L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026: guida a eventi, luoghi e programma

di Alessio Ludovici | 31 Dicembre 2025 @ 06:00 | L'AQUILA CAPITALE CULTURA

L’AQUILA – Un anno intero di cultura, oltre trecento appuntamenti distribuiti lungo dodici mesi e una città che rimette in moto i propri spazi simbolici per restituirli alla vita pubblica. Il 2026 segna per L’Aquila non solo l’attribuzione del titolo di Capitale italiana della Cultura, ma un passaggio chiave nel lungo percorso di ricostruzione materiale e culturale avviato dopo il sisma del 2009. Tutte le info sul programma possono essere trovate su laquila2026.it, il portale ufficiale.

A dare forma e visibilità all’anno da Capitale contribuiscono anche figure di primo piano della cultura, della musica e dello spettacolo, coinvolte in progetti, residenze, performance e momenti pubblici: Salvatore Accardo, Nicola Piovani, Michelangelo Pistoletto, Liu Bolin, Maurizio Cattelan, Simone Cristicchi, Simona Molinari, Amara, Viola Graziosi, Giorgio Pasotti, Leonardo De Amicis, Fabrizio Mancinelli e Pietrangelo Buttafuoco. Presenze che non funzionano come eventi-vetrina, ma come innesti all’interno di un progetto pensato per dialogare stabilmente con il territorio.

Il dossier vincitore, L’Aquila Città Multiverso, costruisce infatti una Capitale fondata sulla continuità più che sull’eccezione, dove grandi nomi, istituzioni culturali, scuole, associazioni e comunità concorrono a una trama narrativa comune.

L’avvio dell’anno e un programma in divenire

L’anno da Capitale si è aperto ufficialmente il 17 gennaio 2026, con una cerimonia inaugurale che introduce i temi portanti del progetto culturale e l’arrivo del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Nel pomeriggio del 17 ci sarà invece un grande evento urbano in città. Un pomeriggio spettacolare con lo show curato da Marco Boarino, anche regista della cerimonia di apertura delle Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. È stato lui il Direttore Artistico della’Inaugurazione Pubblica composta dal Drone Show “Sotto un Unico Cielo”, dalla Parata “Il Viaggio della Luce”, dallo Spettacolo di Piazza Duomo “La Città Celestiale” e dall’istallazione di Luce “il Faro 99”.

Da quel momento prende forma un calendario articolato su oltre 300 eventi in 300 giorni, – ma alcuni progetti partono già a gennaio – concepito per evitare concentrazioni stagionali e garantire una presenza culturale costante lungo tutto l’anno.

Il programma è dichiaratamente progressivo. Alcune rassegne storiche e identitarie – come la Perdonanza Celestiniana, i Cantieri dell’Immaginario e i principali festival culturali e musicali, come la rassegna del Jazz per le terre del sisma – non hanno ancora un calendario dettagliato pubblicato e verranno definite nel corso del 2026. Parallelamente, sono già attivi o annunciati numerosi progetti strutturali che costituiscono l’ossatura reale dell’anno.

Mostre e arti visive: contemporaneo, memoria, città

Il sistema delle arti visive rappresenta uno dei pilastri del 2026. Il MAXXI L’Aquila accompagna la città verso l’anno da Capitale con la mostra dedicata ad Andrea Pazienza, in corso fino ad aprile, e nel 2026 ospita la grande esposizione per il centenario di Fabio Mauri (1926-2009), curata da Maurizio Cattelan e Marta Papini. La mostra si concentra sulle opere realizzate da Mauri tra il 1979 e il 1999, periodo in cui fu docente all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, rafforzando il legame tra produzione artistica, città e comunità.

Sempre in dialogo con il MAXXI, Palazzo ONMI accoglie Convergenze e continuità. Architetture e paesaggi urbani in Abruzzo 1930-1960, un percorso che ricostruisce lo sviluppo urbano regionale attraverso archivi, fotografie e una committenza fotografica contemporanea. In questo stesso asse si collocano Uno scintillio nell’ombra, progetto dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila che indaga i margini e le stratificazioni urbane, e l’Evento delle Accademie, che coinvolge più scuole nazionali in una produzione condivisa di opere site-specific.

Musica, suono e performance

La musica attraversa l’intero anno come linguaggio trasversale. Il Conservatorio “Alfredo Casella” conclude a febbraio il percorso internazionale ItARTS – Back to L’Aquila e sviluppa L’AquilArthe: la persona al centro, progetto che mette in relazione musica, inclusione e benessere. Sul fronte educativo e partecipativo, L’Orchestra Jazz che vorrei lavora con bambini e ragazzi del territorio, mentre Musica per-formare, promosso dalla Società Aquilana dei Concerti “Bonaventura Barattelli”, intreccia suono, parola e nuove pratiche culturali.

