Giorgetti sulla strada per Erebor. L’emendamento che punta ai lingottini di famiglia

di Alessio Ludovici | 14 Novembre 2025 @ 17:20 | POLITICA
Giancarlo Giorgetti

L’AQUILA – Una voce antica correva nella Terra di Mezzo, un sussurro portato dal vento: nelle dimore degli italiani dorme una Montagna d’Oro.

È un patrimonio concreto, fatto di lingottini, marenghi, sterline, oro da investimento messo da parte negli anni, spesso senza un documento, quasi mai con un ricordo preciso del prezzo pagato.
Secondo stime circolate negli ultimi giorni potrebbe superare i 160 miliardi di euro.

Un valore immenso, eppure sfuggente: nessuna mappa ne segna i confini, così come nessun cartografo della Terra di Mezzo seppe mai tracciare l’esatta profondità dei tesori di Erebor. Di certe cose, del resto, come gli anelli, le gemme e i ricordi preziosi, si parla sempre sottovoce.
E quest’oro non sta dunque in un’unica Montagna Solitaria, ma è disperso nei cassetti delle camere da letto, nelle cassette di sicurezza, nelle buste di velluto dove la prudenza familiare conserva ciò che la memoria non sempre sa raccontare.

Nessun drago veglia su di lui, lo custodisce solo la cautela antica di un Paese che negli anni dell’inflazione, delle crisi e della sfiducia ha imparato che il metallo chiuso in casa è un rifugio più sicuro di molti castelli di carta.

È a questa Montagna d’Oro domestica che guarda il governo. Un emendamento della maggioranza propone una tassa ridotta al 12,5% per regolarizzare l’oro già posseduto: una sorta di sanatoria che permetterebbe ai contribuenti di “mettersi in regola” oggi, evitando domani la tassazione piena del 26% quando l’oro verrà venduto.

Perché se non si sa dire quanto fu pagato quel lingotto, o chi regalò quella sterlina al nipote vent’anni fa, il fisco considera tutto il ricavato come guadagno. Se vendi a diecimila euro, paghi il ventisei per cento su tutti e diecimila e questo scoraggerebbe la vendita.
È questo il nodo che l’emendamento del Governo vuole sciogliere. L’obiettivo è che da quei setacci domestici resti sul fondo un minimo riflesso giallo sufficiente a rimpinguare le casse pubbliche di 2 o 3 miliardi, quanto basta al ministro Giorgetti, il nostro Thorin Scudodiquercia in giacca e cravatta, per accontentare tutte le fazioni di nani.

Ma come sempre accade nelle storie della Terra di Mezzo, non basta che un tesoro esista perché possa essere raccolto. C’è la malattia del drago, quella tentazione antica che porta a serrare la mano su ciò che si è a lungo custodito. Prudenti sono gli italiani, e con la mano ferma sul cassetto della credenza.

Attenzione, allora, a scavare “troppo avidamente e troppo in profondità”. C’è una linea sottile tra far emergere un tesoro e dare l’impressione di voler frugare troppo nelle viscere del risparmio privato, già messo a dura prova dal caro-prezzi, dai salari fermi, dalla sanità che fatica, dall’incertezza che abita ogni famiglia. Il rischio è di risvegliare anche i dubbi degli italiani sul futuro della Terra di Mezzo.



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