Perdono

di Fabio Iuliano | 25 Agosto 2025 @ 23:16 | PERDONANZA

L’AQUILA – Il prato davanti alla Basilica si riempie piano, tra gruppi di ragazzi seduti per terra, qualcuno indossa la CalmoCobra già pronta per il selfie. A Collemaggio si respira un’aria diversa.  Il maxischermo trasmette immagini dalla scalinata, le luci si abbassano, la piazza si fa silenziosa e Tananai entra senza fare rumore: attacca con Booster, e in pochi secondi il concerto è già nel vivo. 

Seguono Quelli come noi e Nera salsa di soia, che portano la piazza dentro un suono più adulto senza perdere il gancio pop. Quarta è Veleno, che alza la temperatura e trasforma il parterre in un coro unico. Quinta Vaniglia, a sigillare l’avvio con un passaggio che tiene alta la partecipazione e consolida la traiettoria del set. Quindi Androne, episodio di scrittura urbana che sposta l’atmosfera verso tinte più introspettive e narrative.

La parte centrale del live è più libera, attraversata da titoli che mescolano tensione, ironia e malinconia. Gli anni migliori arriva come ballad disillusa e diretta, prima che Baby Goddamn riaccenda il ritmo e faccia esplodere il pubblico. Su 10K scale e Giugno il tono si fa più intimo, con Tananai che gioca in sottrazione, lasciando spazio alla voce e alla scrittura.

Alibi, brano nato anche per il cinema, si muove con passo deciso tra elettronica e confessione. Esagerata riporta la leggerezza con un groove più spinto, mentre Bella madonnina mescola ironia urbana e poesia da marciapiede: Milano, l’alba, le cose non dette. In Nessun confine si ritorna a uno sguardo più largo, tra apertura melodica e intenzione politica appena accennata.

Prima degli encore c’è Tango, inevitabile. Non serve introdurla: bastano poche note per accendere i telefoni e sciogliere le voci. L’arrangiamento resta sobrio, affidato alla forza del ritornello e all’intensità emotiva. È il punto più alto della partecipazione collettiva, il momento che si imprime anche in chi non canta, ma ascolta. Poi Abissale, a introdurre il finale.

L’impianto dello show è essenziale: elettronica scolpita, batteria e basso compatti, chitarre dosate, tastiere che disegnano. La regia luci lavora per contrasti netti, senza fronzoli. Nessuna forzatura, nessuna posa da rockstar. Tananai tiene il palco con misura, si affida a poche parole, lascia che siano le canzoni a raccontare il resto.

Una festa per i fan radunati tra Collemaggio, piazza Duomo e piazza Umberto I a Paganica, dove sono stati allestiti i maxischermi. Nonostante le vendite partite in sordina, gli organizzatori parlano di un pubblico di cinquemila persone (su questo dato, forse, meglio non chiedere conferma alla Digos).

Il disegno complessivo restituisce uno spettacolo che preferisce la sostanza all’effetto: sei brani iniziali a dettare la rotta, poi un intreccio di atmosfere che tiene agganciata la piazza fino all’ultimo applauso. Nessun fronzolo, nessun rimpianto. Solo un artista che si è ripreso la scena, senza doverlo gridare.

(Contributi foto e video Barbara Ulian)



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