La Quaresima: un cammino divino e umano
di Fra Piero Sirianni | 07 Marzo 2025 @ 05:00 | CREDERE OGGI
L’AQUILA – Siamo appena entrati nell’itinerario – di fede cristiana e liturgico – della Quaresima: cinque settimane, circa, di intreccio tra i doni divini e il cammino antropologico.
La Parola di Dio, che abbiamo accolto il Mercoledì delle Ceneri, ci ha prospettato – primieramente – una novità di vita, che parte dalle scelte personali e interiori: «Laceratevi il cuore e non le vesti» (Gl 2,13); «Mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua
elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6,3-4); «Quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il
Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6,6); «Quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6,18). Il Tempo Forte della Quaresima chiama a una conversione personale; la quale ha, anche, delle benevole ricadute comunitarie.
Nell’incipit del racconto evangelico della prossima domenica, I di Quaresima Anno liturgico C, Luca ci presenta una dimensione esistenziale e cristiana alquanto misteriosa; egli ci parla della fede e delle sfide della vita che maturano, paradossalmente, nel lungo periodo. Del Figlio dell’uomo viene detto: «Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame» (Lc 4,1-2); a questo punto, iniziano le tre “tentazioni” (cfr. Lc 4,5-7); l’evangelista ci fa sapere che il Signore venne condotto dallo Spirito in un luogo deserto, dove conobbe la prova per un tempo preciso, e dove pure digiunò.
Tuttavia, il lettore è colpito da questa sottolineatura: le vere e proprie “tentazioni” iniziano nel momento in cui hanno termine questi quaranta giorni di deserto.
Il messaggio che possiamo cogliere da questi versetti può essere il seguente: la maturità cristiana e umana viene generata e confermata nello stare, nella perseveranza, nella prova; al pari della logica del “seme”, che attraversa l’intero Vangelo. Si tratta dell’unica economia redentiva, che passa dal mistero della croce e del Regno divino.
Francesco d’Assisi, nel suo lungo itinerario di conversione e scoperta dell’amore di Dio, conobbe una esperienza simile; egli stesso la riporta, alla fine della sua vita, nel proprio Testamento: «Il Signore dette a me, frate Francesco, d’incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo» (Fonti Francescane 110).
La grazia – cioè – gli ha permesso di prendere consapevolezza del proprio cammino e delle tante sofferenze altrui solamente dopo aver toccato con mano le povertà e i bisogni altrui: soltanto dopo aver “servito” i lebbrosi, l’Assisiate “metabolizza” il cammino che la Provvidenza gli ha permesso di percorrere; per crescere nella «conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo» (Ef 4,13).
Cosa possono suggerire a ciascuno di noi queste realtà? La fede salda e la maturità umana vengono generate in una paziente accoglienza e in un generoso lavoro quotidiani, perseveranti e silenziosi. La Quaresima può aiutarci in questo pellegrinaggio.


