Eleganza, chi stabilisce cosa sia “di moda”?
di Isabella Benedetti | 20 Marzo 2024 @ 05:00 | PUNTI DI SVISTA
“Elegance is an attitude”, recitava lo slogan di una famosa marca di orologi, con ciò ponendo l’accento sull’atteggiamento, sul portamento di una persona e non sul fattore fisico e su ciò che indossa. L’aspetto esteriore ha la sua importanza, come pure il “look”, ma in maniera marginale rispetto al “modo di porsi”, alla gentilezza e la raffinatezza del comportamento.
Lo dicono gli stessi stilisti: Jean Paul Gaultier ha sempre sostenuto che l’eleganza è una questione di personalità; Coco Chanel che la semplicità è la nota fondamentale di ogni vera eleganza. Chanel esortava, infatti, a togliere sempre qualcosa alla propria “mise” prima di uscire di casa, riferendosi non solo al capo d’abbigliamento, ma ad una autenticità di personalità e stato d’animo. Anche per Balenciaga l’eleganza è l’eliminazione del superfluo, perché parli l’essenza di un abito che, nel suo caso specifico, è ricerca e preziosità del tessuto. Valentino ha sempre sostenuto che l’eleganza è quella dell’intelligenza, lontana anni luce da tutto ciò è ostentazione e sfoggio di ricchezza. Eleganti si nasce, nel tempo si acquista e si affina solo lo stile. Per Armani l’eleganza non significa farsi notare, ma farsi ricordare, un bell’abito non vuole raccogliere apprezzamenti e stupore passeggeri, ma duraturi nel tempo. In definitiva, i grandi disegnatori della moda vedono nella semplicità e purezza delle linee l’archetipo di ogni forma di espressione.
Ma allora, le esagerazioni che sfilano in passerella, le provocazioni di stile, le esasperazioni di linee androgine per le donne e di tacchi, “trucco e parrucco” per gli uomini per rivendicare anche qui una parità di genere, o meglio, un appiattimento di genere, il massimalismo teatrale delle forme, in controtendenza alla corrente di pensiero del “bello e semplice”, chi le vuole?
Tutto questo, molto semplicemente, risponde a leggi di marketing e lascia passare al contempo messaggi politici e slogan che rivendicano un cambiamento sociale. Chi stabilisce cosa sia “di moda” (che non è sempre sinonimo di eleganza) e da indossare in un certo periodo, risponde proprio a esigenze di mercato piuttosto che a quelle delle persone. Il concetto di eleganza può non essere accostato ne’ a tratti del fisico, ne’ alla possibilità di vestirsi con abiti firmati o costosi, ne’ tantomeno essere frutto di visionari progetti stilistici.
I dettami di un “arbiter elegantiarum”, come Tacito appellava Petronio nell’antica Roma, come quelli di un moderno “influencer” non sono necessariamente modelli di raffinatezza. L’eleganza è l’intelligenza di indossare ciò che è più consono alla propria persona, senza troppe stravaganze ed esagerazioni e soprattutto in linea con il tempo che passa.
E’ lo stato emotivo di un individuo, è il sentirsi bene con sé stessi, è la sobrietà del vestiario come di manifestazioni comportamentali.
L’eleganza è quella non detta ma percepita in ogni forma di espressione e d’arte , non è ostentazione, ma è quella del riccio, non è quella del pavone.


