L’Aquila Monastica: Il Convento di San Bernardo

di Nemo | 27 Ottobre 2025 @ 05:17 | RACCONTANDO
Convento di San Bernardo

Tra miracoli, terremoti e trasformazioni sociali

L’AQUILA – Nel cuore del Borgo Rivera, accessibile da via XX Settembre o via Santo Spirito, si erge un complesso religioso che racchiude quattro secoli di storia aquilana: il Convento e la Chiesa di San Bernardo. Un edificio che ha attraversato epoche diverse, cambiando identità e funzione, ma mantenendo intatta la sua vocazione al servizio della comunità.

La storia inizia nel 1605 con un evento che la tradizione popolare ha tramandato come miracoloso. Un giovane, giocando con altri compagni, colpì accidentalmente con una palla di neve un’immagine affrescata di Gesù Bambino su un muro esterno della casa di un ortolano. Pentito del gesto, il ragazzo recuperò il frammento di affresco staccato e lo riapplicò nel punto del distacco, dove rimase miracolosamente attaccato.

Questo prodigio scatenò un’ondata di devozione popolare. Sul luogo venne costruito un altarino, che presto divenne meta di pellegrinaggi e teatro di altri miracoli. L’immagine, originariamente venerata come Santa Maria della Rivera, prese a essere invocata col titolo di Santa Maria del Rifugio, e intorno ad essa sorse una piccola chiesetta.

L’epoca cistercense e la ricostruzione settecentesca

Nel 1613 la chiesetta venne affidata all’ordine cistercense, che ne mantenne la gestione per quasi due secoli. Fu un periodo di crescita e consolidamento, interrotto drammaticamente dal devastante terremoto del 1703 che colpì L’Aquila.

Tra il 1709 e il 1714, i cistercensi ricostruirono completamente il complesso, sostituendo l’antica chiesa secentesca con l’edificio attuale. I lavori proseguirono nei decenni successivi, come testimonia la richiesta del 1743 di edificare una cappella dedicata a San Giovanni Evangelista. Fu in questo periodo che la chiesa assunse il titolo di San Bernardo, in onore di San Bernardo di Chiaravalle, il santo della regola cistercense.

Le soppressioni e i cambi di gestione

La tempesta napoleonica raggiunse anche le mura del convento. Nel 1807, con le soppressioni degli ordini religiosi, i cistercensi furono costretti ad abbandonare la struttura. Per un breve periodo, il convento ospitò l’orfanotrofio maschile San Giuseppe, mentre la chiesa continuava a essere curata dai fedeli del vicinato.

Con la Restaurazione, nel 1818, il vescovo aquilano Girolamo Manieri richiamò in città gli Agostiniani, assegnando loro il convento di San Bernardo. L’assegnazione fu ufficializzata con decreto governativo il 4 aprile 1823. Ma anche questa presenza fu destinata a durare poco: con la nuova soppressione del 1866, all’indomani dell’Unità d’Italia, gli Agostiniani lasciarono definitivamente il complesso.

Le Suore Stimmatine e la vocazione sociale

Nel 1874 il complesso trovò la sua destinazione più duratura. Venne affidato alle Povere Figlie delle Sacre Stimmate di San Francesco d’Assisi, che lo trasformarono in un centro di assistenza e educazione. Le suore vi istituirono un rifugio per orfani, una scuola materna e una elementare, oltre a trasformare parte del complesso in ospedale, tanto che l’edificio prese anche il nome di Sant’Agnese.

Questa vocazione educativa e sociale si è mantenuta fino a prima del terremoto del 2009 quando i locali ospitavano una scuola elementare e una materna, continuando a svolgere un ruolo fondamentale per la comunità del quartiere.

Un’architettura unica nel panorama aquilano

Dal punto di vista architettonico, la chiesa di San Bernardo presenta caratteristiche peculiari che la distinguono nel panorama delle chiese aquilane. La facciata, sviluppata su due livelli, è unica nel suo genere: un’unica fronte quadrangolare con due ingressi, quello di sinistra per l’aula religiosa e quello di destra, con arco a tutto sesto, per il monastero. Nell’ordine superiore si aprono due finestre non allineate tra loro, ma poste in asse con i rispettivi portali.

L’interno si presenta lungo e stretto, coperto da una volta a botte ribassata interrotta da due finte cupole a base circolare. Questa spazialità inusuale si spiega probabilmente con l’originaria separazione tra l’aula per i fedeli e il coro riservato ai religiosi. Lo stile, austero e semplice, riflette il barocco di scuola romana che caratterizzò L’Aquila nella prima metà del Settecento.

Sulla parete di fondo si trova l’altare maggiore, sovrastato da un dipinto raffigurante la Vergine col Bambino, quasi un richiamo all’immagine miracolosa che diede origine a tutto.

Ad oggi i lavori di ricostruzione non sono ancora partiti.



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