La scuola De Amicis e le chiavi di nonna Maria

di Fausto D'Addario | 02 Marzo 2026 @ 05:35 | RACCONTANDO
scuola De Amicis

Alla Scuola De Amicis i ricordi diventano vita: grazie a Valeria Baccante per averci restituito l’anima di un luogo e la figura indimenticabile della custode, la nonna Maria Baccante.

“Per tutti era semplicemente la scuola elementare, ma per me la ‘De Amicis’ è stata molto di più: è stata casa.”

Così comincia il racconto di Valeria Baccante, ed è già tutto lì: un edificio che diventa famiglia, un portone che si apre e ti accoglie come un abbraccio.

“Mia nonna paterna, Maria, era la custode storica. Ricordo ancora il suono di quel mazzo di chiavi infinito…”

Le chiavi di Maria Baccante non aprivano solo porte: aprivano mondi. Il sabato pomeriggio, quando “i due portoni giganteschi si chiudevano alle spalle dell’ultimo alunno, la magia cominciava”.

“La scuola diventava tutta nostra: mia, di mia sorella e delle mie cugine. Avevamo file di banchi tutte per noi, corridoi infiniti per correre e la palestra che si trasformava nel set delle nostre feste di compleanno e di Carnevale.”

Un regno segreto, fatto di legno, gesso e sogni. “Non mi serviva una corona: con le chiavi di nonna Maria in mano, mi sentivo una vera principessa nel mio regno di lavagne e sogni.”

E poi le sere d’estate: “Dalle finestre guardavamo il cinema all’aperto come fossimo in tribuna d’onore.” Dalla scuola si vedeva la città vivere, la cultura scorrere, la comunità riunirsi.

“Entrando da Piazza del Teatro sulla sinistra c’era l’appartamento del custode… per me era casa.”
Dentro, i dettagli di un tempo che no si dimenticano: “le aule grandi, i pavimenti in marmo, i banchi verdi e le sedie di legno, il grembiulino nero.” E i sensi che custodiscono la memoria: “i profumi del caffè delle maestre e gli odori della cucina di mia nonna… perché cucinava da Dio”.

La scuola era un mondo intero, una comunità intrecciata al quartiere: “il bar Angelo, il fruttivendolo Francesco, il tabaccaio Raffaele, il macellaio sotto l’archetto… erano i nostri punti di riferimento”.
E la scuola era soprattutto relazione: “noi avevamo una scuola empatica… una continuità della vita familiare. Scendevo e mi trovavo a casa.Adesso è diverso… la scuola è più distaccata.”

Il ricordo, però, resta vivo, come un invito: “direi alla bambina di oggi di tornare indietro… perché quella è veramente vita”.

Grazie, Valeria, per averci restituito la voce di tua nonna Maria, “la custode che si ricordano tutti”.
In quelle chiavi, in quei corridoi, in quelle finestre spalancate sul cinema e sulla città, c’è un pezzo di L’Aquila che continua a battere.



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