“L’Aquila è ancora viva”: il libro di Pietro Serra sul post terremoto
di Redazione | 02 Febbraio 2026 @ 09:56 | EVENTI
Dal terremoto del 6 aprile 2009 agli anni della ricostruzione lenta e complessa, “L’Aquila è ancora viva” è il libro con cui il giornalista Pietro Serra ripercorre un cammino segnato da dolore e memoria. Pubblicato su Amazon, il volume nasce dall’esperienza diretta dell’autore e da un lavoro di osservazione che intreccia cronaca e testimonianza, offrendo uno sguardo profondo su una città colpita duramente ma mai rassegnata.
Nel racconto emerge un’Aquila attraversata dalle macerie, dalle vite spezzate e da cicatrici che restano ancora oggi visibili. Accanto a questa ferita profonda prende forma però anche l’immagine di una comunità che non ha smesso di credere nel futuro, nonostante le difficoltà e le attese protratte nel tempo.
Le persone al centro della memoria
Pietro Serra, giornalista e direttore del Giornale di Oristano, parte dal suo primo viaggio nel capoluogo abruzzese e accompagna il lettore lungo le diverse fasi che hanno scandito la vita della città dopo il sisma: dall’impatto iniziale della distruzione ai lunghi anni dell’attesa, fino ai segnali di una ripartenza faticosa e ancora incompleta.
Il libro restituisce soprattutto il peso umano della tragedia, mettendo al centro le persone prima ancora dei luoghi. Le strade svuotate, i quartieri feriti, i cantieri aperti e i silenzi diventano elementi di una narrazione che va oltre i dati e le scadenze, per raccontare una quotidianità sospesa e il tentativo costante di ricostruire legami, identità e fiducia.
Resistenza civile e legame con L’Aquila
“Ho sentito il bisogno di raccontare L’Aquila non solo come simbolo del disastro, ma come esempio di resistenza civile e umana – afferma Pietro Serra –. In quei luoghi ho visto sofferenza, ma anche dignità e una volontà ostinata di non arrendersi. Questo libro nasce dall’ascolto e dall’osservazione, ed è un viaggio nella memoria che prova a guardare avanti”.
“L’Aquila è ancora viva” si rivolge a chi vuole comprendere cosa significhi convivere con una ferita profonda che continua a lasciare segni nelle vite delle persone e come una città possa tentare, giorno dopo giorno, di ricostruire se stessa non solo nei suoi spazi fisici ma anche nella propria identità. Nei giorni scorsi il giornalista è tornato all’Aquila, un ritorno che conferma un legame che va oltre la tragedia del 6 aprile 2009 e che si nutre di memoria, attenzione e rispetto per chi continua a lottare per il futuro.