L’Istituzione Sinfonica Abruzzese cura Recovery Sound Art, portando la musica in contesti socio-sanitari e comunitari. La dimensione performativa si estende agli spazi urbani con Sonno/Sogno e con Sond – The School of Narrative Dance di Marinella Senatore, che trasforma la città in un palcoscenico diffuso attraverso una grande parata partecipativa. La danza contemporanea trova spazio anche nella programmazione World (of) Dance all’Auditorium del Parco.

All’interno del programma delle performance artistiche di respiro internazionale si colloca anche il progetto “Oltre il visibile” dell’artista cinese Liu Bolin, noto a livello globale come “l’uomo invisibile”. Il progetto, realizzato in collaborazione con partner curatoriale privati e istituzionali, prevede una serie di azioni performative site-specific nei luoghi simbolo dell’Aquila e dell’Abruzzo, tra cui la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, Rocca Calascio e le foreste vetuste del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Attraverso la tecnica del body painting, l’artista si fonde fisicamente con l’architettura e il paesaggio, dando vita a immagini che diventano opere fotografiche a tiratura limitata. Le performance, pensate come eventi pubblici, affrontano i temi della memoria, dell’identità dei luoghi e della relazione tra individuo e contesto, inserendosi pienamente nella riflessione del dossier L’Aquila Città Multiverso sul rapporto tra corpo, territorio e rigenerazione culturale.

Formazione, educazione e nuove generazioni

Un asse centrale del Multiverso aquilano è la formazione. La Scuola delle Arti e dei Mestieri dello Spettacolo, promossa dal Teatro Stabile d’Abruzzo, nasce come progetto strutturale per la formazione di nuove professionalità artistiche, affiancata da laboratori, residenze e percorsi di accompagnamento al lavoro.

L’educazione culturale coinvolge anche l’infanzia e l’adolescenza con Seminiamo arte, progetto del Mubaq – Musei dei Bambini, e con Pre-Texts, iniziativa che utilizza pratiche artistiche e narrative come strumenti di accesso alla conoscenza e di costruzione del pensiero critico.

Comunità, partecipazione e narrazione

Molti progetti del dossier lavorano esplicitamente sulla dimensione comunitaria. Cadere sette volte, rialzarsi l’ottava, promosso dalla Fondazione Giorgio De Marchis Bonanni d’Ocre, affronta i temi della fragilità e della resilienza come processo collettivo, mentre L’Aquila immaginaria di TeatroZeta utilizza il teatro come strumento di riscrittura simbolica dell’identità urbana.

La narrazione come forma di rigenerazione attraversa Racconti per ricominciare, progetto di teatro diffuso che porta gli spettacoli in luoghi non convenzionali, e Tutto il superfluo necessario, che riflette sul valore sociale delle pratiche culturali considerate marginali. Con Il contemporaneo risiede all’Aquila, le residenze artistiche diventano un dispositivo stabile di relazione tra artisti e città, mentre Dimore culturali lavora sulla riattivazione di spazi attraverso la cultura.

A questi si affiancano progetti che mettono in dialogo arte e scienza, come Forme sensibili del Gran Sasso Science Institute, e percorsi di cittadinanza attiva come Opera democratica + Public Program, sviluppato con la Fondazione Pistoletto – Cittadellarte.

Una Capitale che si estende oltre i confini

Il dossier include anche una dimensione interterritoriale, con una serie di progetti sviluppati in collaborazione con il Comune di Rieti, che rafforzano la vocazione appenninica e di area interna della Capitale della Cultura e ampliano il racconto oltre i confini comunali.

I luoghi restituiti alla città

Il 2026 coincide con la restituzione di spazi simbolici: il Museo Nazionale d’Abruzzo rientrato nel Castello Cinquecentesco, il Teatro Comunale riaprirà a fine anno come grande spazio per produzioni nazionali e torna fruibile anche il Teatro San Filippo Neri, restaurato grazie ai proventi della canzone Domani degli Artisti Uniti per l’Abruzzo. A questi si aggiungono l’ex Onmi, palazzo Spaventa e il grande auditorium della Guardia di Finanza.

Un anno che guarda oltre il 2026

L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 non si configura come una semplice celebrazione, ma punta ad essere un dispositivo di medio-lungo periodo. Progetti strutturali, istituzioni rafforzate, comunità coinvolte e luoghi restituiti alla città costituiscono l’eredità da misurare di un anno pensato per incidere oltre la scadenza del titolo.



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