Fondi Restart, Biondi replica al Pd: «Bando nato per ampliare la partecipazione»
di Redazione | 10 Gennaio 2026 @ 12:58 | L'AQUILA CAPITALE CULTURA
L’AQUILA – Il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi interviene sulle critiche del Partito Democratico in merito ai fondi Restart e al nuovo bando collegato alla programmazione di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.
«Ancora una volta il Partito Democratico sceglie la polemica invece della verità, provando a costruire un racconto distorto su un bando che nasce proprio per ampliare e rafforzare la partecipazione culturale in vista di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026», afferma il primo cittadino.
Biondi chiarisce che il bando si articola in due filoni distinti, con finalità e destinatari diversi. «È bene ricordare che i due filoni del bando rispondono a logiche e destinatari diversi. Il Filone A riguarda i soggetti già riconosciuti dal ministero della Cultura, finanziati attraverso il Fondo unico per lo spettacolo: è identico a quello degli anni precedenti, con le stesse modalità di cofinanziamento e rendicontazione».
Il sindaco sottolinea che le risorse destinate al Filone A sono state incrementate. «Le risorse sono state aumentate fino a 900 mila euro non solo perché negli anni è cresciuto il numero di questi soggetti, ma soprattutto perché l’Amministrazione ha scelto di investire sulla qualificazione delle loro attività, affinché possano offrire un contributo ancora più strutturato e di qualità alla programmazione del 2026».
Diversa la logica del Filone B2. «Il Filone B2 nasce invece da una scelta politica chiara: individuare risorse aggiuntive per progetti specifici e consentire anche ad altre associazioni, oltre a quelle che avevano già partecipato alla manifestazione di interesse, di entrare nella programmazione di L’Aquila 2026, così come indicato dal Comitato dei garanti».
Biondi entra anche nel merito delle modalità di rendicontazione e del cofinanziamento. «Le modalità di rendicontazione sono quelle ordinarie previste per i fondi Restart e per le strutture di missione, mentre il cofinanziamento al 50% è esattamente lo stesso criterio che il Comune dell’Aquila applica da anni per il sostegno alle iniziative culturali sul territorio, secondo un regolamento approvato dalla Giunta Cialente».
Il sindaco respinge l’accusa di penalizzazione delle realtà più piccole. «Parlare di penalizzazione delle associazioni più piccole significa ignorare volutamente i fatti e screditare un lavoro che punta ad allargare le opportunità, non a restringerle».
In chiusura, Biondi rivendica il metodo seguito dall’Amministrazione comunale. «Questa Amministrazione sta costruendo L’Aquila 2026 con responsabilità, metodo e visione, coinvolgendo il territorio in modo concreto e non con slogan o polemiche di maniera. Chi oggi critica dovrebbe spiegare perché, quando governava, queste opportunità non c’erano».
Risposta a Sindaco su Capitale cultura: l’inclusività è una scelta politica che Biondi ammette di non aver fatto
Se l’obiettivo dell’Amministrazione è davvero quello di “ampliare e rafforzare la partecipazione culturale in vista di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026”, come sostiene il Primo cittadino replicando al nostro comunicato di ieri, perché, in un contesto straordinario come quello della Capitale della Cultura, si è scelto di applicare, senza correttivi, le stesse regole ordinarie previste per i contributi comunali, sapendo che tali regole producono effetti molto diversi su soggetti strutturati e piccole associazioni del territorio?
Se il bando è “identico a quello degli anni precedenti”, come il Sindaco Biondi candidamente ammette, allora per la Capitale italiana della cultura allora non c’è stato nessun investimento.
Nessuno mette in discussione che i due filoni rispondano a logiche diverse, né che il Filone A continui una programmazione consolidata a favore di istituzioni riconosciute e strutturate. Proprio per questo, però, ci si chiede se il Filone B2 – che dovrebbe rappresentare l’occasione di accesso per il tessuto culturale diffuso – non richiedesse strumenti e condizioni differenti, coerenti con la straordinarietà dell’evento e con la volontà di lasciare un’eredità reale alla città.
In altre parole: come possono le piccole associazioni, spesso fondate sul volontariato e fortemente radicate nel territorio, cogliere appieno l’opportunità di L’Aquila 2026 se sono chiamate ad assumere un rischio finanziario significativamente più alto rispetto ai soggetti già strutturati, a fronte di risorse più limitate e delle stesse procedure di rendicontazione? Se la Capitale della Cultura deve essere un moltiplicatore di partecipazione, competenze e crescita del sistema culturale locale, non era proprio questo il contesto in cui sperimentare regole più inclusive per le realtà più fragili, anziché limitarsi a riprodurre schemi ordinari?
Visto il tempo che l’Amministrazione si è presa per fare questo bando, perché farlo fotocopia di quelli passati? Invece il bando arriva con ritardo estremo rispetto a quello che avevamo chiesto e proposto e senza aver riunito preventivamente, per tempo, le associazioni. In questo modo infatti si sarebbe potuto costruire con loro un progetto organico, coordinando la copertura di tutti i territori e le periferie, invece che far portare a ognuno la sua iniziativa col rischio di fare tante belle cose, ma senza una comunione di intenti.
Stefano Albano Segr. PD L’Aquila provincia
Nello Avellani Segr. PD L’Aquila
Alessandro Tettamanti Segr. circolo PD L’Aquila Centro
Stefania Pezzopane Consigliera Comunale PD
Stefano Palumbo Consigliere Comunale PD
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