Il paradosso Abruzzo: imprese certificate, donne penalizzate
di Redazione | 28 Gennaio 2026 @ 11:14 | ATTUALITA'
L’Abruzzo si colloca ai primi posti in Italia per numero di aziende con Certificazione di genere. A evidenziarlo è Il Sole 24 Ore, che ha analizzato i dati di Accredia, l’ente unico nazionale di accreditamento. Un risultato che valorizza una parte del tessuto produttivo regionale, ma che rischia di offrire un’immagine incompleta se non viene letto insieme agli indicatori del mercato del lavoro.
Il dato delle certificazioni segnala l’adesione di alcune imprese a standard organizzativi orientati alla parità, ma non coincide con un avanzamento generalizzato delle condizioni di lavoro e dei diritti, soprattutto per le donne. La distanza tra riconoscimento formale e impatto reale resta uno dei nodi principali.
Occupazione femminile: divari ancora profondi
Secondo i dati Istat, in Abruzzo il tasso di occupazione femminile rimane significativamente inferiore a quello maschile, con uno scarto che supera i 18 punti percentuali, e si colloca al di sotto della media nazionale. Persistono inoltre criticità legate a:
- maggiore esposizione a lavori discontinui e instabili;
- diffusione del part-time involontario;
- concentrazione in settori a minore remunerazione e minore progressione di carriera.
Retribuzioni: un gender pay gap sopra la media
Sul fronte salariale, i dati Eurispes indicano un divario marcato: il gender pay gap in Abruzzo – calcolato sulla retribuzione media annua dei dipendenti – arriverebbe al 35,5%, a fronte di una media nazionale del 30,1%. In termini pratici, questo si traduce in una retribuzione femminile mediamente pari a circa il 65% di quella maschile.
Certificazione di genere: numeri importanti ma ancora marginali
Le imprese abruzzesi certificate per la parità di genere sono oggi 503: un valore significativo, ma ancora limitato se confrontato con l’insieme del sistema produttivo regionale, che conta oltre 120 mila imprese attive. Ne deriva che la quota di aziende in grado di incidere in modo sistemico su pari salari, pari opportunità di carriera e condizioni eque resta, ad oggi, minoritaria.
Dalla qualità formale ai diritti esigibili
La contraddizione è evidente: l’eccellenza certificata non può restare un indicatore di compliance o un “bollino”, ma deve tradursi in risultati verificabili e diffusi. La parità di genere, per avere effetti strutturali, deve diventare un pilastro di sviluppo fondato su accesso equo al lavoro, stabilità contrattuale, retribuzioni trasparenti e reali possibilità di crescita professionale.


