GSSI: Dieci anni di onde gravitazionali

di Redazione | 12 Settembre 2025 @ 17:07 | TECNOLOGIA E INNOVAZIONE
GSSI: Dieci anni di onde gravitazionali

L’AQUILA – Dieci anni fa, il 14 settembre 2015, la scienza ha ascoltato per la prima volta il “mormorio” dell’Universo. Un debole segnale proveniente dalla fusione di due buchi neri, avvenuta 1,3 miliardi di anni prima, ha attraversato lo spazio fino a raggiungere la Terra. Non era luce né particelle, ma una vibrazione dello spazio-tempo: la prima rilevazione diretta delle onde gravitazionali, previste cento anni prima da Albert Einstein. Quella scoperta ha aperto una nuova finestra sull’Universo e cambiato per sempre il modo di osservarlo. Per il risultato, Rainer Weiss, Kip Thorne e Barry Barish hanno ricevuto il Premio Nobel per la Fisica nel 2017.

Da allora, la rete internazionale di rivelatori LIGO (USA), Virgo (Italia) e KAGRA (Giappone) ha registrato circa 300 fusioni di buchi neri. Un risultato possibile grazie a continui miglioramenti tecnologici: oggi i rivelatori sono così sensibili da captare deformazioni dello spazio-tempo più piccole di un decimillesimo del diametro di un protone.

L’ultima scoperta, GW250114, registrata il 14 gennaio 2025, ha confermato la rapidissima evoluzione del campo. Simile al primo evento del 2015, il segnale è stato captato con una precisione tre volte superiore e con un’intensità 80 volte maggiore rispetto al rumore di fondo. Grazie a questo, gli scienziati hanno potuto misurare dettagli senza precedenti: la fusione dei due buchi neri ha generato un oggetto con un’area di circa 400.000 chilometri quadrati, superiore alla somma dei due iniziali, confermando la teoria di Stephen Hawking e Jacob Bekenstein secondo cui l’entropia e l’area dei buchi neri non possono diminuire.

Per la prima volta è stato rilevato anche un “overtone”, una componente del suono gravitazionale emesso dal buco nero appena nato. Un dettaglio che ha permesso di confrontare le osservazioni con i modelli matematici della relatività generale, aprendo nuove possibilità per capire come vibra e si evolve un buco nero. Tra i firmatari dello studio pubblicato su Physical Review Letters figura anche Jacopo Tissino, dottorando al Gran Sasso Science Institute (GSSI), che ha contribuito all’analisi dei dati.

«Dieci anni fa abbiamo aperto una nuova finestra sull’Universo», racconta Eugenio Coccia, già rettore del GSSI. «Oggi possiamo ascoltare questi segnali con una precisione impensabile fino a pochi anni fa». Marica Branchesi, professoressa di astrofisica, sottolinea: «Siamo solo all’inizio: con i rivelatori di nuova generazione, come l’Einstein Telescope, potremo ascoltare onde gravitazionali da tutto l’Universo osservabile».

In dieci anni, la scienza delle onde gravitazionali ha cambiato radicalmente il nostro modo di studiare il cosmo. Quello che un tempo era un mormorio lontano è diventato una sinfonia di segnali, pronta a raccontarci storie di buchi neri, stelle di neutroni e dei misteri più profondi dello spazio-tempo.



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