Gran Sasso, sistema fragile e strategico: parte il confronto pubblico sulla sicurezza e la gestione delle risorse idriche

di Alessio Ludovici | 22 Maggio 2025 @ 06:00 | AMBIENTE
Convegno Conoscenza del Gran Sasso, Direttore Diceaa, Marcello Di Risio

L’AQUILA – Tre gocce d’acqua su quattro, tra quelle che cadono sulla piana di Campo Imperatore, si infiltrano nel ventre del massiccio del Gran Sasso. Un dato che ieri, nella prima giornata del convegno La conoscenza del Gran Sasso organizzato nel polo universitario di Monteluco di Roio, ha colpito per la sua forza evocativa e scientifica: racconta il funzionamento di uno dei più importanti bacini idrici carsici d’Europa, una rete idrogeologica tanto affascinante quanto vulnerabile. E non si tratta solo di approvvigionamento idrico per L’Aquila, il Teramano o parte del Pescarese – dove quelle stesse acque alimentano il fiume Tirino – ma di un vero hub ecologico per il Centro Italia, che lega ambiente, sicurezza e sviluppo. Un condominio fuorilegge però, dove da decenni convivono in modo difficile – non sono mancati gli incidenti – acquifero, traforo e laboratori.

A trent’anni dai primi grandi studi sistematici, il “Sistema Gran Sasso” oggi si presenta come un corpo idrico pulsante ma sotto pressione. I modelli climatici, inoltre, indicano potenzialmente una perdita fino al 50% della ricarica nevosa nelle prossime decadi, e già ad oggi c’è stato un calo del 10-15% della capacità di ricarica idrica complessiva rispetto agli anni Novanta. Numeri che impongono una riflessione, perché da questa montagna dipende l’equilibrio idrico e ambientale di un territorio vasto e popolato.

Eppure, il sistema mostra una resilienza interna sorprendente. Anche nelle stagioni più siccitose, la portata delle sorgenti non cala in modo proporzionale alla diminuzione delle piogge. Gli scienziati la chiamano “memoria carsica”, è la capacità di un acquifero di “ricordare” eventi di ricarica passati e rilasciare lentamente l’acqua accumulata anche quando l’apporto esterno è più scarso. I motivi stanno nella complessità della circolazione idrica interna del Gran Sasso: acque giovani, infiltrate da meno di un anno, viaggiano accanto ad acque profonde, con oltre un decennio di storia, attraversando formazioni geologiche diverse, in tempi e modi che sfidano le previsioni modellistiche più accurate. Una complessità che rappresenta al tempo stesso una risorsa e un ostacolo. Di questo sistema non abbiamo ancora un modello unico di riferimento, ma abbiamo una base di conoscenza più matura rispetto al passato.

Proprio per la sua complessità, ogni intervento sulle infrastrutture idriche o viarie che attraversano il massiccio – come i trafori dell’A24 – rappresenta un rischio. L’ingegner Pierluigi Caputi, Commissario straordinario per la sicurezza idrica del Gran Sasso, ha confermato che la cabina di regia regionale, pur ribadendo la necessità degli interventi di messa in sicurezza, ha deciso di prendere tempo. Si procederà prima con la realizzazione di impianti di potabilizzazione alternativi, che garantiscano continuità di approvvigionamento durante i lavori, quando il sistema potrebbe essere soggetto a intorbidamenti.

La sfida tecnica si interseca con quella normativa. Sul tavolo resta l’ipotesi di unificare i due commissariamenti oggi operativi – quello idrico e quello per la messa in sicurezza della A24 – nati da leggi e finalità diverse. Ma intanto c’è un nodo pratico che si chiama viabilità: i lavori futuri richiederanno probabilmente la chiusura alternata delle canne del traforo e non si può pensare di reggere la situazione con la vecchia statale delle Capannelle. Per poter utilizzare a doppio senso la canna in cui non si lavora, serve garantire almeno una galleria con standard aggiornati, a partire dalla ventilazione, al momento insufficiente per un uso a doppio senso.

Il Gran Sasso, insomma, continua a essere un gigante silenzioso da decifrare e proteggere. In attesa della seconda giornata del convegno – che oggi sarà dedicata agli aspetti ingegneristici e infrastrutturali – la prima ha già messo in chiaro quanto poco tempo ci sia da perdere. E quanto necessario sia camminare con passo cauto, ma deciso.

Un tema, quello infrastrutturale, particolarmente delicato, anche alla luce del ricco contratto già in essere con Italferr, che aveva avanzato ipotesi di intervento oggi da riesaminare alla luce delle evidenze scientifiche consolidate che raccontano di un sistema complesso e integrato. Un sistema che richiede approcci progettuali altrettanto articolati, capaci di tenere insieme tutela ambientale, sicurezza delle opere e sostenibilità a lungo termine.

Le interviste a Marcello Di Risio, direttore del Diceaa Univaq, e Pierluigi Caputi, commissario straordinario per la messa in sicurezza del bacino idrico del Gran Sasso.



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